22 Settembre, 2026 Cesenatico

“Il mercato locale svaluta le competenze dei personal trainer”

Nel mondo del fitness contemporaneo, la figura del personal trainer sembra aver perso progressivamente centralità e autorevolezza. A denunciarlo è Jacopo Zanelli, laureato in Scienze Motorie e specializzato come strength coach e health specialist, che esercita presso una palestra di Cesenatico e racconta con preoccupazione la trasformazione del settore.

“Oggi il personal trainer viene percepito come una figura secondaria – spiega – qualcuno che conta le ripetizioni, motiva e corregge qualche esercizio. Ma non è questo il mio lavoro”.

Secondo Zanelli, il trainer dovrebbe essere una guida competente, capace di accompagnare la persona in un percorso complesso e mai lineare: “Allenare non significa far faticare, ma conoscere e rispettare la fisiologia dell’adattamento, la risposta allo stress e la neurobiologia del movimento. Solo così si raggiungono risultati duraturi e consapevoli”.

Alla base del problema ci sarebbe una progressiva banalizzazione della professione, alimentata dal marketing delle grandi strutture. “Le palestre devono vendere risultati rapidi e quindi semplificano. Si riduce tutto a ‘uno, due, tre’ o ‘dai che ce la fai’, spesso accompagnato da contenuti social pensati per attrarre clienti”.

Un altro nodo critico riguarda la formazione: “Oggi percorsi accademici complessi vengono messi sullo stesso piano di certificazioni ottenute in pochi giorni. Non si può diventare personal trainer in un weekend, ma succede. E il cliente non ha strumenti per distinguere”.

L’approccio di Zanelli punta invece sulla consapevolezza motoria e neurobiologica: capire perché un esercizio funziona, come il cervello attiva i muscoli e quali effetti produce sull’organismo. “È importante spiegare anche gli aspetti chimici: quando ti alleni e stai meglio entrano in gioco dopamina e serotonina. Ma uno stimolo sbagliato può avere effetti opposti”.

Da qui nasce anche la proposta di una tavola rotonda pubblica, avanzata tramite una lettera al sindaco Matteo Gozzoli, per informare i cittadini e restituire dignità a una professione spesso fraintesa: “Il personal trainer non è un venditore di schede – conclude – ma un professionista della salute, nel proprio ambito di competenza”.

In un contesto in cui la fatica è ancora vista come unico parametro di efficacia, la sfida è soprattutto culturale: “Molte persone si allenano senza metodo, sprecando tempo. Applicare davvero la scienza dell’allenamento significherebbe avere individui più consapevoli e, soprattutto, più sani”.

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