Certi locali si riconoscono da un’insegna, mentre altri dalla loro tipica atmosfera, spesso inimitabile. Proprio come il Sottosopra di Viale Roma 16: dietro il bancone di questa birreria con cucina non si nasconde soltanto una storia commerciale di livello, ma un autentico pezzo di vita per Cesenatico, fatto di amicizie, vere abitudini, serate che si allungano e clienti che, più che clienti, finiscono per diventare parte dell’arredamento, persone di casa.
Una storia che porta inevitabilmente il nome di Massimo Zanata, l’uomo che l’ha costruita e resa riconoscibile. Tutto è cominciato nel 1995 in Via Fiorentini, vicino a Piazza delle Erbe, in un locale disposto su due livelli: uno sopra e uno sotto. Da qui il nome dell’attività che, 15 anni più tardi, si sarebbe trasferita in Viale Roma, dove Massimo ha continuato a coltivare la propria idea di accoglienza, accompagnandola con una cucina diventata celebre soprattutto per la carbonara. Un personaggio estroso, diretto, non sempre accomodante, ma capace di lasciare un’impronta profonda. “Era un posto dove ti sentivi a casa, anche se non ci eri mai stato prima”.


A fine 2025 è infine arrivato il passaggio di consegne. A raccogliere quell’eredità sono oggi Mauro Mamini e Massimo Sabadini, soci al 50%, che hanno scelto di non disperdere il solido patrimonio costruito negli anni. “Il format era troppo bello per perderlo. Se non fossimo intervenuti noi, probabilmente sarebbe sparito tutto”. Una decisione nata anche da un legame personale: Mauro frequentava il locale già da tempo, conosceva le sue abitudini e, quando ha saputo che Massimo avrebbe lasciato, ha subito deciso di provarci.
Ma se i due hanno reso possibile la continuità del progetto, il volto quotidiano, l’anima autentica del Sottosopra sono soprattutto Nicoletta e Samir. Sono loro a vivere il locale da vicino, a far funzionare la cucina e la sala, ad incontrare i clienti e a custodire quella familiarità che rappresenta forse il patrimonio più prezioso lasciato dalla precedente gestione. Una presenza fondamentale, lontana dai riflettori ma vicinissima allo spirito del posto: perché un locale può conservare gli arredi e perfino lo stesso menù, ma sono le persone a renderlo davvero casa.
La prima regola è stata non stravolgere. Sono rimasti il bancone in legno massello, realizzato artigianalmente sul modello dei pub inglesi, gli arredi e persino alcune fotografie in bianco e nero, aggiungendo delle bottiglie con quarant’anni di polvere autentica. “Abbiamo cercato di non toccare niente”. Anche la cucina ha mantenuto i suoi capisaldi: carbonara, amatriciana, cacio e pepe, bruschette e crostini. La pasta, inoltre, si ordina a peso: non porzioni standard, ma la quantità che ciascuno desidera, anche un chilo se la compagnia e l’appetito lo consentono.


E poi c’è il piccolo cambiamento che ben racconta il nuovo corso: sono arrivati i dolci fatti in casa, dal tiramisù al mascarpone, fino alla torta di mele. Una novità che Massimo, appassionato di cucina seppur non cuoco di professione, avrebbe probabilmente guardato con curiosità.
Oggi il Sottosopra conserva soprattutto la sua anima originale: notturna e popolare. Qui si ritrovano i cosiddetti “banconisti”, habitué che si fermano a mangiare e bere, spesso riconoscendosi tra loro. La cucina resta aperta fino a tarda sera e, d’estate, può accompagnare la nottata ben oltre la mezzanotte.
“Tutti quelli che sono tornati ci hanno detto che la carbonara è buona come quella di Massimo”. Ed è proprio questa, forse, la soddisfazione più grande per chi ha raccolto il testimone: non sostituire una storia, ma custodirla per offrirle un futuro. Perché certi posti non hanno bisogno di diventare qualcos’altro per continuare ad essere speciali.