Nuovo appuntamento con “Segnatevi questo nome”, la rubrica della Voce dedicata alle eccellenze degli istituti superiori di Cesenatico. Oggi conosciamo Giada Ceredi, diplomata con 100 e lode al Liceo “Enzo Ferrari”, indirizzo Scienze Umane.
C’è chi trova nelle parole un rifugio e chi invece, tra quelle stesse parole, costruisce il proprio futuro. Giada Ceredi, 19 anni, nata a Rimini e cresciuta a Bellaria-Igea Marina, appartiene a questa seconda categoria. Diplomata con 100 e lode al Liceo “Enzo Ferrari” di Cesenatico, indirizzo Scienze Umane, ha sempre fatto dello studio il suo punto di forza, senza però smettere di coltivare ciò che la rende davvero sé stessa: il canto, il disegno, la lettura, il nuoto e, soprattutto, una profonda curiosità verso l’animo umano.
Da una parte la letteratura, dall’altra la psicologia. Due mondi solo apparentemente lontani, che per Giada sono accomunati dallo stesso filo conduttore: il desiderio di comprendere le persone, le loro emozioni, fino ad accedere alle loro storie. A settembre inizierà Lettere Moderne all’Università di Bologna, accompagnata da un sogno tanto preciso quanto affascinante: dedicare la propria vita allo studio di Dante Alighieri e, un giorno, essere riconosciuta come una “dantista”, pur senza rinnegare la passione autentica verso la psicologia e per la scrittura.
Hai ottenuto il massimo dei voti con tanto di lode. Ti aspettavi questo risultato? Cosa ha significato per te?
“Non voglio assolutamente sembrare una persona vanitosa, ma devo ammettere che lo studio è il mio più grande punto di forza: infatti, ho sacrificato molti aspetti della mia vita per concentrarmi su ciò in cui sono più abile. Con il tempo, prendere voti alti è diventato la normalità per me; un risultato più basso del solito, al contrario, spesso mi provoca grande frustrazione e profondi sensi di colpa.
Gli ultimi mesi, tuttavia, hanno messo a dura prova le mie certezze. Le richieste dei professori e le aspettative verso di me erano sempre più alte, fino a giugno, quando non ho avuto il tempo materiale per concentrarmi sul ripasso in vista dell’Esame di Stato. Al termine dell’anno scolastico mi sono ritrovata con l’acqua alla gola e mi sono pertanto arresa alla possibilità di non raggiungere il solito voto alto.
Il 100 e lode è stato quindi inaspettato, ma non totalmente. Sono consapevole che, di fronte al mio enorme impegno, avrei faticato ad accettare un punteggio diverso”.
Guardando indietro, cosa ti lascia questa esperienza al Liceo Ferrari? C’è un momento, un progetto o un insegnante che ricorderai in particolare?
“Nonostante le difficoltà, posso affermare che i cinque anni trascorsi al liceo sono stati i più belli della mia giovinezza, almeno fino ad ora. Sono cambiata molto rispetto al giorno in cui sono entrata per la prima volta al Ferrari, grazie soprattutto alle persone che ho incontrato durante il percorso. Ognuna ha lasciato un segno indelebile dentro di me, chi più piccolo chi più significativo, chi più positivo chi invece negativo, ma tutte le esperienze sono state, a loro modo, memorabili.
Il primo ringraziamento speciale lo rivolgo sicuramente alla mia professoressa di Lettere, che ha creduto nelle mie potenzialità e ha sempre valorizzato il mio interesse per Dante e la Divina Commedia. Vorrei dedicare uno spazio anche al mio professore di Scienze Umane, che grazie a tirocini e progetti mi ha permesso di approfondire molti aspetti nell’ambito della psicologia e appassionarmi visceralmente a questa disciplina”.
Quali sono, secondo te, i punti di forza del Ferrari? E se potessi migliorare qualcosa, invece, cosa cambieresti?
“Tra i punti di forza c’è sicuramente il personale. A partire dai collaboratori scolastici, sempre estremamente disponibili ad offrire il loro aiuto e ad ascoltare. Anche molti professori, all’infuori dei voti e delle verifiche, sono persone con cui è possibile scambiare battute e, in alcuni contesti, perfino confrontarsi sulla vita quotidiana.
Anche il percorso di Formazione Scuola Lavoro rappresenta, a mio parere, un grande punto di forza. Il dipartimento di Scienze Umane organizza 60 ore annuali di tirocinio per il triennio e 30 ore per le classi seconde. Ciascuno studente, al termine del percorso scolastico, presenta dunque un curriculum di circa 210 ore di FSL, ben oltre le 90 previste dal Ministero.
Un punto di debolezza è invece l’edificio, soprattutto alcune parti che risultano evidentemente da ristrutturare. Inoltre, la struttura è ormai troppo piccola per ospitare i numerosi studenti che si iscrivono ogni anno, tanto che, da settembre, il triennio delle Scienze Umane sarà trasferito in un altro immobile”.
Qual è stato il tuo approccio allo studio in questi cinque anni? Hai qualche consiglio da dare agli studenti che frequenteranno il liceo nei prossimi anni?
“Personalmente ho sempre ritenuto fondamentale prendere appunti durante le lezioni, poiché questo mi consente di prestare maggiore attenzione alle parole dell’insegnante e comprendere agevolmente i concetti più ostici. Una volta a casa preferisco non creare schemi, ma evidenziare i concetti più importanti sul libro di testo e studiare direttamente da lì, eventualmente integrando gli appunti.
Il mio più grande problema è la concentrazione: se ritengo che l’argomento su cui mi devo focalizzare sia lungo e noioso, la mia mente fa di tutto pur di distrarmi. Da un paio di anni, però, ho scoperto alcune app gratuite che mi aiutano ad isolarmi dagli stimoli esterni. Uno dei consigli che rivolgo ai futuri studenti è quello di dotarsi di una di queste app, o comunque di altre tecniche che possano favorire concretamente la concentrazione.
Tuttavia, il mio più sentito consiglio è quello di non trascurare mai gli altri aspetti della propria vita in favore assoluto dello studio. All’inizio dell’intervista ho ammesso di aver ottenuto un punteggio di 100 e lode perché ho sacrificato molto, ma sconsiglio di cuore a chiunque di adottare lo stesso approccio. Il voto di maturità non dice nulla della persona che lo ha conseguito: ciò che è davvero importante sono le relazioni e gli interessi, che permettono di crescere come persona e di acquisire conoscenze davvero significative”.
Dopo il diploma quali sono i tuoi progetti? Hai già scelto università o percorso professionale? Cosa ti piacerebbe fare in futuro?
“A settembre inizierò il corso di laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna. Si tratta del primo passo per lavorare nell’ambito della ricerca filologica e contemporaneamente scrivere libri, sia di saggistica sia di narrativa. Mi piacerebbe approfondire in particolare tutto ciò che riguarda Dante ed arrivare un giorno ad essere definita una “dantista”. Eppure non vorrei abbandonare completamente la psicologia: il mio sogno è quello di poter integrare questa disciplina alla ricerca letteraria”.
Se dovessi descrivere il Ferrari con una parola oppure lasciare un messaggio agli studenti che inizieranno il liceo a settembre, cosa diresti?
“Per descrivere il Liceo Ferrari, vorrei ricorrere ad uno dei versi più celebri della Divina Commedia: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Esattamente come il viaggio di Dante, il mio percorso non è stato semplice ma mi ha enormemente trasformata: ora mi sento finalmente pronta ad aprirmi a nuovi orizzonti e a nuove “stelle”. Agli studenti che inizieranno il liceo a settembre suggerisco perciò di non arrendersi mai e di provare a cogliere, pur nelle avversità, gli aspetti positivi delle proprie esperienze”.
La storia di Giada è quella di una ragazza che ha trasformato la passione personale in un’autentica bussola. Dietro il 100 e lode non si nascondono soltanto ore di studio e sacrifici, ma innanzitutto una straordinaria sensibilità verso le persone, il desiderio di comprendere il mondo attraverso la letteratura e la psicologia, fino alla piena e salda consapevolezza che un voto, per quanto importante, non possa mai raccontare fino in fondo l’individuo che lo riceve.
Forse non è un caso che abbia scelto proprio Dante per descrivere i suoi cinque anni al Ferrari. Perché, come il poeta fiorentino dopo aver attraversato l’Inferno, anche Giada oggi guarda avanti con la certezza che ogni difficoltà affrontata abbia contribuito a renderla più forte. E mentre nuove “stelle” iniziano ad illuminare il suo cammino, una cosa è già chiara: il viaggio più bello deve ancora cominciare.