7 Novembre, 2026 Cesenatico

“Lasciateci lavorare”: OffArt chiama al confronto sul Teatro di Cesenatico

Per cinque volte, nell’arco di un fine settimana, il Teatro Comunale si è popolato con centinaia di famiglie, giovani e appassionati. Per cinque volte il palco ha dimostrato che la cultura è quanto mai viva a Cesenatico. E per tre volte, al termine dello spettacolo, è risuonata la stessa domanda rivolta all’Amministrazione comunale: perché una città che investe tanto nel proprio teatro continua a renderne così difficile l’utilizzo a chi lo vive ogni giorno?

È il cuore dell’appello lanciato da Officina delle Arti a coda delle repliche de L’ingegno e le tenebre, il saggio di fine anno che ha portato in scena quattro cast differenti e centinaia di allievi. Dal palco, il direttore artistico Marco Baldazzi ha scelto di non limitarsi ai ringraziamenti. Ha trasformato il momento conclusivo dello spettacolo in una richiesta pubblica di confronto, puntando l’attenzione su un regolamento che dal 2016 limita a tre giornate annue l’utilizzo del Teatro Comunale per ciascuna associazione, comprese prove e spettacoli.

“Noi non chiediamo privilegi – ha esordito Baldazzi – né tantomeno trattamenti speciali. Chiediamo una cosa molto semplice: se siamo disposti a pagare un giorno in più di teatro per provare e lavorare meglio, ci venga consentito di farlo”. La denuncia è netta. Per una realtà che da oltre vent’anni opera stabilmente sul territorio – da undici con la direzione attuale – coinvolgendo centinaia di giovani e collaborando proficuamente con altre eccellenze, locali e non, il limite delle tre giornate viene percepito come un ostacolo che non tutela la cultura, ma finisce per comprimerla. E il paradosso è evidente: mentre il regolamento nasce con l’obiettivo dichiarato di valorizzare il Teatro Comunale come bene culturale della città, la sua applicazione impedisce alle associazioni più attive di utilizzare quello stesso spazio in modo proporzionato alla loro attività. Da qui nasce anche la scelta di promuovere una raccolta firme, che sarà online dal 4 luglio sul sito cesenaticoindanza.it.

Nel testo della petizione il messaggio è ancora più diretto: “L’attuale regolamento limita l’utilizzo del teatro a sole tre giornate annuali per ogni associazione, un numero insufficiente per realtà radicate sul territorio che svolgono un’intensa attività formativa e producono numerosi progetti artistici nel corso dell’anno”. Secondo i promotori, il risultato è che “centinaia di giovani vengono privati della possibilità di crescere ed esprimersi attraverso la cultura all’interno della loro stessa città”. Ma la battaglia non si ferma al numero di giornate disponibili. Officina delle Arti chiede infatti chiarezza anche sulla governance culturale del Teatro Comunale. Chi decide gli spettacoli che entrano in cartellone e secondo quali criteri? Qual è il progetto artistico che guida la programmazione? Chi è il referente con cui associazioni, artisti e scuole possono interfacciarsi?

Domande che, secondo Baldazzi, attendono ancora una risposta chiara. “Abbiamo bisogno di amministrazioni che sappiano guardare all’impegno di questi giovani e comprenderne il valore”, ha spiegato dal palco. “Amministrazioni che sappiano entrare nel merito delle proposte ed assumersi la responsabilità delle proprie decisioni”. La petizione richiede l’individuazione di un referente stabile per la progettualità culturale, una programmazione più trasparente e una presenza maggiore della danza nel cartellone cittadino.

Un tema che va ben oltre Officina delle Arti. “Questa battaglia di buonsenso non riguarda soltanto noi, ma tutte le associazioni culturali del territorio, le scuole di danza, le compagnie teatrali, i gruppi musicali”.

Perché la domanda che oggi arriva dal palco non riguarda semplicemente una scuola di danza. Riguarda il modello di città che vuole essere Cesenatico, dove il teatro può restare edificio da amministrare oppure diventare uno spazio da vivere. 

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