Una chiesetta sotto gli occhi di tutti, che generazioni di cesenaticensi hanno di certo imparato a riconoscere passando lungo Via Cesenatico. Si tratta di Santa Maria in capo alla Vena, conosciuta anche come Chiesetta della Madonnina o Madonna del Noce. Oggi, quella piccola presenza che da secoli accompagna l’ingresso alla città è finita sul mercato immobiliare.
Non è in vendita soltanto la chiesa, ma l’intero complesso storico di cui fa parte, a circa 500 metri dal Porto Canale: circa 400 metri quadrati di fabbricati e ben 2mila metri quadrati di terreno, proposti a 319mila euro. L’immobile è seguito in esclusiva dall’Agenzia Lombardini Lorenzo di Cesena, mentre l’annuncio, pubblicato a giugno, descrive un “casale storico con chiesetta annessa” e una ristrutturazione conservativa.


Ma dietro alla proposta immobiliare, innanzitutto, si nasconde una storia che affonda le proprie radici fin nel Seicento. La chiesetta fu infatti costruita nel 1674 e consacrata nel 1676, nel luogo che la tradizione collega all’apparizione della Madonna sopra un albero, alla fine del canale che prosegue il Porto Canale in direzione Cesena. Per secoli fu un luogo di devozione, legato alla Festa della Madonna della Vena, alle processioni e alla presenza di numerosi ex voto.
Le immagini conservate permettono ancora oggi di osservare com’era l’interno nel 1968: una navata unica, la volta continua, il presbiterio rialzato e l’altare sul fondo. Una piccola chiesa rurale, ma profondamente legata alla memoria della comunità. Con la costruzione della nuova parrocchiale della Madonnina e l’odierna Chiesa di Santa Maria Goretti perse progressivamente la propria funzione e nel 1995 venne sconsacrata. Gli arredi furono trasferiti, compresa la Madonna in cotto smaltato del XVI secolo oggi conservata nella stessa Chiesa di Santa Maria Goretti.



Ora, però, la storia potrebbe aprire un nuovo capitolo. E il punto più interessante riguarda proprio le varie possibilità offerte dalla disciplina urbanistica. Secondo le verifiche effettuate dall’agenzia con riferimento al PUG vigente, l’edificio è classificato come bene di interesse storico-architettonico e individuato nell’elenco degli edifici storici del territorio rurale. Il Comune stesso, infatti, pubblica tra gli elaborati del PUG le schede specifiche dedicate a questi edifici.
La destinazione non è quindi necessariamente quella di una semplice abitazione. Per la parte residenziale è possibile prevedere il frazionamento in due o più unità, nel rispetto dei parametri previsti dal piano e della superficie minima indicata di 50 metri quadrati per singolo alloggio. Parcheggi, dotazioni territoriali, eventuali oneri e monetizzazioni dovranno invece essere verificati sulla base di un progetto concreto.
E c’è un’altra possibilità che rende particolarmente singolare l’immobile: la ristorazione. Le verifiche urbanistiche effettuate dall’agenzia indicano infatti la possibilità di insediare nella chiesetta e nella canonica destinazioni d’uso previste dalla tabella delle funzioni del PUG, tra cui anche quella relativa alla ristorazione.



Potrebbe essere preso in considerazione anche un eventuale B&B, dietro le ulteriori verifiche richieste dalla normativa regionale per stabilire la tipologia e il numero di camere. La chiesetta, inoltre, potrebbe accogliere altre funzioni compatibili con la disciplina prevista per l’edificio e con la sua conservazione.
“Non si tratta soltanto della chiesa, ma dell’intero complesso”, spiega Lorenzo Lombardini, titolare dell’omonima agenzia che segue la vendita. “È un immobile storico, che necessita di un intervento conservativo, ma che offre diverse possibilità di utilizzo”.


Il PUG, infatti, pone un principio preciso: la possibilità di riutilizzare gli edifici storici deve andare di pari passo con la conservazione delle loro caratteristiche. Per la chiesa è prevista una disciplina di restauro scientifico, subordinando le eventuali nuove destinazioni alla conservazione dell’integrità spaziale della navata. Insomma, non è una demolizione per fare spazio al nuovo. È, piuttosto, la possibilità di dare una nuova vita a qualcosa che nuovo non è affatto.
La piccola chiesa che nel 1968 mostrava ancora il proprio altare, che per secoli ha accolto fedeli e processioni e nel 1995 ha smesso definitivamente di essere luogo di culto, oggi torna così al centro dell’attenzione. Stavolta non per una celebrazione religiosa, ma per una vendita. E il futuro di quel piccolo pezzo di Cesenatico potrebbe essere deciso proprio da chi saprà immaginare come conservarne la storia, facendola però tornare a vivere.