22 Settembre, 2026 Cesenatico

Perché Sala non partecipa più al Carnevale di Gambettola?

Tra le luci e i colori del Carnevale di Gambettola, arrivato quest’anno alla 140ª edizione, da un paio d’anni manca un pezzo di identità di una frazione di Cesenatico. Quello di Sala, infatti, non era soltanto un carro allegorico, ma il frutto autentico di una comunità intera, capace di trasformare mesi di lavoro in poche ore di meraviglia.

Una storia di entusiasmo, passione e orgoglio che, pur avendo lasciato un segno profondo nella memoria collettiva, si è chiusa di recente con un epilogo senza rammarico, ma attraversato da una forte malinconia.

Le origini risalgono ai primi anni Novanta, “verosimilmente al 1993”, mentre all’inizio del Duemila il gruppo era già attivo e competitivo. “Al mio arrivo, nel 2002, partecipavano già da parecchi anni”, racconta Monia Livi, storica collaboratrice nella realizzazione del carro.

Più che nascere, quella tradizione era stata ereditata e tramandata tra generazioni, quasi fosse un rito. “All’inizio si lavorava proprio a Sala, in un capannone improvvisato — spiega Monia — poi si portava tutto sul posto la mattina stessa della sfilata. Solo negli anni successivi il cuore della costruzione si è spostato a Gambettola, dove si trova ancora oggi”.

È lì che prendeva forma la magia. Da gennaio fino al Carnevale, ogni sera dopo il lavoro, insieme a molti fine settimana, era dedicata al carro. “Tre mesi pieni, sicuramente”, sottolinea la carrista. Tra ferro, cartapesta e vernici cresceva non solo la struttura, ma anche un legame umano fortissimo: “Si condividevano mesi interi di sacrifici per un obiettivo comune: non poteva che diventare una seconda famiglia”.

C’erano artigiani, giovani e perfino bambini: ognuno aveva un compito, ognuno offriva qualcosa. Chi saldava, chi progettava, chi incartava. “E poi c’era l’idea, lo schizzo iniziale, spesso legato al mondo dei cartoni animati o del cinema — ricorda Monia — che prendeva forma lentamente fino a diventare spettacolo”.

I risultati non tardarono ad arrivare. Sala si impose presto come protagonista, conquistando vittorie importanti fino a un traguardo storico: “Tre successi consecutivi — ancora oggi primato per un gruppo fuori comune — nel triennio 2002-2004, con i carri ispirati a Dragon Ball, Titti e Silvestro, Asterix e Obelix”. Carri entrati nell’immaginario del Carnevale come simboli di creatività e lavoro collettivo.

Dietro l’euforia della sfilata, però, si nascondeva una realtà più fragile. Con il passare degli anni, nonostante un nuovo trionfo nel 2015 con “Ridotti all’osso”, il gruppo si è progressivamente assottigliato. Le energie diminuivano e il ricambio generazionale faticava a concretizzarsi. “Eravamo sempre meno — ammette Monia — e costruire un carro senza la necessaria manovalanza diventava ogni anno più complicato”.

Il 2022 ha rappresentato così l’ultimo capitolo. Dopo la pausa forzata della pandemia, il ritorno era carico di aspettative, ma anche di fatica. “È stato un anno di sacrifici per tutti — racconta ancora — tra il peso del lavoro e le difficoltà che si accumulavano, fino alla delusione finale per l’esito della gara”.

Non è stato un singolo episodio a decretare la fine, ma la somma di più fattori: stanchezza, carenza di volontari, difficoltà crescenti. La decisione, quasi inevitabile, arrivò comunque all’improvviso. “La sera stessa della premiazione abbiamo deciso che sarebbe stata l’ultima volta”, confida Monia. Nessun ripensamento immediato: “Abbiamo subito lasciato il pianale al comitato organizzatore, poi il gruppo si è sciolto”.

Da allora resta un vuoto che si avverte nitidamente ogni anno, quando il Carnevale torna ma Sala non c’è più. Restano vivi i ricordi delle notti passate a lavorare insieme, le fotografie, le risate, e quella frase che riaffiora puntuale: “Dai, ricominciamo”. Un invito sospeso tra il desiderio di tornare e la realtà di una fatica che, poco alla volta, ha consumato un’esperienza bellissima.

Il punto più doloroso, in fondo, non sta tanto nella fine improvvisa, quanto nel lento spegnersi di una passione che per anni ha unito un’intera comunità. Così, mentre i carri continuano a sfilare a Gambettola tra musica e coriandoli, manca qualcosa. Sala, almeno per ora, si è fermata. E con lei si è fermato anche un frammento dell’anima più autentica del Carnevale.

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