23 Settembre, 2026 Cesenatico

Le vittime di Don Giacomoni: spuntano due testimonianze da Cesenatico

Si chiama “Spotlight on Italian Survivors” (clicca qui) ed é il più grande database al mondo che raccoglie, traccia e monitora gli abusi sessuali commessi dai rappresentanti del clero. 

Lo fa con numeri e grafici statistici, geo-localizzando i vari episodi, raccogliendo testimonianze ed aggiornando, anno dopo anno, il censimento dell’orrore. 

Questo sistema database, chiamato “iCODIS”, non solo produce dati in tempo reale, ma li quantifica per ogni provincia e regione italiana. 

La piattaforma, ultima creazione del portale “Rete L’Abuso”, ci dice quanti sacerdoti potenziali offender ci sono nella provincia in cui abitate, quanti di questi hanno subito un processo, penale o canonico, quanti invece sono sfuggiti per prescrizione e che fine hanno fatto.

Ma l’osservatorio permanente ci dice anche quante sono le vittime sopravvissute, quante donne e quanti uomini, da chi sono stati abusati e in quale circostanza. 

Ed é proprio in questo segmento, tra i casi recensiti in Emilia Romagna, che spuntano due testimonianze di Cesenatico: loro si chiamano Lino e Nicola e, nello strazio della loro drammatica esperienza, hanno una cosa in comune: entrambi sono stati abusati sessualmente da Don Giuseppe Giacomoni, il parroco condannato a sei anni ed otto mesi di reclusione per sfruttamento della prostituzione minorile. 

Parliamo del sacerdote che, negli anni Novanta, fu accolto presso la parrocchia di San Giacomo e che, in seguito, svolse il suo ministero a Villalta e poi in aiuto ai giovani preti delle comunità della zona pastorale del mare. Nell’ultima parte della sua attività divenne Presidente dell’associazione Arcobaleno di Villamarina, un istituto accreditato presso il tribunale dei minori di Bologna impegnato nel reinserimento sociale di giovani immigrati (leggi qui). E anche qui si macchiò di atroci reati che, dopo un lungo ministero sacerdotale, lo portarono finalmente in carcere. Tuttavia, grazie alla sua veneranda età, morì da uomo libero a Ravenna, dove da anni era stato confinato nell’opera Santa Teresa del Bambin Gesù di Ravenna. 

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