La Cisl Medici della Romagna esprime preoccupazione per quanto sta accadendo all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, dove sei medici risultano attualmente indagati. In una nota diffusa nei giorni scorsi, il sindacato sottolinea con forza che l’atto medico ha come unico scopo la cura della persona e che, di conseguenza, deve essere svolto in piena autonomia e libertà. Una libertà che — si legge nel comunicato — “accresce la responsabilità morale del medico”, chiamato “a rispondere pienamente delle decisioni che incidono sulla vita umana”.
Il riferimento è alla perquisizione informatica effettuata giovedì 12 febbraio nel reparto di Malattie infettive dalla Squadra Mobile, sotto il coordinamento dei pubblici ministeri Daniele Barberini e Angela Scorza. L’indagine riguarda presunte certificazioni mediche ritenute incomplete o arbitrarie, con cui sarebbe stata attestata la non idoneità al trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio di pazienti stranieri destinatari di un decreto di espulsione.
L’organizzazione sindacale ribadisce inoltre la propria “totale e completa fiducia nel lavoro della magistratura” e afferma la necessità di respingere “qualsiasi strumentalizzazione politica della vicenda, mantenendo al contempo le distanze da quelli che definisce “processi mediatici già in atto”.
La Cisl Medici evidenzia infine l’urgenza di chiarire ruoli, procedure e responsabilità dei medici ospedalieri, “sempre più spesso chiamati a operare in contesti complessi legati a emergenze umanitarie e ai fenomeni migratori”. Il sindacato conclude dichiarando di restare fiducioso “in attesa degli sviluppi delle indagini”.