7 Novembre, 2026 Cesenatico

Festival Malatestiano della Libertà, l’Occidente si interroga tra crisi interne e sfide globali

Si è aperta venerdì, al Palazzo del Ridotto di Cesena, la quarta edizione del Festival Malatestiano della Libertà. L’incontro inaugurale, dal titolo “Libertà e Occidente”, ha affrontato uno dei temi più urgenti del nostro tempo: lo stato di salute della libertà nelle democrazie occidentali, tra tensioni interne e sfide globali.

A moderare il confronto è stato Emanuele Chesi, caporedattore del Resto del Carlino di Cesena. In apertura, Francesco Giubilei ha ricordato il giornalista Roberto Arditti, scomparso a Roma il 2 aprile, definendolo “un grande professionista” e “un grande signore”, capace di unire fermezza nelle idee e stile nel confronto.

Il dibattito è poi entrato nel vivo con l’intervento di Pasquale Ferraro, firma del Riformista, che ha sottolineato come la libertà occidentale oggi non sia minacciata soltanto dall’esterno, ma anche da dinamiche nate all’interno della stessa cultura occidentale. Tra queste, ha indicato il “politicamente corretto” portato all’estremo, che a suo giudizio “rischia di comprimere la libertà di espressione”, anche in luoghi tradizionalmente dedicati al pensiero critico, “come università e ambienti culturali’.

Su una linea simile si è espresso Giovanni Sallusti, direttore di Radio Libertà, che ha richiamato l’attenzione sulle “divisioni crescenti tra Europa e Stati Uniti”. Pur riconoscendo contraddizioni e criticità, Sallusti ha ribadito che “il modello occidentale resta quello che, più di ogni altro, garantisce i diritti individuali”. Da qui il suo invito “a non rinunciare ai valori fondanti dell’Occidente proprio nel momento in cui essi appaiono più fragili”.

Il confronto si è allargato anche ai temi della geopolitica e dell’economia con l’intervento di Marco Rizzo, autore e leader di Democrazia Sovrana Popolare. Rizzo ha definito la globalizzazione “un’illusione ideologica”, sostenendo che l’idea di esportare libertà e diritti attraverso l’espansione dell’economia si sia rivelata “fallimentare”. Ha citato il caso della Cina come “esempio di un sistema in cui capitalismo e controllo politico convivono in modo stabile”, smentendo la convinzione che apertura economica e libertà politica procedano necessariamente insieme.

Più in profondità, il dibattito ha toccato anche il significato stesso della libertà. Rizzo l’ha descritta non come un concetto immobile, ma come “un processo continuo”, un costante “liberarsi”. Una visione che mette in luce quanto la libertà sia complessa e impegnativa, perché – ha evidenziato – “comporta responsabilità che non tutti sono pronti ad assumersi”.

Tra i passaggi più significativi, anche la riflessione sulla crisi identitaria dell’Occidente. Sallusti ha richiamato il concetto di “oicofobia”, cioè il rifiuto della propria cultura e delle proprie radici, indicandolo come “una delle chiavi per comprendere le debolezze dell’Occidente contemporaneo”. 

Dal confronto è emersa una convinzione comune: la libertà non è mai un bene acquisito una volta per tutte. Va difesa, coltivata e ripensata continuamente. È una sfida che non appartiene a una sola parte politica, ma coinvolge l’intera società. Con questo messaggio, il Festival Malatestiano della Libertà ha aperto la sua nuova edizione, rilanciando il valore del dibattito pubblico come strumento essenziale di consapevolezza e partecipazione.

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