Notevole l’affluenza registrata nel tardo pomeriggio di ieri, 23 febbraio, in occasione della conferenza stampa organizzata dai comitati locali favorevoli alla riforma della Giustizia, in vista del referendum confermativo del 22 e 23 marzo. L’incontro si è svolto al Museo della Marineria di Cesenatico e ha richiamato un pubblico numeroso: tra la sala gremita e chi ha seguito dall’esterno, i presenti sono stati quasi 200.
L’iniziativa si è aperta con la testimonianza dell’architetto cesenaticense Giovanni Lucchi, che ha condiviso esperienza e considerazioni personali sugli attuali limiti dell’assetto giudiziario italiano. Sono quindi intervenuti i rappresentanti dei comitati, chiamati a illustrare gli aspetti tecnici della revisione: dalle ragioni storiche ricordate dall’avvocata Silvia Zoli, responsabile del Dipartimento Giustizia provinciale di Fratelli d’Italia, alla spiegazione dell’Alta Corte disciplinare prevista dalla riforma. Secondo l’avvocato Andrea Visani, delle “Camere Penali per il Sì”, la nuova impostazione «supererà l’attuale commistione all’interno del Consiglio superiore della magistratura, sottraendogli la funzione disciplinare». Un’esigenza di cambiamento ribadita anche dall’avvocata Isabella Castagnoli, del Comitato “Sì Riforma”, che l’ha definita «non solo utile, ma indispensabile».
L’attenzione era però concentrata sull’intervento dell’ospite principale, Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario al Ministero della Giustizia ed esponente di punta di Fratelli d’Italia. «Ritengo che la riforma in esame rappresenti un passaggio storico e trasversale — ha dichiarato — più volte invocato perfino dalla sinistra italiana che oggi, invece, ne contesta la bontà con un approccio ideologico e strumentale».






Delmastro ha quindi assicurato che autonomia e indipendenza della magistratura resteranno garantite, come stabilito dall’articolo 104 della Costituzione: «La magistratura costituisce e rimarrà un ordine autonomo e indipendente per Costituzione. Non è in corso alcun attentato alla discrezionalità del potere giudiziario». A suo avviso, la riforma «completa il disegno del legislatore» richiamando l’articolo 111 sul “giusto processo”, inteso come «contraddittorio nella parità processuale davanti a un giudice terzo e imparziale», e mira dunque a separare alla radice l’accusa dalla funzione giudicante, per garantire pari condizioni rispetto alla difesa.
Il sottosegretario si è poi soffermato su quello che ha definito «un pericoloso intreccio tra politica e magistratura»: «Abbiamo avuto il coraggio, pur avendo la maggioranza, di introdurre il sorteggio per tutti i componenti del Csm, compresi i laici in precedenza eletti dal Parlamento. L’obiettivo è la piena liberazione della magistratura dalla politica — ha affermato — e di ogni magistrato dal giogo delle correnti».
Sulla necessità di un organo disciplinare autonomo, Delmastro ha aggiunto: «Basta giustizia domestica: non possono esistere in Italia categorie con il privilegio di autogiudicarsi per poi, eventualmente, autoassolversi». A sostegno della tesi ha citato un dato relativo al quinquennio 2017-2022: «6.545 casi di ingiuste detenzioni certificate, di cui solo 93 hanno comportato azioni disciplinari e 10 una condanna».
In chiusura, il deputato di Fratelli d’Italia ha precisato la finalità della riforma: «Non si può sostenere in alcun modo che il nostro scopo sia osteggiare la magistratura. Siamo, invece, contro certi magistrati che non adempiono adeguatamente al proprio dovere».




