Prosegue “Segnatevi questo nome”, la rubrica della Voce dedicata alle eccellenze degli istituti superiori di Cesenatico. Oggi conosciamo Pietro Foschi, diplomato con 100 e lode presso il Liceo Scientifico “Enzo Ferrari”.
C’è chi vede la scuola come un insieme di continue verifiche e interrogazioni. E poi altri, che la vivono come luogo in cui imparare a porsi le giuste domande. Pietro Foschi, nato a Cesena e cresciuto a Cesenatico, appartiene decisamente alla seconda categoria. Diplomato con 100 e lode al Liceo Scientifico “Enzo Ferrari”, si definisce uno “spirito polemico”: ama mettere in discussione le idee che non lo convincono, senza mai rinunciare al confronto. Dietro un carattere schivo e riservato si nasconde inoltre una curiosità inesauribile, alimentata dalla filosofia, la matematica, fino a musica e poesia, discipline che considera semplici modi diversi di interpretare la stessa realtà e, allo stesso tempo, un rifugio sicuro dal caos del mondo.
A settembre inizierà il corso di laurea in Matematica all’Università di Bologna, ma il suo obiettivo è continuare a coltivare anche la filosofia e la letteratura, nella convinzione che il sapere non debba mai limitarsi ad un’unica direzione.
Hai ottenuto il massimo dei voti con tanto di lode. Ti aspettavi questo risultato? Cosa ha significato per te?
“In fondo ho sempre sperato di uscire con la lode e, dati i voti quasi sempre eccellenti ottenuti nel corso di questi anni a scuola, ammetto sinceramente che me l’aspettavo. Durante l’ultimo anno, tuttavia, ho attraversato un periodo difficile e i dubbi hanno messo in crisi quasi ogni mia certezza, non solo in ambito scolastico. Alla fine, però, sono riuscito a superare le difficoltà e ad ottenere, nonostante tutto, il risultato che speravo.
Ha significato molto e poco allo stesso tempo. Emotivamente sono sempre stato molto legato al voto e la lode era l’unico risultato che una parte di me avrebbe davvero accettato. A dirla tutta, si trattava di un legame quasi morboso. Per questo oggi, grazie anche ad una maggiore consapevolezza, mi sento di affermare che il voto dovrebbe passare in secondo piano rispetto alle conoscenze effettivamente acquisite e alle passioni coltivate”.
Guardando indietro, cosa ti lascia questa esperienza al Liceo Ferrari? C’è un momento, un progetto o un insegnante che ricorderai in particolare?
“Mi porto dietro tanti ricordi, legati innanzitutto alle persone incontrate durante il percorso: amici, insegnanti, fino ad aneddoti nel corso delle lezioni ed esperienze come le gite. Più che un singolo momento, però, penso che conserverò nella mia mente un posto speciale per le piccole cose: le battute in classe di alcuni compagni, le frasi tipiche di certi insegnanti, i pranzi a base di panini con la cotoletta, il cantuccio del corridoio in cui passavo gli intervalli a parlare con gli amici”.
Quali sono, a tuo avviso, i punti di forza del Ferrari? E se potessi migliorare qualcosa, invece, cosa cambieresti?
“Essendo una scuola con un numero relativamente contenuto di studenti, almeno rispetto ad altre realtà anche del circondario, offre un ambiente più intimo e meno dispersivo, sicuramente molto tranquillo. Inoltre, ho avuto la possibilità di instaurare un rapporto comprensivo e caloroso con gli insegnanti – aspetto per il quale si dice “profondamente grato” – che mi hanno aiutato e sostenuto nei periodi di difficoltà.
Ho poche critiche da muovere, poiché molti degli aspetti che potrebbero essere migliorati non riguardano strettamente il Ferrari ma qualsiasi scuola. Un elemento di cui ho avvertito nitidamente la mancanza, tuttavia, è una partecipazione attiva degli studenti alle attività extracurricolari come il blog della scuola, inizialmente seguito da una piccola nicchia per poi finire lentamente abbandonato. Sarebbe stato bello vedere gli studenti spronati verso iniziative libere e personali”.
Qual è stato il tuo approccio allo studio in questi cinque anni? Hai qualche consiglio da dare agli studenti che frequenteranno il liceo nei prossimi anni?
“Non mi ritengo uno studente modello per quanto riguarda il metodo di studio. Non sono mai stato particolarmente rigoroso né strutturato: non facevo schemi e prendevo appunti solo per le materie notoriamente più ricche di nozioni, come Storia.
Spesso iniziavo i compiti solo dopo le 18, per poi non andare a dormire finché non avevo terminato tutto. Mi è capitato più volte di finire a notte fonda, verso l’una o perfino le due: questo comportamento era dovuto alla mia netta insofferenza verso lo studio imposto, unita alla volontà di non deludere le aspettative degli insegnanti e, ancor prima, di me stesso. Di norma imparo velocemente e studio molto volentieri, invece, tutto ciò che è in grado di appassionarmi.
Il primo consiglio che darei agli studenti, forse non sempre immediato da mettere in pratica, è cercare di individuare almeno una ragione, degli autentici stimoli che invoglino a studiare anche le materie che interessano meno. Senza una ragione a guidare, infatti, diventa complicato portare qualsiasi cosa fino in fondo. Un consiglio più concreto è invece ripassare con gli amici: personalmente lo facevo spesso, in particolare la sera tramite chiamata: avere qualcuno con cui confrontarsi e ripetere gli argomenti insieme è un ottimo incentivo che rende lo studio certamente più piacevole”.
Dopo il diploma quali sono i tuoi progetti? Hai già scelto università o percorso professionale? Cosa ti piacerebbe fare in futuro?
“Dopo il Diploma ho scelto di studiare Matematica all’Università di Bologna. Apprezzo il rigore e l’eleganza della disciplina, ma soprattutto la naturale giocosità con cui mi approccio ai problemi. I miei interessi, tuttavia, sono più ampi: ho intenzione di approfondire autonomamente anche la filosofia e la letteratura, con particolare riferimento alla poesia. Credo che la matematica possa offrire strumenti intellettuali funzionali a riflettere con maggiore lucidità su qualsiasi disciplina”.
Se dovessi descrivere il Ferrari in una parola oppure lasciare un messaggio agli studenti che inizieranno il liceo a settembre, cosa diresti?
“Direi semplicemente “appartenenza”. In questi cinque anni il Ferrari non è mai stato soltanto il luogo in cui ho studiato, ma un ambiente di cui sono entrato a far parte grazie alle persone incontrate e alle piccole esperienze quotidiane. Agli studenti che inizieranno il liceo suggerirei di non avere fretta e vivere il percorso nella sua assoluta globalità: alla fine saranno le cose apparentemente più semplici ed insignificanti a rimanere impresse nella memoria”.
Il racconto di Pietro è quello di uno studente che ha imparato che l’eccellenza non coincide con la perfezione. Dietro quel 100 e lode ci sono stati dubbi, momenti difficili e la capacità di rimettersi prontamente in piedi, ma soprattutto la consapevolezza che il valore di un percorso non può essere racchiuso in un semplice numero. Restano le amicizie, gli insegnanti, i corridoi percorsi ogni giorno, i pranzi condivisi e quelle piccole abitudini che, solo quando finiscono, ci si accorge quanto fossero preziose.
È forse questa la lezione più bella che Pietro lascia ai ragazzi che inizieranno il liceo: non avere fretta di arrivare al traguardo. Perché i cinque anni del Ferrari non sono soltanto un cammino verso la maturità, ma un autentico pezzo di vita che continua ad accompagnare anche quando il suono dell’ultima campanella è ormai un ricordo. E se dovesse riassumerlo in una sola parola, sceglierebbe “appartenenza”. Una parola semplice, quasi banale, eppure ben capace di raccontare il legame profondo con una scuola che, prima ancora di essere edificio, è diventata casa.