Caos e polemiche in tutta la regione sul dimensionamento scolastico. Il commissario nominato dal Governo, Bruno Di Palma, interviene per rassicurare: “Le famiglie possono stare tranquille e procedere con l’iscrizione dei figli. Sarà eventualmente l’amministrazione scolastica a garantire i codici meccanografici corretti, qualora gli istituti scelti siano interessati dall’operazione”.
Sul tema è tornato anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che in una nota video ha chiarito la portata del provvedimento: “Il dimensionamento delle scuole consiste esclusivamente in un accorpamento dal punto di vista giuridico di istituzioni scolastiche, che comporterà maggiore efficienza grazie a un’unica procedura amministrativa. Il piano non prevede in alcun modo la chiusura di istituti, il licenziamento di personale o il taglio di servizi”.
Valditara ha inoltre ricordato che il dimensionamento rientra tra gli obiettivi del PNRR: “È un impegno alla cui realizzazione è collegato il pagamento di una rata all’Italia, concordato già dal Governo Draghi con la Commissione europea”.
La Corte costituzionale, nel 2023, ha affermato che il dimensionamento incide unicamente sull’assetto amministrativo delle istituzioni scolastiche, con l’obiettivo di adeguare la rete all’andamento demografico senza intaccare il servizio educativo. I parametri attuali risultano inoltre più flessibili rispetto al precedente quadro normativo, per valorizzare l’autonomia regionale: spetta infatti alle Regioni stabilire quali istituti accorpare, così da garantire l’integrità dei singoli plessi e salvaguardare le scuole nelle aree fragili, interne e montane.
Secondo il Ministero, il confronto tra Governo e Regioni è stato costante e ha portato anche alla riduzione degli accorpamenti inizialmente programmati: sulla base dei dati Istat, che evidenziavano un calo demografico meno marcato del previsto, sono state recuperate 80 autonomie scolastiche.
La Regione Emilia-Romagna, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna, ha però scelto di non adottare il provvedimento, nonostante due proroghe e una formale diffida del Governo. Una decisione che, per l’esecutivo, ha reso inevitabile il commissariamento.
“Decidere di farsi commissariare è sicuramente una provocazione – scrive sul suo blog Elena Ugolini, ex candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna e oggi consigliera regionale – soprattutto se si considera che l’Emilia Romagna avrebbe dovuto procedere a soli 17 accorpamenti, a fronte di altre Regioni che, pur con richieste maggiori, hanno accettato di farlo senza entrare in un contenzioso. Così facendo – aggiunge – la Regione ha ignorato una norma che essa stessa, politicamente, ha contribuito a costruire con il Governo Draghi”.
Di segno opposto la posizione dell’amministrazione regionale. “La Regione Emilia-Romagna ha sempre agito nel rispetto rigoroso della leale collaborazione istituzionale – commentano il presidente Michele De Pascale e l’assessora alle Politiche per l’infanzia e la scuola Isabella Conti -. Il Governo ha fissato parametri nazionali per l’efficienza della rete scolastica: noi non solo siamo in regola, ma più efficienti della media richiesta”.
Nonostante dati ritenuti “virtuosi” dalla Regione, il decreto imporrebbe comunque la soppressione di 17 autonomie scolastiche. “Il taglio – proseguono gli amministratori – è stato definito in un secondo momento, senza trasparenza e in assenza di un confronto vero. Colpire un’istituzione che ha rispettato le regole – concludono – significa rinunciare all’obiettivo dell’efficienza per produrre ingiustizia”.
A chiarire il quadro interviene lo stesso Di Palma, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale e commissario ad acta per l’operazione: “C’è stato un ricorso da parte della Regione alla Corte costituzionale per affermare l’illegittimità della norma, ma la sentenza ha definito ‘non fondate’ le questioni di legittimità costituzionale, offrendo per di più spunti utili a comprendere la vera ratio del dimensionamento”.
E conclude: “Sgomberiamo il campo dagli equivoci: non chiuderà scuole né accorperà classi. Esistono tuttavia linee guida regionali che prevedono, ad esempio, l’accorpamento delle direzioni didattiche con le scuole medie. Le famiglie possono stare tranquille e procedere con le iscrizioni”.