Nella mattinata di venerdì 20 febbraio, la palestra del Liceo Scientifico “E. Ferrari” di Cesenatico ha accolto gli studenti del triennio dell’intero polo scolastico “Leonardo da Vinci”, riuniti per ricordare la tragedia delle foibe e dell’esodo istriano-dalmata
Si è tenuta infatti un’assemblea generale dedicata all’approfondimento di una delle pagine più drammatiche del secondo dopoguerra italiano. Il relatore, Alberto Urizio, presidente del Comitato Provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ha definito l’argomento come “una pagina strappata dalla Storia del nostro popolo”, in linea con quanto espresso anche dai rappresentanti degli studenti: “Abbiamo ritenuto necessario, in quanto portavoce del corpo studentesco, mettere in luce un momento buio della nostra Storia — hanno esordito i delegati —, ridimensionato o perfino negato per tanti anni e che, ancora oggi, viene raramente trattato nelle scuole”.
Dopo un breve inquadramento storico, Urizio si è soffermato sui rastrellamenti compiuti dai partigiani comunisti jugoslavi guidati da Josip Broz Tito. “Durante e dopo la guerra, residenti italiani venivano prelevati dalle loro abitazioni e condotti nei pressi di una foiba — ha spiegato —, legati uno all’altro con il filo spinato e poi gettati nella cavità, spesso dopo che veniva sparato al primo della fila”. Urizio ha quindi distinto la situazione di Zara e di altre città costiere: “In assenza di foibe nelle vicinanze — ha precisato — in alcuni casi le vittime venivano uccise e gettate in mare con un peso legato al corpo”.
Il relatore ha poi condiviso un coinvolgimento personale, legato alla storia della propria famiglia: “Una sera del 1946, a un anno dalla fine della guerra, mio nonno Antonio Umberto uscì di casa, come di consueto, per una partita a carte con il parroco: scomparve quella notte e, ancora oggi, non sappiamo se sia finito in una foiba o deportato in un campo di prigionia jugoslavo”. Ha aggiunto inoltre che, solo più tardi, “vennero riesumati corpi martoriati e uccisi dalla fame”, ricordando come su molte di queste vicende sia calato a lungo il silenzio.
Urizio ha quindi ripreso il tema dell’esodo: “Seguì il dramma dell’esodo, che coinvolse persone comuni costrette a lasciare la propria terra per continuare a sentirsi italiane e per sopravvivere”. Ha raccontato che, all’arrivo in Italia, molti esuli “furono accolti anche con ostilità”, citando l’episodio legato al cosiddetto “Treno del Ricordo” e alla stazione di Bologna: “Il treno merci che trasportava gli esuli da Ancona verso un campo profughi in Toscana avrebbe dovuto fermarsi a Bologna — ha riferito — ma uno sciopero impedì l’organizzazione di un punto di ristoro da parte della Croce Rossa e delle parrocchie, costringendo il convoglio a ripartire”.
“Per molto tempo non se n’è più parlato”, ha sottolineato Urizio, aggiungendo che per anni “la politica scoraggiò il dibattito pubblico” sull’argomento, almeno fino al 2004, quando fu istituita la Giornata del Ricordo. Ha ricordato infine il ruolo del senatore Roberto Menia, tra i promotori della legge, “figlio di esuli istriani”.
In chiusura, Urizio ha rivolto un appello alle nuove generazioni: “Mio nonno è stato ucciso, mio padre è dovuto fuggire dalla sua terra, io sono nato a Forlì. Auspico che giovani come voi contribuiscano a mantenere vivo il ricordo. Non concedetevi di dimenticare la nostra e la vostra Storia”.