Esattamente 21 anni fa a Cesenatico in via Anita Garibaldi veniva realizzato il ponte levatoio, struttura che costò alla collettività 600mila euro ma che, ancora oggi, continua ad essere un’opera pubblica mal pensata visto che, al di là dello spreco di denaro pubblico, la sua “mobilità” di fatto non era necessaria.
Nel 2000 l’allora sindaco Damiano Zoffoli (e questo resta un’ombra nella sua legislatura) concepì il ponte levatoio per far passare le barche, legando quindi questo progetto alla riqualificazione della vena Mazzarini. Ottenne così un finanziamento regionale di mezzo milione di euro. Cento mila furono invece a carico del comune.
Però la riqualificazione della vena Mazzarini, essendo un progetto senza copertura finanziaria, restò sulla carta e, di conseguenza, il ponte levatoio non si “sollevò” mai.
L’opera fu realizzata nel 2004 dalla ditta Caccavale di Napoli ma la pavimentazione – anziché essere come da progetto in pietra d’Istria – fu realizzata con travi di legno. E questo fu il primo errore perché, dopo soli 4 anni, il passaggio dei mezzi pesanti (abbinato all’azione degli agenti atmosferici), disintegrarono le travi di pino.

Nel 2008 il sindaco Nivardo Panzavolta dispose un intervento per limitare il danno (costo 50 mila euro) e poi, nel 2010, la sua giunta approvò la sostituzione dei listelli di legno di pino, posandone altri di legno di larice. Ma riutilizzare ancora una volta il legno fu il secondo errore.
Il lavoro costò alle casse comunali 143 mila euro ma, già 2 anni dopo, l’usura dei “nuovi” listelli evidenziò gli stessi problemi di consumo e sbriciolamento.
Dopo vari “rattoppi” nei punti più critici, nel 2018 il legno di larice si deteriorò a tal punto da dover costringere l’amministrazione comunale ad intervenire nuovamente. L’attuale sindaco Matteo Gozzoli decise allora di ripristinare il manto stradale sostituendo il legno con l’asfalto, spendendo così altri 150 mila euro di risorse comunali.
Oggi le condizioni dell’asfalto evidenziano segni non naturali di usura con crepe e fessure destinate, con il passaggio degli automezzi, inevitabilmente a peggiorare. Certo, l’asfaltatura ha resistito di più rispetto al legno, ma quest’opera resta la classica ciambella senza buco.
In attesa che il sogno di riqualificare la vena Mazzarini diventi realtà, resta il fatto che la possibilità che i pistoni idraulici, dopo 20 anni di immobilità e nessuna manutenzione, possano ancora funzionare, è certamente alquanto remota.
LVR
