22 Settembre, 2026 Cesenatico

Mario Drudi all’Europa: “Senza barche e pescatori Cesenatico perde il suo senso”

“Non è solamente un problema di caro carburante”. È da questa considerazione che Mario Drudi, presidente della cooperativa “Casa del Pescatore” di Cesenatico, ha voluto partire nel suo intervento davanti alla delegazione della Commissione Pesca del Parlamento europeo, riunita oggi al Palazzo del Turismo “Primo Grassi”.

Un intervento breve ma particolarmente diretto, nel quale Drudi ha scelto di rappresentare soprattutto lo “stato d’animo” della marineria cesenaticense. Il prezzo del gasolio, ha spiegato, rappresenta un’emergenza contingente, ma dietro la difficoltà quotidiana delle imprese esiste un problema molto più profondo, che riguarda il futuro stesso della pesca.

E il primo elemento indicato da Drudi è quello della progressiva riduzione della flotta. “Negli ultimi 25 anni, oltre a subire una netta riduzione della flotta, poiché la flotta peschereccia che effettua la pesca con i sistemi di traino si è effettivamente dimezzata, i pescatori hanno fornito un fondamentale contributo”. Un processo che, secondo il presidente della Casa del Pescatore, ha prodotto però anche un’altra conseguenza: una flotta sempre più vecchia.

Il nodo, infatti, è quello degli investimenti. Drudi ha ricordato come le imbarcazioni che praticano la pesca a strascico e volante non accedano da circa 25 anni ai contributi europei destinati all’ammodernamento e alle nuove costruzioni. “Il risultato che ha prodotto la politica europea nelle nostre marinerie è stato sì il dimezzamento delle barche, ma anche una flotta che è obsoleta e quindi insicura”.

Ed è proprio sul tema della sicurezza che il presidente della cooperativa ha usato le parole più nette. Imbarcazioni datate, ha spiegato, possono trovarsi a navigare con motori e apparecchiature che necessitano di continui interventi. “Non si può parlare di sicurezza nella navigazione e degli addetti quando si hanno delle barche che per navigare hanno bisogno delle pompe, con motori che potrebbero improvvisamente fermarsi. E se il tempo è brutto e si fermano i motori, in mare si muore. Se si spegne il radar, in mare si muore”.

Da qui la richiesta rivolta direttamente agli europarlamentari in vista della nuova programmazione europea 2028-2034: consentire nuovamente alle imprese di pesca di accedere ai contributi per il rinnovo e l’ammodernamento della flotta, soprattutto per quei sistemi di pesca che, secondo Drudi, sono rimasti progressivamente esclusi dai finanziamenti.

Ma il presidente della Casa del Pescatore ha sollevato anche il tema della prossima Politica comune della pesca, con particolare riferimento ai piccoli pelagici, come acciughe e sardine. Nel suo intervento ha richiamato le ipotesi di ulteriori riduzioni delle catture e delle giornate di pesca nell’Adriatico, parlando di percentuali che potrebbero arrivare al 40-60%.

Una prospettiva che, secondo Drudi, rischierebbe di rendere antieconomiche imprese che già oggi lavorano in condizioni difficili. E ha portato un dato per descrivere quanto la flotta si sia già ridotta: prima delle demolizioni, nella GSA 17, il tratto di Adriatico compreso tra Trieste e Bari, operavano 36 coppie di imbarcazioni dedite alla pesca dei piccoli pelagici.

Il ragionamento finale torna così a Cesenatico e al rapporto indissolubile tra la città e il suo porto. “Abbiamo utilizzato i fondi del Feampa per ammodernare i porti e i mercati ittici. Ma se facciamo un bel teatro dove non ci sono attori e musicisti, lo spettacolo non viene bene”. La metafora scelta da Drudi racchiude il senso del suo intervento: infrastrutture, mercati e riqualificazione dei porti rischiano di perdere significato se contemporaneamente diminuiscono le imbarcazioni e i pescatori.

“E quindi noi abbiamo bisogno che nei porti ci siano le barche da pesca e ci siano i pescatori. E Cesenatico rappresenta uno di quei territori che, senza le barche che pescano e portano il pesce, finisce per perdere la sua stessa essenza. E noi non vogliamo che questo succeda”.

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