7 Novembre, 2026 Cesenatico

Referendum giustizia, l’avvocata Barbara Forcelli: “Basta strumentalizzazioni politiche”

Il dibattito in vista del referendum sulla riforma della Giustizia, indetto per il 22 e 23 marzo, sta assumendo sempre più i contorni di una campagna elettorale permanente. Il rischio, avvertono diversi osservatori, è che la polarizzazione politica finisca per oscurare la sostanza della revisione costituzionale, trasformando un tema delicato in terreno di scontro ideologico.

A richiamare l’attenzione sul “merito tecnico” interviene anche l’avvocata civilista Barbara Forcelli, titolare di uno studio legale a San Piero in Bagno e attiva nel Comitato “Sì Riforma”, che mette in guardia dalle strumentalizzazioni “a discapito dei cittadini” e dall’appiattimento del confronto su logiche di schieramento.

Avvocato Forcelli, oggi la Giustizia italiana è costantemente oggetto di dibattito. Le critiche più aspre si appuntano, innanzitutto, sulla lentezza dei processi e sull’urgenza di una revisione strutturale. In cosa difetta, a suo avviso, l’odierno assetto del Sistema giudiziario? 

“Diciamo subito, a scanso di equivoci, che il tema della lentezza dei processi non riguarda il prossimo referendum: si tratta di un problema che ha provato a risolvere la Riforma Cartabia sotto il Governo Draghi, ad oggi – va detto – con scarsi effetti. La riforma attualmente discussa si rende necessaria, invece, al fine di garantire che il processo penale sia effettivamente accusatorio, quindi costituito da due parti contrapposte, una che accusa ed una che si difende in maniera paritaria, davanti ad un giudice equidistante. Ritengo che tale revisione non sia ulteriormente rinviabile per il nostro Paese alla luce anche della necessità di un adeguamento rispetto agli altri Paesi europei”. 

La campagna referendaria attualmente in corso assume sempre più le sembianze di una guerra verbale tra opposte fazioni, coinvolgendo anche professionisti del Diritto che scelgono di investire la propria competenza a sostegno dell’una o l’altra posizione. A tal proposito, ritiene che la riforma in esame possa costituire una soluzione concreta ai limiti della Giustizia? 

“Da professionista, confermo che ormai il dibattito sul referendum ha assunto aspetti prettamente politici dimenticando, purtroppo, che la riforma non attiene esclusivamente all’efficienza della magistratura quanto al benessere dell’intera cittadinanza. Questa rappresenterà, in caso di passaggio, un momento fondamentale per la Giustizia italiana, a garanzia dell’assoluta equidistanza tra le parti processuali (giudice, Pm e avvocato) e come tutela dal problema ben noto delle correnti politicizzate all’interno della magistratura”. 

L’eventuale passaggio della proposta garantirebbe la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, l’istituzione di due distinti Csm e l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare per i giudici. Sarebbe sufficiente, secondo lei, a sanare le lacune della Giustizia? 

“Ritengo convintamente che rappresenti un indispensabile punto di partenza per modernizzare il nostro sistema giudiziario. Guardando al futuro, si renderanno presto necessarie ulteriori riforme a partire dalle tempistiche dei processi, indubbiamente ancora troppo lunghe”. 

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