1 Ottobre, 2026 Cesenatico

Dal cortile della parrocchia al Barrocci Festival: la storia di una festa diventata grande

C’è stato un tempo in cui il Barrocci Festival non aveva grandi palchi, né poteva vantare i prestigiosi nomi della musica italiana. Non contava migliaia di persone e nemmeno su un’arena capace di trasformare Sant’Angelo in uno degli attuali centri per la festa romagnola. C’era una festa parrocchiale, allora, tenuta negli spazi ristretti di fianco alla chiesa e presso il salone parrocchiale. E c’era la voglia, da parte di alcuni santangiolesi, di inventarsi qualcosa di nuovo.

Oggi, invece, il Barrocci Festival rappresenta una vera manifestazione di grande richiamo, con undici giornate tra musica, spettacoli, gastronomia, tradizione e il Palio dei Barrocci, appuntamento che continua ad incarnare il momento più identitario e sentito. La sua crescita viene riconosciuta anche dalle istituzioni, sia pubbliche sia turistiche, e dalla stampa locale: quella che era nata come festa parrocchiale ha ormai assunto un respiro ben più ampio, capace di andare oltre i confini della frazione. 

Ma per capire come tutto sia davvero cominciato bisogna tornare al 2010. E soprattutto ascoltare chi c’era. Tarcisio Paolucci, 91 anni la prossima settimana, è uno dei volti delle origini. In parrocchia ha lavorato per decenni, prima come elettricista e poi mettendo a disposizione il proprio tempo per l’organizzazione degli eventi. “Ho sempre lavorato qui in parrocchia”, racconta, ricordando anche l’arrivo di don Marco Muratori, ormai 24 anni fa, e tutto ciò che veniva costruito attorno alle iniziative della comunità.

Poi arrivarono Alessandro Ridolfi e Piero Venturi. “Noi tre eravamo presenti fin dai primi anni, i primissimi per i barrocci”, racconta Paolucci. L’idea nacque quasi per caso, cercando un diversivo per realizzare una festa che aveva bisogno di qualcosa di nuovo. Ridolfi aveva così raccolto lo spunto da un’esperienza conosciuta tramite un amico: un piccolo carrettino utilizzato in un bar di Faenza per animare l’ambiente. Da lì il pensiero: perché non portarlo anche a Sant’Angelo?

Il problema era inventarsi una gara in un paese senza le discese che rendevano possibili altre competizioni. “Abbiamo un anello che è su in pianura”, spiega Ridolfi. Così nacque il barroccio santangiolese: una tavola su piccole ruote, uno sterzo e la spinta dei concorrenti, trasformato progressivamente in un mezzo sempre più evoluto. I primi erano rudimentali, con ruote di plastica che si rompevano facilmente. Poi arrivarono cuscinetti, sterzi più precisi e una versione molto più vicina ai “barrocci” che oggi il pubblico ammira sfrecciare. Anche la struttura della competizione prese subito forma: Sant’Angelo venne divisa in contrade e a ciascuna fu affidato il compito di costruire una squadra.

“L’idea era fare qualcosa di nuovo, per inserire una cosa diversa”, spiega Paolucci. Ma dietro alla gara c’era soprattutto la voglia di creare comunità. Il regolamento venne costruito ed aggiornato anno dopo anno da un comitato, con una caratteristica rimasta intatta: coinvolgere tutte le generazioni, dai bambini ai cinquantenni, fino ai liberi che decidono il destino del Palio.

Piero Venturi ricorda invece i primissimi passi, ancora prima della formula attuale della competizione: “C’erano dei bambini che davanti alla chiesa gironzolavano, giocavano”. La festa cresceva insieme a loro. Prima gli spazi della parrocchia, poi il campo sportivo, quindi un evento sempre più grande.

E oggi quella crescita è sotto gli occhi di tutti. Il Barrocci Festival propone concerti, spettacoli, gastronomia e appuntamenti capaci di richiamare pubblico anche da ben fuori territorio, mentre il Palio conserva la sua anima originaria: le contrade, i ragazzi, le famiglie, l’annuale sfottò e quella sana rivalità che per una sola giornata può trasformare gli amici di sempre in avversari. 

Perché, come raccontano i suoi fondatori, alla fine è proprio questo il segreto. La gara è seria, il tifo anche. Ma tutto nasce dalla voglia di stare insieme. E forse è proprio per questo che, sedici anni dopo, quei primi barrocci costruiti quasi per gioco continuano a correre.

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