7 Novembre, 2026 Cesenatico

Live Referendum – A Cesenatico vince il SI al fotofinish

Morrone (Lega): “Voto viziato da bufale ideologiche”

“L’Italia che è andata alle urne ha scelto in maggioranza di votare no alla riforma della giustizia”, ma secondo Jacopo Morrone, deputato e segretario della Lega Romagna, non lo avrebbe fatto “con cognizione di causa”. In una nota, l’esponente leghista attacca duramente il fronte avverso, parlando di “martellanti bufale ideologiche”, spesso “tanto inverosimili da apparire ridicole”, diffuse da “politici, giornalisti, docenti, sindacalisti, gente dello spettacolo di sinistra”.

Morrone cita anche la “manifestazione indecorosa di magistrati super politicizzati di sinistra” a Napoli e sostiene che il risultato rappresenti “una sconfitta per una giustizia giusta e trasparente”, oltre che “uno stop forse irreversibile” alla possibilità di allineare l’Italia “alle altre grandi democrazie europee e mondiali che prevedono tutte la separazione delle carriere”.

Nel “quadro deludente”, tuttavia, Morrone rivendica “i risultati molto positivi di Veneto, Lombardia e Friuli” e “quello sostanzialmente in equilibrio del Trentino”, territori “produttivi e strategicamente avanzati dove governa la Lega”. 

Sottolinea inoltre alcune “buone sorprese” in Romagna: in provincia di Forlì-Cesena “il sì vince in 12 comuni su 30”, mentre in provincia di Rimini prevale “in 14 comuni su 27”, con riferimenti espliciti a Cesenatico, Riccione e Bellaria-Igea Marina. 

Per Morrone, alla fine, ha prevalso “l’Italia del no a prescindere”, con una vittoria che però, conclude, “in realtà” segna una sconfitta “per tutti gli italiani che vorrebbero un Paese più moderno”.

L’ex magistrato Andreucci: “Premiato chi ha difeso la Costituzione”

“Grande soddisfazione per il risultato”, perché il referendum sulla giustizia “premia l’impegno profuso da tanti, donne e uomini, molti giovani, in difesa della Costituzione”, secondo Vincenzo Andreucci. Per l’ex magistrato è stata respinta “una riforma imposta dal governo, non maturata nel confronto e nel dialogo parlamentare”, che “avrebbe sconquassato il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato”.

Al centro della sua riflessione c’è il “mantenimento dell’unico Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto dal Capo dello Stato”, definito “la massima garanzia di una giustizia giusta”, perché “forma tutti i magistrati nella cultura della giurisdizione”, fondata “sulla ricerca rigorosa della verità” e “sull’applicazione giusta e imparziale della Costituzione e delle leggi”.

Andreucci sottolinea poi che l’Anm “dovrà collaborare seriamente per superare le criticità” del Csm, mentre l’Avvocatura dovrebbe comprendere che è “anche suo interesse che il Pubblico ministero resti nell’alveo dell’unica Magistratura”, presidio di “una giustizia indipendente dal potere politico e dagli altri poteri forti”.

Infine, avverte che “l’impegno dei Comitati non termina con questa vittoria” e invita a restare “vigili” contro altri tentativi di “manomettere la Costituzione”, a partire da premierato e legge elettorale.

Nardiello (Pd): “Serve serietà, non propaganda”

Giuseppe Nardiello, consigliere comunale del PD, commenta con nettezza l’esito del voto, rivendicando la scelta di sostenere il No. “Ho sostenuto con convinzione questa posizione non per difendere lo status quo, ma per oppormi a un’impostazione che ho ritenuto sbagliata, superficiale e inadeguata rispetto alla complessità del tema”. 

Secondo Nardiello, il risultato rappresenta anche “una battuta d’arresto per l’attuale Governo”, che ha portato avanti queste proposte senza riuscire a costruire un consenso reale nel Paese. “Quando si affrontano temi delicati come la giustizia, non si può procedere per slogan o bandiere politiche”. 

Il consigliere sottolinea inoltre come gli italiani abbiano dato un segnale chiaro, respingendo riforme percepite “come parziali e potenzialmente dannose” e chiedendo invece “interventi più seri, equilibrati e condivisi”. A Cesenatico, osserva, il risultato è stato “quasi in perfetto equilibrio”, segno di un tema sentito e divisivo anche a livello locale. “Oggi la politica deve alzare il livello del confronto: meno propaganda, più ascolto e riforme davvero utili ai cittadini”.

Palazzi (Cesenatico Civica): “Segnale chiaro dai cittadini”

“Il risultato del referendum consegna alcune indicazioni rilevanti che meritano un’attenta riflessione da parte di tutte le forze politiche”. Lo scrive, in una nota, Mauro Palazzi, capogruppo di Cesenatico Civica. 

“In primo luogo – spiega Palazzi – la forte partecipazione al voto rappresenta un segnale positivo per la democrazia del nostro Paese. I cittadini hanno dimostrato di credere ancora nello strumento referendario e nella possibilità di incidere direttamente sulle scelte che riguardano l’assetto istituzionale. Il voto espresso evidenzia inoltre una chiara richiesta: eventuali modifiche alla Carta Costituzionale non possono essere affrontate con logiche di maggioranza semplice, ma necessitano di un ampio consenso condiviso tra le diverse forze politiche. Su questo punto emerge un messaggio significativo anche nei confronti dell’attuale governo”. 

Secondo il consigliere di maggioranza “va sottolineato come la materia oggetto del referendum fosse tecnica e, per molti cittadini, non immediatamente comprensibile o percepita come prioritaria. In questo contesto, una campagna elettorale spesso incentrata più su polemiche e contrapposizioni che sul merito dei quesiti ha contribuito a generare dubbi e diffidenza, orientando parte dell’elettorato verso una scelta prudenziale. I risultati registrati nei territori confermano un quadro articolato e non riconducibile a una lettura politica tradizionale. In diverse realtà locali si sono evidenziati esiti trasversali, con orientamenti di voto non rigidamente allineati agli schieramenti politici. Questo dimostra come i cittadini abbiano espresso valutazioni autonome, andando oltre le appartenenze”. 

“Quella che emerge – prosegue Palazzi – non è tanto un’Italia divisa in modo netto, quanto piuttosto un Paese attento e consapevole, che di fronte a temi complessi sceglie con cautela e senso di responsabilità. La giornata di oggi rappresenta dunque un momento positivo per la democrazia italiana. L’auspicio – conclude – è che tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione sappiano cogliere questo segnale, valorizzando il dialogo e il confronto su temi fondamentali per il futuro del Paese”. 

CGIL Forlì-Cesena: “Ha vinto la democrazia, ora avanti nella difesa dei diritti”

Ha vinto la democrazia, ha vinto la Costituzione, ha vinto la partecipazione. È il messaggio che arriva dalla CGIL Forlì-Cesena all’indomani del referendum costituzionale. A sottolinearlo è Maria Giorgini, segretaria generale della Camera del lavoro territoriale, che parla di un risultato importante, frutto di una mobilitazione diffusa e consapevole: “Esprimiamo grande soddisfazione – afferma Giorgini – per una partecipazione ampia da parte delle cittadine e dei cittadini. È un segnale forte e chiaro del valore che il Paese attribuisce ai principi costituzionali e all’indipendenza della magistratura”.

Secondo la CGIL, il risultato non è casuale, ma nasce “dall’impegno di tante persone, volontarie e volontari, associazioni e realtà sociali che anche nel territorio forlivese e cesenate hanno dedicato tempo ed energie all’informazione e al coinvolgimento dei cittadini”. Un lavoro capillare che, per il sindacato, “ha contribuito a rafforzare la qualità della democrazia e la fiducia nel voto”. 

La lettura della CGIL lega strettamente l’esito referendario anche al tema del lavoro. “Le lavoratrici e i lavoratori – sottolinea Giorgini – chiedono di vivere in un Paese in cui i diritti siano tutelati, le istituzioni siano autonome e credibili e la giustizia resti un presidio contro disuguaglianze, sfruttamento e illegalità”.

Buonguerrieri (FdI): “Il Governo ha fatto quello che aveva promesso”

“Il Governo ha fatto quello che aveva promesso”. Parte da qui Alice Buonguerrieri, parlamentare di Fratelli d’Italia che ricorda come la riforma della giustizia fosse nel programma del centro destra e di Fratelli d’Italia: “Pertanto – spiega – era un dovere farla non solo un diritto perché gli impegni assunti con i cittadini si rispettano. Dopodiché, la sovranità appartiene al popolo, i cittadini si sono espressi e noi rispettiamo la loro decisione. Resta l’amarezza di una occasione storica persa, quella di migliorare il sistema giustizia e modernizzare l’Italia. Andiamo avanti per continuare a onorare il mandato elettorale ricevuto con la stessa serietà, impegno e determinazione di sempre”.

Il segretario del Pd Matteo Gozzoli: “Per la prima volta Governo Meloni sconfitto”

“La vittoria del No al Referendum costituzionale rappresenta un grande spartiacque per lo scenario politico nazionale – spiega Gozzoli – e, dopo anni in cui il Governo Meloni e la maggioranza di centrodestra sembravano inscalfibili nonostante gli scarsi risultati su tutti i fronti della loro agenda politica, per la prima volta gli elettori hanno respinto in modo fermo una proposta di legge fortemente voluta dal Governo. I cittadini hanno detto un no a difesa della Costituzione per respingere una proposta di legge che non risolveva alcun problema della giustizia italiana, ma aveva l’obiettivo dichiarato di ridurre in modo forte l’autonomia della magistratura e i cittadini, anche non di centrosinistra si sono opposti. Quando chi governa cerca di manipolare la Costituzione per aumentare i propri poteri il Paese risponde”. 

“Nel territorio cesenate – prosegue Gozzoli – il no vince in modo deciso in quasi tutti i Comuni con una percentuale più alta della media nazionale. Ne approfitto per ringraziare tutti gli attivisti, i componenti dei Comitati del NO, partiti, associazioni e società civile che in questi mesi hanno lavorato in grande sintonia per contrastare questa riforma inutile e dannosa. Questa vittoria, difficile e fino a qualche settimana fa insperata, ci dice che per il centrosinistra è possibile presentare una proposta che parli a tutto il Paese. Il Partito Democratico cesenate – a partire dai suoi circoli – ha lavorato intensamente contribuendo in modo decisivo al raggiungimento di questo importante risultato che ci farà lavorare con ancora più forza e perseveranza in vista delle elezioni politiche del 2027”.

Il Comitato per la Sicurezza: “Adesso la politica ascolti i cittadini”

“A Cesenatico si apre una nuova fase”. Ne è convinto Alessandro Cappelletti, portavoce del neonato Comitato per la sicurezza e il decoro, secondo cui, a dispetto dell’esito nazionale del referendum, “è giunto il momento di concentrarsi sulla realtà locale.

“Da oggi – si legge in una nota del Comitato – inizia di fatto la corsa verso le prossime elezioni amministrative. E, pur ribadendo la nostra volontà di mantenerci a debite distanze dalle logiche di schieramento, non si può non riconoscere che questo referendum abbia avuto anche una dimensione politica, visto che ha toccato anche temi sensibili come quello della sicurezza”.

Ed è proprio su questo punto che, secondo Cappelletti, emerge una criticità: “Una parte significativa della cittadinanza continua a manifestare insoddisfazione rispetto alla percezione di sicurezza in città. E questo resta un segnale che non può essere ignorato. Chi governa oggi e chi governerà domani, indipendentemente dall’appartenenza politica, deve iniziare ad ascoltare con maggiore attenzione la voce dei cittadini di Cesenatico”.

Il messaggio è chiaro: il tema della sicurezza non può essere relegato a slogan elettorale, ma deve diventare “una priorità concreta nell’agenda amministrativa”. In vista delle prossime elezioni, il Comitato si propone quindi come “interlocutore attivo”, pronto a portare all’attenzione della politica “le esigenze reali della comunità”. 

Zamagni (Lega): “Rispettiamo il voto, ma sul piano locale si può sperare”

Parla di “occasione persa di modernizzare l’Italia, allineandola agli altri paesi europei e occidentali” Filippo Zamagni, capogruppo della Lega in consiglio comunale: “Prendiamo atto – spiega Zamagni – ovviamente con il massimo rispetto della decisione degli Italiani. E’ singolare che tutte le democrazie liberali abbiano già da tempo fatto questo passo, scegliendo la distinzione dei ruoli nella magistratura; mentre noi, così facendo, siamo l’unico paese tra le democrazie avanzate a mantenere un modello unitario della magistratura, dove giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa struttura e rispondono allo stesso organo di governo”. 

Sul piano locale, però, il bicchiere è mezzo pieno: “La vittoria, seppur di misura, del SÌ a Cesenatico, ci fa ben sperare per il futuro prossimo e premia il grande lavoro fatto sul territorio, da parte di tutti i comitati e partiti a sostegno del sì referendario”.

Pestelli (FdI): “Il dato di Cesenatico fa ben sperare per il futuro”

Non usa il “politichese” il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Luca Pestelli per commentare l’esito referendario che ha premiato il fronte del No: “Quando gli elettori si esprimono – spiega – è sempre corretto accogliere il risultato e prenderne atto. Per lo stesso motivo il Governo ha giustamente promosso questa riforma della Giustizia, onorando l’impegno preso con gli italiani attraverso il programma elettorale del centro-destra alle elezioni del 2022, che appunto la prevedeva”. 

“Ho sostenuto con convinzione le ragioni del Sì in questa consultazione referendaria – aggiunge Pestelli – e lo rifarei altre 1000 volte: purtroppo abbiamo perso l’occasione per ammodernare il nostro sistema giudiziario e allinearlo alla maggioranza dei paesi europei e occidentali. È da accogliere positivamente il risultato di alcune realtà locali, tra cui Cesenatico, in cui la vittoria del Sì fa ben sperare per il futuro”. 

Passanese (Pd): “Felice per l’esito, a livello locale un sostanziale pareggio”

“Il risultato ormai è chiaro a livello nazionale: ha vinto il no con il 54%, un dato che comunque ci dice come questa proposta, per fortuna, non abbia convinto fino in fondo il paese”. Lo dice Greta Passanese, segretaria del Partito Democratico di Cesenatico. 

“Sul nostro territorio – aggiunge – il risultato è stato comunque equilibrato e possiamo parlare di un vero e proprio pareggio, perché comunque il sì ha prevalso di appena 17 voti, quindi un margine minimo che racconta una comunità divisa e attenta. Considerando la dinamica nazionale e il fatto che a Cesenatico il centrodestra sia storicamente in vantaggio, riteniamo comunque questo un risultato significativo, il segnale inequivocabile che la proposta fosse sbagliata e che anche una parte dell’elettorato di centrodestra abbia scelto di votare no”.

“Come PD abbiamo sostenuto il no e dunque io sono molto soddisfatta. Evidenzierei, in particolare, l’alta partecipazione al voto che è proprio un elemento fondamentale della democrazia che va sempre sempre valorizzato. Significa che la gente è uscita di casa ed è andata a votare. Insomma, io non posso che essere orgogliosa del lavoro svolto sia a livello nazionale che qui sul territorio dove ci siamo impegnati con serietà, presenza e determinazione. E per questo vorrei anche ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a questo risultato: dai volontari all’amministrazione, fino ai nostri i militanti che, con senso di responsabilità, hanno portato avanti una campagna che si è rivelata molto importante”. 

“Sicuramente – conclude la segretaria Dem – da questi dati emerge la necessità di continuare a lavorare con responsabilità e spirito di dialogo su temi così rilevanti per il futuro del paese. Ovviamente il nostro impegno continuerà sempre verso questa direzione”. 

Zarrelli (FdI): “L’Italia ha perso una grande occasione”

“Rispetto l’esito e il voto degli italiani”. Così Emilio Zarrelli, capogruppo di Fratelli d’Italia, comincia la sua analisi “a caldo” dell’esito referendario: “Credo che oggi l’Italia abbia perso una grande occasione per liberarsi dalle catene di una parte della magistratura politicizzata e di un sistema che non garantisce i cittadini. La vittoria del NO non è un voto di merito, ma il trionfo della conservazione e di chi vuole che nulla cambi mai affinché i soliti privilegiati restino al loro posto”.

“Per quanto riguarda Cesenatico – prosegue – il voto conforta e dà speranza e sono molto contento che il SI abbia vinto. Credo che, oltre l’impegno del partito nazionale, anche noi del territorio abbiamo raccolto un buon risultato. E questo per merito del grande lavoro svolto durante questa campagna referendaria da parte di tutti i comitati e i partiti a favore del SI”. 

Buda: “Non vorrei dare una lettura partitica, ma a Cesenatico il sì ha vinto…”

“Il dato sicuramente positivo è l’affluenza: quando un tema sta a cuore, la gente risponde e va a votare”. Roberto Buda, ex sindaco di Cesenatico e consigliere della lista civica, legge così l’esito del referendum, soffermandosi prima di tutto sulla partecipazione. Per Buda, infatti, “questo è un segnale interessante anche per la politica, che dovrebbe interrogarsi di più e mettersi in discussione quando vede che su temi sentiti i cittadini si mobilitano ancora”. 

Accanto all’aspetto positivo, però, c’è anche la delusione per il risultato complessivo. «Non mi aspettavo un distacco così netto tra il sì e il no e speravo che il sì potesse vincere, perché rappresentava indubbiamente un passo in avanti per l’Italia». Secondo Buda, a pesare è stato soprattutto il tono della campagna referendaria: «Dalla parte del no si è fatta una campagna molto impostata sulla paura, più che sui contenuti. Si è spinto il messaggio del non cambiare nulla, del tenersi le cose come stanno, e questo ha inciso molto».

Per l’ex sindaco, la bocciatura rischia di lasciare conseguenze anche in prospettiva: «La Costituzione non si tocca è un messaggio sbagliato. I principi sono intoccabili, ma ci sono parti che dopo tanti anni vanno modernizzate. Adesso sarà più difficile per chiunque mettere mano a un rinnovamento del Paese».

Buda guarda però con attenzione al dato locale. «La cosa interessante è il risultato di Cesenatico, dove il sì ha vinto. È una magra consolazione, perché il sì avrebbe dovuto vincere in tutta Italia, ma resta un segnale preciso». Un risultato che, a suo avviso, dimostra come «chi ha lavorato su questo messaggio sia stato capito dai cittadini» e che «Cesenatico, quando si entra nel merito dei contenuti, sa dare risposte importanti». Sul piano politico nazionale, conclude, il referendum «ha certamente messo in allerta i partiti del centrodestra». A livello cittadino, invece, Buda frena: «Non darei a questo voto una lettura troppo partitica. Ma, se la si vuole dare, allora il risultato di Cesenatico manda un messaggio molto chiaro».

Cesenatico, il Sì di misura che riapre la partita politica

Il dato è risicatissimo, quasi un fotofinish: a Cesenatico il fronte del Sì nel referendum sulla giustizia prevale con il 50,06% contro il 49,94% del No. Pochissimi voti di scarto, ma un significato politico tutt’altro che marginale. Perché, al di là del merito del quesito, questa consultazione si è inevitabilmente trasformata anche in un test sul governo Meloni e sulla sua capacità di mobilitare consenso. E, almeno a Cesenatico, il risultato dice che il centrodestra una risposta l’ha data.

La prima indicazione è proprio questa: l’area che sostiene il governo è riuscita a portare alle urne un numero di elettori tutt’altro che scontato. In un appuntamento referendario, spesso segnato da disaffezione e partecipazione intermittente, il fatto che il Sì sia riuscito a imporsi, pur di un soffio, segnala una capacità di attivazione politica reale. Non basta, certo, per parlare di svolta. Ma basta per confermare che il centrodestra, quando la sfida assume una dimensione nazionale e identitaria, a Cesenatico sa ancora ritrovare energie, motivazioni e presenza.

Il secondo elemento riguarda la geografia politica della città. Questo voto non rivoluziona gli equilibri, ma ribadisce una realtà ormai visibile da tempo: Cesenatico non è una roccaforte impermeabile del centrosinistra. È una città contendibile. I risultati delle politiche lo mostrano da anni, e anche questo referendum, pur con tutte le cautele del caso, lo conferma. Non emerge nulla di totalmente nuovo, ma si rafforza una lettura già consolidata: il centrodestra ha uno spazio competitivo concreto e, con una proposta credibile, può giocarsi la partita.

Naturalmente, resta la differenza tra voto politico e voto amministrativo. La storia recente insegna che, quando si tratta di scegliere il sindaco, Cesenatico ha quasi sempre premiato il centrosinistra, con l’eccezione della parentesi Buda. È un comportamento elettorale noto: sul piano locale contano profili, liste, relazioni, affidabilità amministrativa. Ma è proprio qui che il risultato referendario offre al centrodestra un’indicazione chiara: senza candidature improvvisate o soluzioni di ripiego, la città può essere contendibile davvero.

Per questo il 50,06% del Sì non va né enfaticamente celebrato né frettolosamente ridimensionato. È una vittoria minima, ma politicamente parlante. Dice che a Cesenatico il centrodestra è vivo, che sa mobilitarsi e che il centrosinistra non può considerare acquisito un consenso automatico. In una parola, dice che la partita resta aperta. E, in questa città, non è mai un dettaglio.

Cesenatico sceglie il Sì: vittoria sul filo con 17 voti di scarto!

A Cesenatico ha vinto il Sì, anche se per pochissimo. Il risultato finale consegna infatti un esito tiratissimo: 6.657 voti per il Sì, pari al 50,06%, contro i 6.640 voti raccolti dal No, fermo al 49,94%. 

Uno scarto minimo, appena 17 preferenze, che però basta a segnare con chiarezza il verdetto delle urne nel comune romagnolo.

Il dato conferma un clima di forte equilibrio, con un elettorato praticamente diviso a metà su un tema evidentemente sentito e capace di mobilitare il territorio. 

Il No accelera a livello nazionale. Ma a Cesenatico…

Non è ancora una sentenza definitiva, e la prudenza resta obbligatoria. Però il quadro nazionale comincia a farsi molto più netto: secondo la seconda proiezione Rai sul referendum, il No è avanti con il 53,9%. Un margine che disegna una forbice di quasi quattro punti e che, salvo clamorosi ribaltoni, sembra indirizzare il voto verso una vittoria del No su scala nazionale. 

La situazione appare però molto diversa a livello locale. A Cesenatico, infatti, il dato va in controtendenza rispetto al quadro generale: qui il Sì sarebbe avanti, in modo anche sorprendente. 

Testa a testa: a Cesenatico avanti i Sì (manca un seggio)

È un risultato sul filo quello che emerge dai dati aggiornati: il “Sì” è in lieve vantaggio con 6.385 voti (50,15%), contro i 6.346 “No” (49,85%). Con 22 sezioni su 23 scrutinate, il margine resta minimo e tutto può ancora cambiare nell’ultima sezione.

Alle medie di via Sozzi un’altra vittoria per i SI

Alla scuola media di via Sozzi (seggio 3) vincono abbastanza nettamente i Si: 362 contro 236 No

A Cannucceto prevale il fronte del SI: 362 contro 332

Nel quartiere di Cannucceto, su 698 votanti (il 66,4%), prevale – per trenta voti – il fronte del SI: 362 contro 332 No (nulle 3, bianche 1)

A Ponente la spuntano i SI

Nella frazione di Ponente, al seggio N.20, vincono i SI di 20 lunghezze: 324 contro i 304 No (una scheda bianca e tre nulle)

A Sala e Villamarina vince sempre il No

A Sala, al seggio N.10, vincono di 22 lunghezze i NO (294 contro i 272 SI). A Villamarina, al seggio N.8, vittoria ancora più rotonda dei NO, che prevalgono 345 a 283.  

Peep, il No passa in due seggi

Nel quartiere Peep prevale il No in entrambi i seggi. Al n.16 i contrari sono 294 contro 259 Sì, mentre al n.17 il No ottiene 358 voti contro 329. Un risultato complessivamente chiaro, anche se con margini contenuti, che conferma un quartiere spaccato ma orientato sul No.

Primi risultati ufficiali al seggio 19 di Ponente: No avanti di 2!

Al seggio numero 19 della frazione di Ponente, sfida sul filo tra Sì e No. A spuntarla è il No con 343 voti, contro i 341 del Sì: appena due schede di differenza. Quattro le schede nulle. Un risultato tiratissimo che conferma l’equilibrio emerso nello scrutinio della sezione.

Affluenza, tutti i dati ufficiali dei 23 seggi: Cesenatico chiude al 64,91%

Affluenza, dati alti a Villalta e Cannuceto

Si aggiungono nuovi numeri sull’affluenza: a Villalta il 65,2% al seggio 13 e il 66% al 14. A Villamarina (seggio 8) si ferma al 61,1%, mentre al Ponente (19) e al Peep (16) si tocca il 67%. Al seggio N.1, quello della scuola Media di via Sozzi, affluenza al 64%. Infine, al seggio 15 di Cannuceto la percentuale dei votanti è stata del 66,4%. Dati che confermano una partecipazione complessivamente buona, con alcune variazioni tra le diverse zone.

Exit poll Opinio-Rai, NO in vantaggio al 49-53%, SI’ al 47-51%

Il No in vantaggio tra il 49 e il 53% dei voti, il Sì tra il 47 e il 51%. E’ quanto emerge dagli exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai. La copertura del campione, alle 15, è dell’83%.

Affluenza, dai seggi i primi dati ufficiali

Arrivano i primi numeri definitivi sull’affluenza: a Sala si registra il 65,7%, mentre al Peep il dato sale al 67,7%. Un avvio che segnala una partecipazione solida in entrambe le zone, con il Peep leggermente avanti. Nelle prossime ore si capirà se il trend verrà confermato anche negli altri quartieri, ma tutti i segnali vanno verso questa direzione.

A trequarti d’ora dalla chiusura dei seggi, Sala era al 64.7%!

L’affluenza continua a mantenersi estremamente alta, con elettori che si presentano ancora ai seggi anche nelle ultime fasi della giornata. In alcune sezioni si registrano code e un flusso costante di votanti. A Sala (seggio numero 10), ad esempio, a circa tre quarti d’ora dalla chiusura, si è già raggiunto il 64,7%. Dati molto positivi per Cesenatico, in linea con l’andamento della Romagna, che si conferma territorio trainante per questo referendum.

Buda: “L’alta affluenza è un segnale politico”

L’alta affluenza al referendum è, secondo Roberto Buda, “un dato politico di grande rilievo”. Per l’ex sindaco e consigliere comunale, “la partecipazione dimostra che, quando i cittadini vengono coinvolti su temi sentiti e concreti, la risposta arriva”. 

“La gente, insomma – prosegue l’ex sindaco – va a votare se avverte che in gioco ci sono contenuti veri, questioni importanti, scelte che la riguardano da vicino. Al contrario, quando prevalgono polemiche, schermaglie e contrapposizioni sterili, la politica perde forza attrattiva e si allontana dalle persone. È quindi un messaggio chiaro anche per chi fa politica: bisogna tornare alla sostanza, al confronto serio, a un livello più alto del dibattito pubblico. Solo così si può ricostruire un rapporto autentico con gli elettori e restituire credibilità alla partecipazione democratica”. 

Drudi, il silenzio come scelta politica

Mario Drudi, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale a Cesenatico, ha scelto una linea chiara e coerente: «Non ho rilasciato dichiarazioni prima e non le rilascerò neanche dopo». Una posizione singolare, certo, ma anche legittima e rispettabile.

La diretta testuale del referendum

La redazione de La Voce seguirà con voi, per tutto il pomeriggio, l’esito del referendum, raccontandone passo dopo passo l’andamento attraverso una diretta costantemente aggiornata. Dalle prime proiezioni ai dati definitivi, passando per le interviste a caldo ai protagonisti della politica, ai rappresentanti istituzionali e ai cittadini, cercheremo di offrire un quadro chiaro e puntuale del voto e del suo significato.

Spazio, naturalmente, ai risultati ufficiali non appena saranno disponibili, ma anche all’analisi politica e territoriale per capire che cosa emerge dalle urne. Un’attenzione particolare sarà dedicata al livello locale, con un focus specifico su Cesenatico: affluenza, orientamenti, reazioni e scenari che il voto apre per la città e per il territorio.

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