22 Settembre, 2026 Cesenatico

Bersani: “Troppe ombre sul nuovo patto per la salute”

Dopo mesi di trattative, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e l’assessore alle Politiche per la salute Massimo Fabi hanno presentato ufficialmente il nuovo Accordo integrativo regionale per la Medicina generale, siglato a inizio febbraio, nonostante un clima di acceso confronto sindacale, tra Regione, Fimmg, Cisl e Fmt. 

“Un accordo fortemente innovativo, che potrà diventare un punto di riferimento anche a livello nazionale – hanno annunciato presidente e assessore -. Vengono infatti ridisegnate le fondamenta organizzative, strutturali e operative del medico di assistenza primaria che ricopre un incarico prezioso e insostituibile nel nostro servizio sanitario”. 

In effetti, l’intesa promuove una modifica nel ruolo dei quasi tremila medici di base attivi in Emilia-Romagna, tramite, innanzitutto, l’istituzione delle Aggregazioni funzionali territoriali, pilastro obbligatorio su tutto il territorio alla base di una fitta rete professionale con sede fisica negli attuali Cau presenti presso le Case della comunità. 

“Le Aft rappresentano la vera rivoluzione di questo sistema – ha spiegato Fabi – con l’obiettivo di intercettare le prestazioni di bassa complessità e, dunque, ridurre le liste d’attesa”: si tratta di gruppi di medici con compiti assistenziali e di governo clinico che, grazie al lavoro in equipe, garantiscono un’attività ambulatoriale continuativa, per 12 ore ogni giorno dal lunedì al venerdì, rivolta a tutta la popolazione ad accesso diretto. 

Viene promosso, inoltre, il modello delle Unità complesse di cure primarie, in cui medici di medicina generale, pediatri, assistenti sociali e altri professionisti sanitari operano in modo integrato per rispondere ad esigenze di cura complesse. 

Ancora, l’accordo introduce misure volte a garantire la tutela dei diritti dei medici, in particolare la conferma dell’integrazione regionale all’indennità di maternità e adozione e sostituzioni agevolate durante le assenze, ed inaugura, infine, un tavolo permanente tra Organizzazioni sindacali e Regione al fine di eliminare i carichi burocratici inutili che sottraggono tempo alla clinica e alla vita privata. 

Chi ha vissuto la professione per tanti anni mette in evidenza, tuttavia, le criticità di tale disposizione: “Esiste il rischio concreto che le nuove strutture di primo accesso gestite da medici di medicina generale si traducano presto in pronto soccorso di serie B”, commenta il dottor Daniele Bersani, storico medico di famiglia a Sala di Cesenatico da poco in pensione, tutt’ora in servizio da privatista. 

Al termine di una carriera trascorsa in ambulatorio, Bersani azzarda, con tono preoccupato, una previsione sulle prospettive per i colleghi nel pieno dell’esercizio: “Mentre i pari grado ospedalieri hanno alle spalle una poderosa organizzazione costituita, tra l’altro, da personale infermieristico, specialisti e apparati diagnostici efficaci – chiarisce – il medico di base può affidarsi esclusivamente alla propria esperienza e, eventualmente, ad attrezzature diagnostiche di primo livello, come ecografo ed ecocardiogramma, che, comunque, richiedono un’adeguata preparazione, oltre alle annesse responsabilità anche legali”. 

Il professionista sottolinea, quindi, la disparità di garanzie rispetto al contesto del Ps, dove, per esempio, “in caso di sospetto infarto, l’operatore richiede l’ecocardiogramma e una consulenza cardiologica che vengono subito eseguite”, ribadendo quanto il medico territoriale sia esposto, in questo modo, a rischi e pesanti responsabilità. “Il nuovo impegno impone medici audaci, disposti al sacrificio personale a salvaguardia dell’intero Sistema sanitario regionale – conclude Bersani -. Credo, in tal senso, debba far riflettere il netto rifiuto alla proposta di predisporre un sistema di ferie per la categoria”.

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