Le donne e gli uomini cesenaticensi nati nel 1946 si sono ritrovati ieri sera, giovedì 14 maggio, alla trattoria “L’anvòud de mat!” di viale Cavour, nella zona di Ponente, per una cena carica di emozioni, ricordi e sorrisi.
Non una semplice rimpatriata, ma una vera festa della memoria collettiva: un grande abbraccio generazionale capace di riportare i presenti agli anni della ricostruzione, della crescita e della nascita della Cesenatico moderna.
Alla serata hanno partecipato 33 persone, tra amici di lunga data, compagni di vita e volti conosciuti della città. Tra una portata, un brindisi e le fotografie di rito, il momento più toccante è arrivato con la lettura di uno scritto preparato per l’occasione da Mirella Pagan.
Parole semplici e autentiche, capaci di raccontare il sentimento profondo di una generazione che ha vissuto in prima persona la trasformazione della città. “Noi nati nel ’46 abbiamo aiutato questo paese a crescere col lavoro e con la storia”, ha ricordato Mirella, richiamando poi alcuni simboli di Cesenatico: il Grattacielo, il Porto Canale, il Museo della Marineria, le vie storiche, le antiche conserve e il mondo dell’accoglienza turistica.
Nel suo intervento è emerso il ritratto di una generazione che ha lavorato nei campi, negli alberghi, nelle botteghe, nei ristoranti, nelle fabbriche e nelle famiglie, contribuendo alla crescita della località rivierasca e alla sua affermazione come capitale dell’ospitalità romagnola.
Lo spirito della serata è stato quello della gratitudine: per una vita intensa, per gli amici ritrovati, per chi non c’è più e per il privilegio di potersi ancora incontrare con entusiasmo, ironia e affetto.
L’idea del ritrovo, nata quasi per gioco, è stata accolta con grande partecipazione. C’è chi si è rivisto dopo anni, chi ha ritrovato amici d’infanzia, chi ha ricordato le estati della giovinezza, i balli nelle storiche sale della Riviera e gli episodi di una Cesenatico che continua a vivere nella memoria di chi l’ha costruita giorno dopo giorno.
Una serata destinata a restare nel cuore dei presenti, perché i ragazzi del ’46 hanno dimostrato ancora una volta di essere una generazione speciale: capace di custodire il passato, ma anche di guardare al presente con occhi pieni di luce.















