Il 5 settembre 2024 si è chiusa una pagina plurisecolare: è terminata la presenza stabile del carisma francescano a Cesenatico, nella chiesa dei Santi Nicola e Francesco, patroni della gente di mare, e nell’antico monastero adiacente.
Dopo l’uscita dei Cappuccini nel 2000 per carenza di vocazioni, anche i Fratelli di San Francesco hanno dovuto concentrare le forze: i tre religiosi della comunità locale sono stati richiamati nel borgo veronese che ospita la sede della congregazione, secondo direttive interne.
La città, unita nel saluto ai frati, si è invece mostrata divisa sulla decisione della Diocesi – allora guidata dal vescovo emerito Douglas Regattieri – di trasferire nel convento la Caritas cittadina, includendo mensa per i poveri e ricovero notturno per persone senza dimora. A pesare, soprattutto, il timore che l’area potesse trasformarsi in un luogo di bivacco e innescare fenomeni di insicurezza.
A quasi 16 mesi dai fatti, dalle voci politiche emerge un quadro sostanzialmente unanime: il contesto resta delicato, da monitorare con attenzione, ma non si registrano elementi tali da parlare di un cambio radicale della città.
Il sindaco Matteo Gozzoli (PD) rivendica l’impegno dell’Amministrazione nell’“accompagnare il passaggio deciso dalla Curia” con una serie di azioni, tra cui l’individuazione dell’area come “zona rossa”. “Il progetto è ancora in divenire — osserva —: il dormitorio è stato attivo solo per alcuni mesi e siamo in attesa del nuovo piano. Nel frattempo resta operativa la mensa amica, con circa 50 pasti distribuiti ogni giorno, oltre al ritiro dei pacchi alimentari”. Il primo bilancio, quindi, appare complessivamente positivo, pur riconoscendo “qualche episodio spiacevole” nelle fasi di chiusura del dormitorio e “poche segnalazioni” provenienti dalla vicina scuola. La linea, garantisce, è di continuità: collaborazione con Caritas e Curia per rispondere ai bisogni di molte famiglie, nella convinzione che “anche questa” fosse una delle finalità del convento.
Sul fronte dell’opposizione, Emilio Zarrelli (FdI) ribadisce una posizione che prova a tenere insieme solidarietà e vivibilità del quartiere: attenzione ai più fragili “per il bene loro e, al contempo, dei cittadini che abitano e lavorano nella zona”. Non riferisce riscontri di episodi capaci di allarmare la città, ma evidenzia come la sospensione del dormitorio notturno abbia generato disagi, almeno inizialmente. Il problema, oggi, viene tamponato attraverso alloggi di emergenza abitativa: stanze d’albergo affittate e sostenute dal Comune con il supporto di Unione Rubicone e Mare, già a Ponente e prossimamente anche in via Saffi grazie a finanziamenti Pnrr.
Roberto Buda (Lista Civica per Buda) sottolinea invece la “doppia mancanza” lasciata dall’uscita dei frati: un riferimento religioso per i fedeli e sociale per chi è in difficoltà. Sulle soluzioni adottate dalla Diocesi, rimarca che l’impegno a mantenere la chiesa aperta è stato rispettato: “Celebrazioni e confessioni continuano regolarmente”, anche grazie al lavoro di don Altenio. Quanto alla Caritas, elogia il servizio dei volontari, ora dotati di spazi più adeguati: un’attività che, ricorda, arriva a fornire circa 1.400 pasti mensili. Segnala inoltre che con l’avvento del 2026 dovrebbe riprendere anche la distribuzione di vestiti, sospesa per problemi organizzativi. Infine rilancia un invito già portato in Consiglio comunale: istituzioni e residenti “diano una mano personalmente”, per conoscere chi aiuta e chi viene aiutato, ridurre i pregiudizi e migliorare il servizio a beneficio dell’intera comunità.
In definitiva, la domanda resta aperta: Cesenatico è davvero cambiata? La politica, oggi, sembra rispondere con prudenza: non una trasformazione irreversibile, ma un equilibrio nuovo, ancora in costruzione, dove solidarietà, ordine pubblico e qualità della vita chiedono scelte costanti e verifiche puntuali.