La leadership femminile come leva strategica per rendere le imprese più innovative, attrattive e competitive. È stato questo il cuore dell’intervento di Francesca Amadori all’incontro “Donne, Business, Leadership”, svoltosi all’Hotel Sina Bernini Bristol di Roma e promosso da AIDDA Lazio e Cuiprodest.
Ad aprire i lavori è stata Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità. Imprenditrici, manager e rappresentanti istituzionali si sono confrontati sulle trasformazioni imposte dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale e dalla sostenibilità, approfondendo gli ostacoli che continuano a limitare l’accesso delle donne ai vertici aziendali.
Consulente di comunicazione corporate per imprese e associazioni, Francesca Amadori ha maturato oltre vent’anni di esperienza nei settori delle risorse umane e della comunicazione, acquisendo una conoscenza approfondita delle dinamiche organizzative e gestionali d’impresa. Ha iniziato il proprio percorso professionale in Ikea, tra Italia e Australia, per poi proseguirlo per 18 anni all’interno del Gruppo Amadori. Dal 2008 al 2022 è stata inoltre presidente di Romagna Iniziative.
Nel suo intervento ha richiamato le ricerche di Valore D e l’esperienza del programma executive InTheBoardroom, dedicato alla preparazione di professioniste destinate a entrare nei consigli di amministrazione e negli organi di controllo.

“Il board deve essere il primo facilitatore della diversità – ha sottolineato Amadori – guidando il cambiamento e sensibilizzando il management affinché le donne possano crescere in autentici ruoli di leadership. Non è soltanto una questione di responsabilità sociale: un’azienda inclusiva migliora la propria reputazione, attrae talenti ed è più competitiva”.
Secondo Amadori, occorre andare oltre la semplice applicazione delle quote previste dalla legge Golfo-Mosca: “Le imprese devono inserire obiettivi concreti di inclusione nei piani industriali, collocando le donne in posizioni di vertice e non soltanto in ruoli marginali o di staff. Il cambiamento non avviene da solo: richiede una strategia precisa e di lungo periodo”.
La professionista cesenate ha invitato anche a distinguere le certificazioni formali dalle politiche realmente capaci di favorire l’equilibrio tra lavoro e vita privata, ponendo l’attenzione soprattutto sulle piccole e medie imprese e sulle aziende familiari.
Un passaggio è stato dedicato alle nuove generazioni e al divario nelle discipline STEM: “Le ragazze ottengono spesso risultati accademici migliori, ma continuano ad avere minori opportunità occupazionali e retributive. Famiglie e scuola hanno una responsabilità decisiva nel liberarle dagli stereotipi”. Come esempio virtuoso Amadori ha citato l’Istituto Agrario di Cesena, il cui convitto, fondato nel 1882 e storicamente maschile, ha aperto per la prima volta le porte alle studentesse: “Una scelta che trasforma concretamente la cultura e amplia le possibilità di formazione”.

