“Il Porto Canale è di tutti e va tutelato”: su questo, anche la minoranza consiliare non ha dubbi. Ma proprio perché rappresenta la “chicca” di Cesenatico, secondo il centrodestra, la tutela “non può tradursi in una rigida regolamentazione capace di comprimere la libertà degli imprenditori, limitare la creatività delle attività ed imporre continui adeguamenti onerosi”.
È questa la linea compatta che emerge dalle parole dell’ex sindaco Roberto Buda ed Emilio Zarrelli, Capogruppo di Fratelli d’Italia, intervenuti nel dibattito che in questi giorni ha riportato l’attenzione sul regolamento comunale per i dehors e gli elementi di arredo nel centro storico.
Una presa di posizione che arriva dopo la risposta dell’Amministrazione alle polemiche sul Porto Canale (Clicca qui), nella quale la Giunta ha rivendicato “la necessità di tutelare un autentico patrimonio storico e paesaggistico che deve rimanere fruibile da tutti”.
Buda parte da una premessa netta: “Il Porto Canale è la nostra chicca e, in quanto tale, va tutelato”. Ma subito dopo chiarisce quale sarebbe stata, a suo avviso, la diversa impostazione dell’amministrazione precedente: “La nostra logica – spiega – era dire cosa è proibito, poche cose, mentre tutto il resto è ammesso”.
Un’impostazione che l’ex sindaco rivendica come una forma di deregulation, pensata per lasciare spazio alla creatività degli operatori e ridurre il rischio che un imprenditore possa trovarsi, dopo aver investito, davanti a sanzioni o alla necessità di modificare radicalmente quanto già realizzato.
“Non si può non lasciare spazio alla creatività dei nostri imprenditori”, è la filosofia di Buda, riferita soprattutto a quelle attività che proprio per la loro originalità rischiano oggi di non rientrare nei canoni fissati dall’Amministrazione. “Un locale originale merita che ciò che ha realizzato rimanga: la nostra filosofia era infatti proprio quella di valorizzare la creatività della gente. Purtroppo si è andati in un’altra direzione”.
Buda torna quindi al 29 maggio 2024, quando in Consiglio comunale venne approvato il regolamento per l’installazione dei dehors e degli elementi di arredo oggi in vigore. Il suo intervento di allora, ricorda, conteneva già alcune perplessità. Buda riconosceva l’importanza del nuovo regolamento, ma definiva il passo compiuto dall’Amministrazione “piccolo” e “poco coraggioso”, sottolineando in particolare le criticità legate alle prescrizioni sugli elementi di arredo. Venivano inoltre citate anche le fioriere, la cui eliminazione lungo la passeggiata avrebbe potuto, secondo Buda, produrre conseguenze non soltanto sul piano della privacy ma anche della sicurezza.
E poi i dehors invernali: un passo avanti, secondo l’ex sindaco, ma con una profondità di appena 1,5m e caratteristiche che non rappresentavano, a suo giudizio, quella rivoluzione di cui Cesenatico avrebbe bisogno. “Il dibattito allora si concentrò soprattutto sui dehors, che erano la novità principale del regolamento – ricostruisce oggi Buda –. La parte relativa agli arredi rimase un po’ in secondo piano, anche se avevamo sottolineato che conteneva diverse problematiche, anche a fronte di un parere della Soprintendenza entrato molto nel dettaglio”.
E proprio sul regolamento Buda apre una possibilità: “Potrebbe essere interessante, dopo l’estate, vedere se sono disponibili a tornare in Consiglio comunale per modificarlo”.
È probabilmente questo il punto sul quale la posizione della minoranza si sovrappone maggiormente alle critiche già sollevate dagli esercenti. Secondo Buda, infatti, una regolamentazione può essere necessaria, ma deve essere chiara, sostenibile e soprattutto stabile. “Non è sempre facile poiché l’Amministrazione deve innanzitutto rispettare le norme superiori – precisa – ma la nostra impostazione era quella di ridurre possibilmente le regole per fare in modo che gli imprenditori potessero lavorare nel miglior modo possibile, con meno restrizioni e senza la paura di sbagliare qualcosa”. Un principio che, secondo l’ex sindaco, oggi sarebbe stato ribaltato.
Sulla stessa linea si colloca Zarrelli, che concentra la propria critica sulla tempistica dei controlli. “Arrivare a fare le multe in piena stagione, soprattutto in una stagione partita evidentemente a rilento, lo trovo inopportuno”, sostiene il capogruppo di Fratelli d’Italia, riferendosi proprio agli imprenditori “che stanno resistendo ed offrendo un prodotto nonostante le criticità”.
Il centrodestra, ricorda, nel 2024 aveva scelto l’astensione sul provvedimento, proprio in previsione degli effetti indotti dal nuovo impianto normativo: “Era una situazione così restrittiva che andava a colpire in maniera molto forte le attività”.
Il Comune rivendica di avere concesso agli esercenti un periodo di tempo superiore ad un anno per adeguarsi alle nuove disposizioni. Ma per Zarrelli questo elemento non è sufficiente a chiudere la questione: “Non tutte le attività avevano le risorse economiche per poter sostenere il rifacimento degli arredi. Se si obbliga tutti ad adeguarsi, bisogna considerare in primo luogo la capacità economica di chi lavora”.
Ed è proprio sul concetto di decoro che Zarrelli sposta il confronto. Il problema, secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, non sarebbe l’esistenza di regole, ma il modo in cui vengono applicate e le priorità che l’Amministrazione decide di darsi. “Se si chiede decoro, bisogna chiederlo a tutti”, è il concetto espresso da Zarrelli.
La sua critica riguarda anche alcune esposizioni commerciali presenti lungo il Porto Canale, che a suo giudizio hanno caratteristiche distanti dall’immagine che l’Amministrazione afferma di voler tutelare. Parla di una sorta di “bazar” commerciale, con esposizioni di bottigliette, foulard, cappellini e altri articoli che finiscono per occupare progressivamente gli spazi davanti alle attività.
Il punto, precisa, è proprio il tipo di esposizione, che non trova rapporto con l’identità del luogo”. “Ci sono elementi d’arredo e modalità di esposizione che poco hanno a che fare con i valori del Porto Canale e le tradizioni marinare romagnole. Se il decoro è il criterio, allora deve valere per tutti, senza alcuna discriminazione”.
Da qui la domanda politica rivolta all’Amministrazione: perché essere inflessibili con un’attività che deve adeguare un espositore o un arredo e, contemporaneamente, tollerare situazioni che, secondo la minoranza, incidono molto più pesantemente sull’immagine complessiva del Porto Canale?
Il punto di incontro tra le due posizioni del centrodestra è pertanto questo: non viene contestata la necessità di tutelare il Porto Canale, ma la filosofia con cui questa tutela viene perseguita. Per Buda e Zarrelli, infatti, il canale non deve diventare un luogo da preservare attraverso la progressiva sottrazione di elementi, attività e possibilità: “Deve essere bello, ordinato e riconoscibile, ma soprattutto vivo”, condividono.
“Il Porto Canale è di tutti”, ribadisce la minoranza. Ma proprio per questo deve essere capace di rappresentare fedelmente Cesenatico, la sua storia, la sua identità e le sue tradizioni.
E il richiamo alle tradizioni e ai valori romagnoli diventa la conclusione politica della loro posizione: non soltanto un patrimonio da conservare, ma un’identità da mostrare quotidianamente attraverso le attività, il commercio, l’accoglienza e il modo stesso in cui il Porto Canale viene vissuto. “Il Porto Canale è di tutti – è il messaggio congiunto dell’opposizione in Consiglio – ma non dimentichiamo di rappresentare a chi viene le nostre tradizioni e i nostri valori romagnoli”.