Il Teatro Comunale di Cesenatico, luogo anch’esso segnato dalle ferite della guerra, ha ospitato ieri sera Walter Veltroni, intervenuto per presentare il suo ultimo libro, “Iris, la libertà”. Un appuntamento partecipato e denso di significato, voluto a ridosso del 25 aprile, introdotto dal sindaco Matteo Gozzoli e arricchito dal dialogo con lo storico Alberto Gagliardo.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Gozzoli, che ha richiamato il valore civile della memoria e la necessità di custodirla e trasmetterla. “Abbiamo bisogno di tramandare e ricordare la memoria”, ha sottolineato il primo cittadino, evocando il passato del territorio romagnolo, segnato nel 1944 “dalla violenza e dalla ferocia del nazifascismo”. Un invito, il suo, a “riannodare quella memoria che è fondamentale per mantenere vivo il nostro tessuto democratico”.
Al centro dell’incontro la figura di Iris Versari, giovane partigiana romagnola, a cui Veltroni dedica un romanzo che è insieme ricostruzione storica e narrazione intima. “La vita di Iris è la libertà”, ha spiegato l’autore, chiarendo il senso del titolo. “Non è antifascista perché ha letto Gramsci o Matteotti, ma per la sua naturale reazione ad una condizione insopportabile”.
Un antifascismo empirico ed “istintivo”, nato dall’esperienza concreta della guerra, quindi dalla fame e dall’oppressione subita.

È nel dialogo con Gagliardo che emerge il cuore del libro: restituire complessità e profondità ad una figura spesso ridotta a simbolo. “Iris comincia ad essere Iris fin da bambina”, racconta Veltroni, soffermandosi su un’infanzia segnata dalla fatica e dal desiderio di emancipazione: “La prima cosa rivoluzionaria che fa è studiare”. Proprio da qui prende forma una scelta che sarà insieme personale e politica.
Il romanzo, scritto in prima persona, si confronta con una sfida narrativa non semplice: “Entrare nella mente di una ragazza – ha confessato l’autore – e accompagnarla fino agli ultimi giorni della sua vita”. Una scelta che permette di illuminare anche il ruolo delle donne nella Resistenza, spesso marginalizzato: “Iris rivendica di essere partigiana, non staffetta. Vuole partecipare, combattere, decidere in prima persona”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimensione storica e civile del racconto. Veltroni ha infatti richiamato con forza il significato del 25 aprile: “Non è una festa di parte, ma di tutti gli italiani. I veri patrioti erano quelli che hanno liberato il Paese dall’occupazione straniera”. Un passaggio netto, accompagnato da un monito contro le ambiguità della memoria: “Aveva torto chi sosteneva la dittatura. Avevano ragione, invece, coloro che volevano la libertà”.

La storia di Iris, ha ricordato lo scrittore, è anche una storia di sacrificio e solitudine. Ferita, braccata, tradita, la giovane partigiana sceglie infine di togliersi la vita per permettere ai compagni di fuggire. “È morta da eroe – ha sentenziato Veltroni –, eppure sulla sua bara c’era scritto un semplice “donna””. Un dettaglio che racchiude il senso di un oblio perdurato decenni, sanato solo tardivamente.
Nel corso della serata, il confronto ha toccato anche temi più ampi: il rapporto tra violenza e Resistenza, la pluralità delle esperienze partigiane, il ruolo della memoria oggi. “Non parlerei di violenza – ha affermato Veltroni –, ma di guerra. La risposta a chi ti occupa e ti spara è solo difesa”. E ancora: “Ricordare significa riportare al cuore”.
Un incontro che ha dunque unito racconto e riflessione, restituendo al pubblico non solo la figura di Iris Versari, ma il senso più profondo ed assoluto della memoria storica.
A pochi giorni dal 25 aprile, Cesenatico ha così rinnovato il proprio legame con una storia che, come ha ricordato il Sindaco, “deve essere consegnata alle future generazioni”. Perché, nelle parole di Veltroni, “ci sono vite che non meritano di essere dimenticate”.










