Cesenatico si prepara a vivere un altro intenso mese all’insegna dello sport. Dal Triathlon Challenge attualmente in corso alla Nove Colli Running, passando per la storica Granfondo Nove Colli, fino al Giro d’Italia Women e alla Chase the Sun: eventi capaci di richiamare ogni anno migliaia di atleti, appassionati e turisti, trasformando la città in una vetrina internazionale dello sport all’aria aperta.
Accanto all’entusiasmo e all’indotto economico, però, cresce il malcontento di una parte della comunità locale, che si sente sempre più sacrificata dalle chiusure stradali e dalle limitazioni alla viabilità. A dare voce al disagio è Serena Viroli, residente lungo via Fossa, nella zona lato monte di Villamarina che conduce verso Sala, una delle aree maggiormente coinvolte durante le manifestazioni sportive: “Non ho assolutamente nulla contro queste gare – premette – essendo sportiva anch’io. Credo che portino benefici alla città. Tuttavia, per noi residenti il problema esiste e la cosa peggiore è che, malgrado le nostre lamentele, veniamo completamente ignorati”.
La protesta non riguarda dunque lo svolgimento degli eventi, ma le modalità organizzative e il loro impatto sulla vita quotidiana: “Ogni volta che c’è una manifestazione, le persone coinvolte sono sempre le stesse. Siamo sempre noi a ritrovarci chiusi in casa, ostaggio dei divieti, senza poter uscire o rientrare liberamente”.
Il nodo principale, racconta Serena, è la chiusura totale della viabilità in fasce orarie considerate fondamentali per le famiglie. “Oggi, ad esempio, dovrò andare a prendere mia figlia a Cesena perché solitamente torna con i mezzi pubblici. Ma se arriverà a Cesenatico dopo le 12.45 non potrà rientrare a casa per via delle chiusure stradali. Io sono fortunata perché posso andare a prenderla, ma se lavorassi? Dovrebbe restare fuori casa fino alla riapertura delle 15.30?”.
Un disagio che, secondo la residente, si ripete più volte ogni primavera. “Da fine aprile a tutto maggio è sempre così: triathlon, gare podistiche, ciclismo. Una manifestazione dietro l’altra. Vent’anni fa non era così: c’era la Nove Colli e poco altro. Negli ultimi sei o sette anni, invece, la situazione è esplosa”.
Secondo Serena, la storica Granfondo rappresenta quasi un modello più sostenibile. “La Nove Colli permette, in alcuni momenti, di transitare nella stessa direzione dei ciclisti. Magari si deve attendere qualche minuto, ma si riesce comunque a uscire di casa. Con altre gare, invece, restiamo completamente bloccati”.
Alle difficoltà logistiche si aggiunge il tema della comunicazione. La residente denuncia infatti la mancanza di informazioni chiare e di interlocutori facilmente raggiungibili: “Abbiamo provato a contattare il Comune e la Polizia locale, ma ogni volta è difficile perfino ottenere risposte. Anche leggendo le ordinanze non sempre è tutto chiaro: c’è scritto ‘strada chiusa’, ma cosa significa concretamente? Posso passare o no? Spesso dipende dalla persona che trovi sul posto…”.
C’è poi il problema delle attività dei figli e delle spese sostenute dalle famiglie. “Mia figlia dovrà saltare per la terza volta l’attività sportiva. Come genitore, pago quel corso. Possibile che non si riesca a organizzare gli eventi in modo da garantire almeno il rientro dei ragazzi da scuola o dalle attività?”.
Il sentimento dominante è la stanchezza: “Arrivi al weekend dopo una settimana pesante di lavoro e devi anche stressarti per capire come organizzarti: cancellare impegni, modificare programmi, trovare soluzioni alternative. E i problemi riguardano sempre e solo i soliti”.
Da qui la richiesta rivolta all’Amministrazione: individuare modalità organizzative che tengano conto anche delle esigenze di chi vive nelle zone interessate: “Chiedo soltanto che si pensi anche a noi residenti. Possibile che non esista un altro percorso? Davvero è necessario che il disagio ricada sempre sulle stesse famiglie?”.
Domande che, mentre Cesenatico celebra il suo mese dello sport, continuano ad attraversare una parte della cittadinanza. Perché dietro alle medaglie, ai traguardi e alle immagini spettacolari delle competizioni, c’è anche una quotidianità fatta di strade chiuse, attese e residenti che chiedono semplicemente di poter tornare a casa.