
Il bilancio della Festa del Pesce di Cesenatico si chiude con un esito deludente e con alcuni segnali che invitano a riflettere. Cinque giornate condizionate dal tempo incerto, da qualche inattesa polemica e da una partecipazione che, secondo le impressioni raccolte tra gli operatori, è stata di gran lunga inferiore rispetto alla passata edizione. Anche nell’ultima giornata, le immagini raccontano di un’affluenza blanda, lontana da quella che ci si potrebbe aspettare da uno degli appuntamenti più attesi del calendario cittadino.
La manifestazione, partita giovedì 29 ottobre e sviluppatasi tra il centro storico, il Porto Canale e l’area del mercato ittico, aveva vissuto un avvio sottotono. Venerdì la presenza di pubblico era rimasta contenuta, mentre sabato, complice una giornata finalmente soleggiata, si era registrata una netta ripresa, con parcheggi intasati, lunghe file fin dalla tarda mattinata e stand tornati a lavorare a buon ritmo. Poi, domenica, pioggia, vento e grandine hanno nuovamente frenato la festa, costringendo diversi operatori a ritardare le aperture e interrompere il servizio.
Ieri infine – lunedì 2 novembre – il freddo e una presenza di visitatori ancora limitata hanno accompagnato la giornata conclusiva, lasciando a diversi standisti la sensazione di non essere riusciti a recuperare quanto sperato.
Tra le voci della manifestazione c’è quella di Nevio Torresi, impegnato con la proposta della marineria locale. “La manifestazione ha portato meno gente”, è la sua prima considerazione. Una flessione che, secondo lui, potrebbe avere anche una spiegazione economica: “La vita è diventata troppo cara. Se una famiglia prima usciva tre volte all’anno, oggi magari riesce a farlo soltanto una o due”. Il maltempo ha fatto il resto, soprattutto nelle giornate di domenica e lunedì.
Torresi invita inoltre a riflettere sulla disposizione degli stand e sulla distribuzione dei flussi di visitatori, un aspetto che potrebbe essere migliorato nelle prossime edizioni. Per quest’anno, infatti, il suo punto ristoro si trovava in una posizione diversa rispetto al passato, a Ponente anziché nella tradizionale area di piazza del Monte. Una collocazione che, secondo la sua impressione, ha reso meno immediato il passaggio dei clienti, anche per la presenza degli altri stand e delle relative file. “È un aspetto su cui ragionare per il futuro”, osserva, guardando alla possibilità di rendere ancora più agevole e funzionale la distribuzione degli spazi.
C’è poi il tema dei prezzi, spesso al centro delle conversazioni con i visitatori. Torresi rivendica di avere mantenuto i listini dello scorso anno, nonostante l’aumento dei costi e una crescita generale nei prezzi della manifestazione pari a circa il 30% negli ultimi cinque anni. “Una grigliata a 15 euro è un prezzo più che onesto, soprattutto considerando il lavoro necessario per pulire e preparare il pesce”. E sottolinea la scelta di puntare sul prodotto nostrano, pescato nell’Adriatico, con costi di lavorazione e conservazione tutt’altro che trascurabili.


Il suo ragionamento, però, va oltre il risultato economico della singola manifestazione. “Valorizzare il pesce significa valorizzare la nostra marineria, la cooperativa, il mercato e la città”. Da qui anche il rammarico per la difficoltà di trasmettere una vera cultura del prodotto locale, a partire dai più piccoli, attraverso laboratori e iniziative didattiche.
La Festa del Pesce si congeda dunque con una fotografia fatta di luci e ombre: il sabato ha dimostrato che il pubblico può ancora rispondere, ma le altre giornate hanno evidenziato quanto siano fragili gli equilibri di una manifestazione all’aperto. Più che una sentenza, resta una serie di interrogativi su cui confrontarsi: condizioni meteorologiche, capacità di spesa, organizzazione degli spazi e promozione della cultura marinara. Perché il futuro della festa passa anche dalla capacità di tenere insieme questi elementi.