“Il mercato abitativo nelle province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena sta scivolando verso una crisi strutturale senza precedenti”. A lanciare l’allarme è Luca Giacobbe, segretario generale del Sicet Cisl Romagna, che denuncia con fermezza l’impatto del DdL Buonguerrieri, un provvedimento pensato per accelerare i tempi di rilascio degli immobili “in un territorio già segnato da canoni di locazione fuori dalla portata di salari e pensioni».
Le iniziative parlamentari orientate a velocizzare gli sfratti si susseguono e, dopo il disegno di legge Marcheschi, Giacobbe definisce il nuovo DdL della deputata Buonguerrieri “una proposta estremamente insidiosa”.
Il testo prevede infatti l’abrogazione della notifica del preavviso di rilascio, eliminando ogni avvertimento circa la data precisa di esecuzione dello sfratto. Inoltre, l’ufficiale giudiziario dovrebbe avviare l’esecuzione una volta decorso il termine di 10 giorni indicato nel precetto, e comunque entro 30 giorni dalla notifica dello stesso.
La norma stabilisce poi che l’esecuzione del rilascio possa essere posticipata una sola volta, per un periodo non superiore a 60 giorni, restringendo in modo significativo le possibilità di rinvio. Viene inoltre escluso il tentativo obbligatorio di mediazione in caso di mutamento del rito e viene ridotto il termine per il pagamento dei canoni scaduti. Infine, il provvedimento dimezza diversi termini già previsti, imponendo al giudice di fissare la data dell’esecuzione entro tre mesi o, nei casi eccezionali, non oltre sei mesi.
Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno relativi al 2024, la provincia di Rimini si colloca al primo posto per tensione abitativa: 236 provvedimenti di sfratto emessi, di cui 147 per morosità incolpevole, a conferma che la perdita dell’alloggio è spesso legata a difficoltà economiche indipendenti dalla volontà degli inquilini. Ancora più preoccupante è il numero delle richieste di esecuzione nel riminese, che raggiunge quota 979, evidenziando una platea ampia di famiglie bloccate in una condizione di precarietà prolungata.
Il quadro non migliora nel resto della Romagna. Ravenna registra l’incremento più significativo degli sfratti eseguiti, con un +11,27% rispetto all’anno precedente e un totale di 237 esecuzioni. Anche Forlì-Cesena rimane su livelli critici: 231 sfratti eseguiti, in aumento del 4,52% rispetto al 2023.
Destano inoltre particolare preoccupazione i dati sugli sfratti per finita locazione, aumentati a livello regionale del 16,33%, soprattutto nelle città ad alta attrattività turistica come Rimini e Ravenna, dove la diffusione degli affitti brevi sta incidendo in modo rilevante sull’equilibrio del mercato delle locazioni tradizionali.
“I numeri ufficiali raccontano solo una parte della crisi reale”, sottolinea Giacobbe. “Accanto agli sfratti effettivamente eseguiti, esiste una platea molto più ampia di persone che vive da mesi, se non da anni, in un limbo fatto di rinvii, mediazioni e proroghe. Centinaia di nuclei familiari convivono quotidianamente con l’angoscia di perdere la propria casa, con effetti devastanti anche sul piano sociale e psicologico”.
Il sindacato evidenzia inoltre come, alla scadenza naturale dei contratti, un numero crescente di proprietari scelga di non rinnovare per destinare gli immobili alle piattaforme di locazione turistica. Un fenomeno che – secondo Giacobbe – “allontana dai centri urbani studenti, lavoratori stagionali, famiglie monoreddito e giovani coppie, compromettendo il diritto al lavoro, allo studio e la coesione sociale”.
“Velocizzare gli sfratti senza un piano massiccio di edilizia residenziale pubblica – aggiunge – significa colpire i più deboli per tutelare la rendita: una scelta che rischia di trasformare un’emergenza sociale in una bomba a orologeria”. Giacobbe ribadisce quindi la totale contrarietà a “provvedimenti che mirano esclusivamente ad accelerare gli sfratti”, almeno “finché non verrà garantita un’adeguata offerta di alloggi pubblici”.
A peggiorare la situazione, la cancellazione del Fondo nazionale per il sostegno all’affitto nel 2023 ha lasciato i Comuni senza risorse. Resta attivo solo il fondo dell’Emilia-Romagna che, con circa 10 milioni di euro, copre appena il 20–25% delle richieste.
Per questo il Sicet Cisl sollecita uno stanziamento di almeno 250 milioni di euro l’anno per i fondi nazionali e una legge che preveda la graduazione dell’intervento della forza pubblica nelle esecuzioni. Quanto al Piano Casa del Governo – che promette la realizzazione di 100.000 alloggi in dieci anni – il sindacato lo considera “largamente insufficiente rispetto ai bisogni reali del territorio”.