22 Settembre, 2026 Cesenatico

La costa romagnola alla prova del cambiamento: “Il mare avanza, le spiagge si trasformano…”. E noi?

“Le immagini delle mareggiate che negli ultimi anni hanno colpito la Riviera romagnola, le spiagge che arretrano, le temperature sempre più elevate e un mare che lentamente conquista terreno sono segnali di una trasformazione che non appartiene più a un futuro lontano”. È da questa consapevolezza che ha preso forma il convegno “La costa dell’Emilia-Romagna tra fragilità e opportunità”, ospitato questa mattina al Museo della Marineria di Cesenatico e promosso da Legambiente con il patrocinio del Comune.

L’incontro ha riunito studiosi, tecnici, amministratori pubblici e rappresentanti del mondo ambientalista con l’obiettivo di analizzare lo stato di salute della costa romagnola e riflettere sulle strategie necessarie per affrontare i cambiamenti in corso. Un confronto che ha spaziato dalla crisi climatica alla gestione del territorio, dalla tutela degli ecosistemi fino alle questioni economiche e sociali legate all’utilizzo del demanio marittimo.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti del sindaco Matteo Gozzoli, che ha sottolineato come il tema della salvaguardia della costa sia oggi centrale per tutte le amministrazioni rivierasche. Dalla difesa dell’arenile alla sicurezza idraulica, fino alle prospettive del turismo balneare, molte delle sfide che attendono il territorio dipendono infatti dalla capacità di comprendere e governare i fenomeni in atto.

A coordinare il dibattito è stato Francesco Occhipinti di Legambiente Forlì-Cesena, che ha accompagnato il pubblico attraverso una mattinata ricca di dati, analisi e spunti di riflessione.

Tra gli interventi più suggestivi quello del giornalista Alex Giuzio, autore di numerosi reportage dedicati agli ecosistemi costieri. Attraverso fotografie e documentazioni raccolte tra la Riviera romagnola e alcune zone del Galles, Giuzio ha mostrato come l’erosione e l’innalzamento del livello del mare possano modificare radicalmente il paesaggio. In alcune aree britanniche, decenni di interventi insufficienti hanno reso necessaria la costruzione di imponenti opere di difesa costiera. Un esempio che rappresenta un monito anche per la Romagna, chiamata oggi a pianificare il futuro prima che le emergenze diventino irreversibili.

Lo sguardo si è poi posato sulle strategie regionali grazie all’intervento di Roberto Montanari della Regione Emilia-Romagna. Montanari ha illustrato il progetto “Che Costa Sarà?”, avviato nel 2020 per sviluppare strumenti di adattamento ai cambiamenti climatici lungo l’intero litorale regionale. Un lavoro che coinvolge geologi, climatologi, urbanisti, ingegneri e naturalisti con l’obiettivo di costruire scenari futuri e individuare soluzioni sostenibili per la gestione della fascia costiera.

Particolarmente significativi i dati presentati dai ricercatori di Arpae Emilia-Romagna, Cinzia Alessandrini e Andrea Valentini. Alessandrini ha evidenziato come la temperatura media regionale sia aumentata di circa 1,5 gradi dal 1961 ad oggi e come siano destinate a crescere ulteriormente le cosiddette “notti tropicali”, quelle durante le quali la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi. Un fenomeno – ha sottolineato – “che non riguarda soltanto il comfort climatico, ma che produce conseguenze dirette sulla salute pubblica, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione”. 

Valentini ha invece illustrato il ruolo della boa oceanografica Nausicaa, installata al largo di Cesenatico e considerata uno dei principali strumenti di monitoraggio dell’Adriatico settentrionale. “Le rilevazioni raccolte negli anni – ha evidenziato – mostrano un progressivo aumento della temperatura delle acque marine e un innalzamento del livello del mare che sta modificando gli equilibri ambientali e climatici della costa”. 

Grande attenzione è stata dedicata anche al Delta del Po e alle Valli di Comacchio, temi affrontati da Massimiliano Costa, direttore del Parco Delta del Po Emilia-Romagna. Costa ha spiegato come i fiumi trasportino oggi “quantità sempre minori di sedimenti verso il mare a causa sia dei cambiamenti climatici sia delle profonde trasformazioni apportate dall’uomo ai corsi d’acqua”. Una riduzione “che – ha detto – priva le spiagge di un fondamentale apporto naturale di sabbia, contribuendo ad accelerare i fenomeni erosivi”. Parallelamente, la gestione della salinità nelle Valli di Comacchio rappresenta una sfida sempre più delicata per la conservazione di uno degli ecosistemi più preziosi d’Europa.

Sul rapporto tra paesaggio e pianificazione territoriale si è concentrato l’intervento di Romeo Farinella dell’Università di Ferrara. Il docente ha richiamato l’attenzione sulla differenza tra le spiagge naturali originarie e quelle attuali, fortemente modellate dall’intervento umano. Dune, vegetazione spontanea e zone umide costituivano un sistema capace di assorbire meglio le sollecitazioni del mare. Tra le possibili strategie per il futuro, Farinella ha indicato il recupero di spazi naturali e l’ampliamento di aree umide in grado di aumentare la resilienza del territorio.

Più “politico” il contributo di Roberto Biagini, componente del Consiglio direttivo nazionale di Mare Libero APS, che ha affrontato il tema delle concessioni balneari e dell’applicazione della direttiva Bolkestein. Secondo Biagini, “lungo molte località della Riviera la presenza di stabilimenti privati limita eccessivamente l’accesso pubblico al mare”. Da qui la richiesta “di ampliare significativamente le superfici destinate alle spiagge libere e garantire una maggiore fruibilità del demanio marittimo”. 

A chiudere il convegno è stata Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente e portavoce nazionale di Goletta Verde. Nel suo intervento ha evidenziato come crisi climatica, erosione costiera, gestione dei corsi d’acqua, biodiversità, urbanizzazione e sviluppo economico siano aspetti inseparabili. “Non possiamo più affrontare questi problemi singolarmente”, ha sottolineato, richiamando la necessità di “una pianificazione di lungo periodo che coinvolga istituzioni, comunità scientifica e società civile”.

Il messaggio finale emerso dalla giornata è stato chiaro: la costa romagnola si trova davanti a una delle sfide più importanti della sua storia recente. Il cambiamento è già in corso e richiede scelte coraggiose, basate sulla conoscenza scientifica, sulla programmazione e sulla capacità di guardare oltre le emergenze del presente. 

La partita che si gioca oggi non riguarda soltanto la tutela dell’ambiente, ma anche il futuro economico, sociale e turistico di un territorio che da sempre vive in stretta relazione con il mare.

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