A Cesenatico il Sand Gate è ormai considerato tra gli stabilimenti più riconoscibili della spiaggia di Ponente: evidentemente informale e forse proprio per questo molto frequentato, oltre che alternativo grazie ad una formula chiara che lo ha reso un autentico caso a sé nel panorama balneare locale. Anche perché si tratta effettivamente di una realtà sui generis: non insiste infatti sul classico demanio marittimo – come per il resto degli stabilimenti balneari – ma su demanio forestale. Una particolarità che lo distingue dagli altri bagni, contribuendo a renderne peculiare anche la gestione.
Proprio per questo ha fatto discutere il cartello comparso già oltre un mese fa e ancora oggi ben visibile all’ingresso: “No cibo e bevande da casa”.
Una frase secca, che da una parte ha comprensibilmente acceso interrogativi tra i bagnanti. Dall’altra, invece, anche le ragioni della scelta risultano facilmente intuibili, dalla tutela dell’attività di somministrazione interna al sostegno dei costi di gestione. Se alcuni clienti occupano gli spazi del locale consumando prodotti acquistati altrove, infatti, il disappunto dei gestori appare più che legittimo.
Diverso, tuttavia, è trasformare questa esigenza in un divieto generalizzato, rivolto indistintamente anche a chi vorrebbe semplicemente mangiare un panino o bere una bottiglia d’acqua sotto il proprio ombrellone. La spiaggia, pur essendo organizzata e gestita, continua infatti a rappresentare nell’immaginario collettivo uno spazio di piena libertà, dove nessuno si è mai stupito nel vedere una famiglia aprire una borsa frigo, tirare fuori un panino, della frutta o l’acqua per i bambini.
Resta inoltre un interrogativo pratico: cosa accadrebbe se qualcuno ignorasse il cartello? Verrebbero effettuati controlli? Si chiederebbe ai clienti di riporre il cibo, oppure di lasciare lo stabilimento? O forse quel messaggio ha semplicemente il valore di un invito, destinato a non tradursi in una regola effettivamente applicata?
Per cercare di fare chiarezza abbiamo provato a capire chi abbia competenza su una situazione tanto particolare.
Il Sand Gate sorge su un’area appartenente al demanio forestale. Abbiamo quindi contattato il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, attraverso il Reparto Biodiversità di Punta Marina, competente sull’area e che ha seguito anche il recente bando novennale per l’affidamento della concessione. Dalla conversazione con il Tenente Colonnello Francesco De Santis, però, emerge innanzitutto che la vicenda non rientrerebbe nelle competenze dirette del Reparto. “Questa è una cosa strettamente commerciale e di rispetto delle leggi generali e, eventualmente, anche dei regolamenti comunali”, spiega.
De Santis conferma inoltre che l’area è stata concessa alla società che gestisce il Sand Gate, ma precisa: “Tutto il resto, nella ordinaria gestione dell’esercizio, è a carico del concessionario”. E aggiunge che soltanto qualora il Comune o la Polizia Locale dovessero accertare eventuali irregolarità, “faremo noi le nostre considerazioni”.
Alla domanda diretta se il cartello sia legittimo oppure no, la risposta è prudente: “Adesso non so dire se è giusto o sbagliato quel cartello lì. Non è tra le nostre dirette e immediate competenze”. Lo stesso ufficiale invita quindi a rivolgersi al Comune di Cesenatico, ritenendo che la questione riguardi “le norme generali sul commercio” e osservando che potrebbe trattarsi anche di “scelte commerciali, probabilmente legittime, da parte del titolare dell’esercizio”.
Indicazione che abbiamo seguito, ricevendo però dall’Amministrazione Comunale una risposta concisa ma altrettanto netta: “È demanio forestale: noi non abbiamo alcuna voce in capitolo”.

Il risultato, almeno per il momento, è un curioso rimpallo di competenze in cui nessuna delle parti coinvolte sembrerebbe assumersi la responsabilità di una risposta definitiva sulla legittimità di quel cartello, che ad oggi risulta pertanto impossibile offrire ai cittadini. Da una parte il Comune che si chiama fuori, dall’altra un’area gestita nell’ambito del demanio forestale con competenze non immediatamente riconducibili alla disciplina ordinaria degli stabilimenti balneari.
Insomma, più che un chiarimento, al momento siamo di fronte ad una partita di “non è competenza nostra”. E mentre gli uffici si passano idealmente la palla, il cartello resta lì ben piantato sulla sabbia, continuando a porre la stessa domanda a cui, dopo oltre un mese, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta davvero definitiva.