22 Settembre, 2026 Cesenatico

“Costretti ad andarcene”: Dance Dream si unisce all’appello per il Teatro Comunale

Dopo Officina delle Arti, anche Dance Dream rompe il silenzio e chiede all’Amministrazione comunale di aprire un confronto sul futuro del Teatro Comunale. La scuola di danza e musical diretta da Ilaria Esposito, in collaborazione con la sorella Federica, ha deciso di aderire alla raccolta firme promossa attraverso il sito cesenaticoindanza.it, rilanciando con forza le richieste avanzate nei giorni scorsi attraverso una testimonianza che suona da monito per la città. 

“Siamo stati i primi a pagare il prezzo di questo regolamento e di questo menefreghismo”, affermano dalla scuola. Frase che ben fotografa una realtà difficile da ignorare: Dance Dream, una tra le principali realtà artistiche del territorio, non porta più i propri spettacoli a Cesenatico da circa sette anni. “L’ultimo anno in cui ci siamo esibiti qui è il 2019. Da allora siamo stati costretti a trasferire altrove i frutti del nostro lavoro”. Oggi, infatti, la scuola realizza stabilmente le proprie produzioni tra il Teatro Bogart ed il Teatro Bonci, entrambi a Cesena, dove solo nell’ultimo anno ha portato in scena tre diverse produzioni tra musical e danza, coinvolgendo centinaia di allievi. 

Per la direzione della scuola il problema non riguarda esclusivamente la disponibilità di date, ma una più generale assenza di attenzione verso il mondo della danza e per lo spettacolo dal vivo. Nel lungo documento diffuso in sostegno alla raccolta firme, Dance Dream parla apertamente di un progressivo svuotamento culturale del Teatro Comunale. “C’è stato un tempo in cui il Teatro Comunale era il cuore pulsante della città. Oggi, invece, è diventato un deserto”. Un’accusa pesante, accompagnata dal ricordo della direzione artistica di Tinin Mantegazza, figura storica del teatro italiano che, secondo la scuola, aveva già compreso anni fa il rischio di allontanare le associazioni locali dalla vita del teatro. 

Secondo Dance Dream, la combinazione tra l’assenza di una direzione artistica riconoscibile e l’attuale regolamento – che limita l’utilizzo del teatro a tre giornate annuali per associazione – avrebbe prodotto un effetto devastante sul tessuto culturale cittadino. “Lo spettacolo dal vivo ha bisogno di tempo: necessita di prove, allestimenti, montaggi. Pensare che una scuola che produce danza, teatro e musical possa concentrare tutto in tre giorni significa non comprendere la natura stessa di questo lavoro”. 

Inoltre il Teatro Comunale di Cesenatico dispone di poco più di 270 posti, mentre le produzioni di Dance Dream – come nel caso di OffArt – registrano abitualmente il tutto esaurito. “Per permettere a tutte le famiglie, agli amici ed appassionati di assistere agli spettacoli servirebbero più repliche, più tempo e una programmazione adeguata. Anche offrendo di sostenere economicamente le giornate aggiuntive, ci siamo sempre scontrati con un muro burocratico”, puntualizzano. 

Dance Dream sostiene poi di aver chiesto più volte di entrare nel cartellone ufficiale dedicato al musical del Teatro Comunale, ricevendo sempre una risposta negativa. “Ci è stato detto che eravamo fuori target. Eppure nel cartellone trovavano spazio produzioni amatoriali e compagnie esterne, mentre ai nostri ragazzi, che studiano danza, canto e recitazione ogni giorno, è stato negato”. 

Una situazione che, secondo la scuola, ha generato un effetto paradossale. Ogni anno alcuni allievi vengono ammessi alle più importanti accademie professionali, italiane ed europee, trasformando la propria passione in una professione. Ma molti dei talenti cresciuti qui non si sono mai potuti esibire nel teatro della loro città”. 

Dance Dream prova però ad andare oltre le critiche, formulando una proposta concreta. L’idea è quella di destinare annualmente il periodo compreso tra aprile e giugno all’attività delle associazioni culturali del territorio, coinvolgendo ad esempio l’Arena Cappuccini, anche per favorire la collaborazione tra le diverse realtà cittadine. Una formula già adottata in altri territori, che consentirebbe di condividere servizi tecnici, ridurre i costi e ampliare le opportunità per tutti. “Bisogna smetterla di pensare che la cultura possa sopravvivere soltanto grazie al volontariato delle associazioni. Se non si sostiene l’arte, l’arte muore”. 

Per questo motivo Dance Dream ha deciso di affiancare la propria voce a quella di Officina delle Arti. E il messaggio finale è un appello diretto all’Amministrazione: “Non stiamo chiedendo privilegi, ma solo di poter riportare i nostri ragazzi sul palco della loro città. Perché una comunità incapace di valorizzare le proprie eccellenze – conclude la direzione – finisce inevitabilmente per perdere una parte di sé”. 

Dopo il primo appello lanciato da OffArt, dunque, il fronte delle associazioni culturali che richiedono una revisione delle regole del Teatro Comunale si allarga ulteriormente. E la domanda, a questo punto, diventa sempre più difficile da ignorare: quante altre realtà del territorio si riconoscono in questo racconto? 

© RIPRODUZIONE RISERVATA