22 Settembre, 2026 Cesenatico

“Mi è nato un papà!”: Alessandro Volta racconta la paternità consapevole

Una sala gremita e attenta ha accolto, nel pomeriggio di ieri, l’incontro “Mi è nato un papà!”, ospitato nella sala convegni del Museo della Marineria di Cesenatico in occasione della Giornata Internazionale dell’Ostetrica.

L’appuntamento ha saputo intrecciare riflessione professionale e racconto umano, mettendo al centro il ruolo delle ostetriche e, in particolare, la figura paterna nei percorsi di nascita.

Ad aprire la conferenza è stata Marina Carfagna, presidente dell’Ordine della Professione Ostetrica delle province di Rimini e Forlì-Cesena, che ha sottolineato il valore simbolico della giornata. “Per noi rappresenta un’enorme soddisfazione vedere tanta partecipazione. È un momento importante per riflettere insieme su chi siamo oggi e, soprattutto, su dove vogliamo andare come professione”, ha dichiarato.

Carfagna ha richiamato anche il contesto globale in cui operano le ostetriche, ricordando come il mondo abbia bisogno di un milione di professioniste in più. Ha poi evidenziato il loro ruolo centrale nel garantire salute e sicurezza a donne, neonati e famiglie: “Se fatichiamo a sostenere noi stesse, non possiamo sostenere le donne”, ha aggiunto, aprendo una riflessione sulla necessità di fare rete tra professionisti e di riconoscere pienamente le competenze ostetriche all’interno dei sistemi sanitari.

La parola è quindi passata al pediatra Alessandro Volta, protagonista di un intervento intenso e ricco di suggestioni, dedicato al ruolo del padre nella costruzione dell’equilibrio familiare. “Padre si nasce o si diventa?”, ha domandato provocatoriamente, accompagnando il pubblico in un percorso tra dati scientifici, esperienze personali e riferimenti letterari.

Volta ha insistito sull’importanza del coinvolgimento precoce dei padri, spiegando che ciò che accade nei primi mille giorni di vita può avere effetti significativi anche nelle fasi successive della crescita, fino all’adolescenza. Un passaggio centrale ha riguardato il contatto diretto con il neonato: «Molti padri si sentono davvero tali solo quando tengono per la prima volta il figlio in braccio».

Non solo emozione, però, ma anche responsabilità condivisa. «Il padre non sostituisce la madre, ma si aggiunge. L’amore non si divide, si moltiplica», ha affermato Volta, richiamando la necessità di costruire una vera cogenitorialità, fondata su fiducia, alleanza e comunicazione nella coppia.

Tra i temi affrontati anche quello delle fragilità maschili, spesso invisibili. «La depressione paterna esiste, ma raramente viene riconosciuta. Può manifestarsi con irritabilità, isolamento o iperattività lavorativa», ha puntualizzato il pediatra. Da qui l’invito a considerare la famiglia come un sistema complesso, nel quale il benessere di ciascun membro influisce su quello degli altri.

Ampio spazio è stato dedicato anche al valore della presenza paterna nell’allattamento e nella cura quotidiana. «Il padre incide positivamente sull’allattamento proprio perché lo sostiene, pur senza farlo attivamente», ha spiegato Volta. Un sostegno che passa attraverso gesti concreti: la gestione della casa, la cura di eventuali fratelli e sorelle, l’ascolto e il supporto emotivo alla madre.

L’incontro ha alternato dati, narrazioni, letture e immagini, restituendo la profondità dell’esperienza genitoriale. Tra i passaggi più significativi, la citazione dello scrittore Matteo Bussola, che nel libro La neve in fondo al mare racconta lo spaesamento dei padri nei primi momenti dopo la nascita: «Non sapete dove metterci, perché per noi non è previsto un posto».

Una frase che ha colpito la platea e ha riassunto il senso dell’iniziativa: dare spazio, voce e consapevolezza alla figura paterna, oggi sempre più chiamata a ridefinirsi accanto alle madri e ai professionisti della nascita.

L’evento si è chiuso con un invito alla partecipazione e alla costruzione di reti. «Le sinergie sono potenti – ha concluso Carfagna – e mai come in questo periodo storico abbiamo bisogno di lavorare insieme». Un messaggio che supera la dimensione celebrativa della giornata e guarda al futuro della salute materno-infantile come responsabilità condivisa.

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