6 Ottobre, 2026 Cesenatico

“Il Porto Canale è un monumento, non un affare privato”: sul “caso dehors” irrompe Bruno Ballerin

Nel dibattito sul decoro urbano e l’attuale regolamentazione del Porto Canale, irrompe ora una voce autorevole che può rivendicare una solida conoscenza diretta della storia di quel luogo. È quella di Bruno Ballerin, storico, già assessore alla Cultura e figura protagonista, tra gli anni Settanta e Ottanta, nel recupero di una parte fondamentale del patrimonio storico e marinaro di Cesenatico.

Ballerin, pertanto, non osserva la vicenda soltanto da cittadino. È stato infatti presidente dell’allora Azienda di Soggiorno, quando promosse diverse iniziative ed interventi che avrebbero contribuito a trasformare il Porto Canale nell’immagine che oggi Cesenatico presenta ai suoi visitatori. Dal recupero di Piazza delle Conserve alla ricerca delle antiche imbarcazioni, fino alla nascita della sezione galleggiante del Museo della Marineria e, successivamente, anche a quella di terra.

Ed è proprio da questa prospettiva che ora interviene nel confronto sul regolamento per dehors ed elementi di arredo nel centro storico, emerso nelle ultime settimane dalla contrapposizione tra Amministrazione comunale, esercenti locali e opposizioni. Lo fa con una posizione netta: il Porto Canale deve essere vissuto, ma prima ancora tutelato in quanto autentico patrimonio collettivo.

Per Ballerin il punto di partenza non può essere il singolo dehors, l’espositore o un caso di multa. Bisogna partire, bensì, dalla natura stessa del Porto Canale. “Si tratta di un vero e proprio monumento – sostiene – sorto nel 1314. È quindi un monumento di rilevanza nazionale, oltre che di interesse per la Soprintendenza e del Ministero”.

Una convinzione che, nella sua ricostruzione, deriva anche dagli studi e gli interventi che lui stesso ha condotto negli anni. Ballerin ricorda quindi il lavoro sul patrimonio storico della città: le colonne veneziane sul ponte, il recupero e la valorizzazione di luoghi e reperti, la lapide dedicata al disegno di Leonardo da Vinci e il perimetro della Torre Pretoria.

Ma, soprattutto, ricorda ciò che ha rappresentato il recupero della marineria. “Nel 1977, quando ero presidente dell’Azienda di Soggiorno, indissi un convegno sul Porto Canale e la marineria romagnola. Quel convegno aprì un discorso nuovo sulla gestione del territorio”. Pochi anni prima era già iniziato il recupero delle Conserve, mentre poco più tardi Ballerin si mise alla ricerca delle antiche imbarcazioni della marineria locale.

“Non mi sono limitato a dire “che bello il Museo della Marineria”. Mi sono messo alla ricerca delle imbarcazioni, una ad una, in tutto l’Adriatico, perché erano reperti ormai spariti”. Fu così che prese forma la sezione galleggiante del museo, con le prime imbarcazioni e poi anche il trabaccolo da trasporto, recuperato solo successivamente. Un progetto che, secondo Ballerin, “contribuì a cambiare radicalmente la percezione di Cesenatico”.

È proprio qui che arriva il passaggio più politico della sua riflessione. Secondo Ballerin, il successo del Porto Canale contemporaneo è innanzitutto “il risultato degli investimenti e del lavoro che negli anni hanno trasformato quella parte della città in una delle sue principali attrazioni”.

E questo, inevitabilmente, ha prodotto anche un enorme valore economico per le attività che vi si sono insediate. “Prima del recupero – ricorda – lungo il Porto Canale si contavano solo due ristoranti: Titon e La Buca. Non c’era ancora l’isola pedonale e nemmeno i tavolini fuori”. Oggi, invece, le attività sono molte di più. “Per quale motivo? Perché abbiamo fatto del Porto Canale una tra le più belle cornici d’Italia. Perciò tutti vorrebbero sempre di più”.

È qui che Ballerin introduce il concetto che diventa centrale nella sua posizione: il confine tra interesse privato e interesse pubblico. “L’imprenditore deve esistere – chiarisce – poiché siamo in una società libera e democratica. Ma deve lavorare all’interno delle norme e senza travalicare le leggi vigenti, perché a quel punto danneggia la collettività”.

Il termine utilizzato da Ballerin, inoltre, è particolarmente forte: “ingordigia”. Non per contestare l’esistenza stessa delle attività economiche, che anzi considera “indispensabili”, ma ad indicare quello che a suo giudizio è il rischio di trasformare progressivamente un bene pubblico in uno spazio ad esclusivo servizio dell’interesse privato. “Il pubblico serve proprio a questo: eleggiamo gli amministratori perché dispongano regole nell’interesse di tutti”. E la sintesi che Ballerin propone è precisa: “L’ente pubblico deve fermare gli ingordi, ma far lavorare gli imprenditori. Questo è il vero punto di equilibrio”.

Una posizione che, pur promossa da una figura storicamente collocata nell’area della sinistra cesenaticense, finisce per entrare nel dibattito attuale in modo autonomo rispetto alle contrapposizioni politiche.

Sul caso specifico del Caffè Marivaux, il cui dehors è stato recentemente rimosso dopo il procedimento avviato dalla Polizia Locale, Ballerin mantiene una posizione prudente, dichiarando di non conoscere tutti gli elementi specifici della vicenda. Sul principio generale, però, non ha dubbi: “È opportuno rispettare le leggi che vengono fatte collettivamente? Direi di sì”.

Se un’attività sceglie di realizzare qualcosa di difforme rispetto alle norme, secondo Ballerin, è inevitabile che l’Amministrazione intervenga. “Se c’è una legge, la rispetti esattamente come la rispettano gli altri. In caso contrario, fa bene il Comune a rimuovere”. E qui torna la sua definizione del Porto Canale come monumento: “Non è un giochino nella piazza di un paesino dell’entroterra. Qui siamo di fronte ad un monumento del 1314, che va rispettato con tutto il rigore che merita”.

Ballerin si mostra decisamente più duro, invece, davanti alle immagini degli arredi contestati. Tavoli, tappeti e altri elementi che, secondo lui, risultano incoerenti con il contesto storico e architettonico del Porto Canale: “È una cosa indecente”, commenta. E ancora: “Nel 2026, a cinquant’anni dal convegno del 1977, dobbiamo ancora discutere di mettere tavoli scompagnati sul Porto Canale? È una vergogna”.

Parole che vanno lette, ancora una volta, alla luce della sua storia personale e amministrativa: Ballerin rivendica infatti di aver dedicato decenni al recupero della bellezza del centro storico e del Porto Canale. “Ho personalmente lavorato per la bellezza del centro storico e del Porto Canale, spesso gratuitamente. Altri, invece, vorrebbero guadagnarci sopra”.

Da qui la sua conclusione: gli imprenditori devono poter lavorare e guadagnare, ma non possono pretendere che l’esigenza di aumentare i propri spazi o le proprie possibilità commerciali prevalga sulla tutela di un bene che appartiene alla collettività. “L’ingordigia non fa bene a nessuno”, conclude l’ex assessore.

Il suo intervento aggiunge così un elemento particolare al dibattito di questi giorni. Da una parte ci sono gli esercenti che chiedono maggiore flessibilità, contestando una regolamentazione ritenuta troppo rigida e l’applicazione delle sanzioni nel pieno della stagione turistica; dall’altra l’Amministrazione, che invece rivendica la necessità di tutelare il decoro e l’uniformità del Porto Canale.

E poi c’è Ballerin, che guarda alla questione da una prospettiva ancora diversa: quella di chi contribuì a costruire il patrimonio che oggi tutti contendono e sul quale tutti, direttamente o indirettamente, fanno impresa. Il suo messaggio è quindi tutt’altro che contrario alle attività economiche, anzi: “L’imprenditore deve esistere”, ma, aggiunge, “all’interno di norme e leggi”.

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