“Purtroppo Vanessa non rappresenta una drammatica eccezione, ma solo un esempio comune in un quadro tragicamente più ampio”. È un commento netto quello di Gabriel Constantin Fraier, funzionario della Filcams CGIL di Cesenatico, sulla vicenda della giovane residente a Cesena (leggi qui) che oggi si trova in una condizione di grave difficoltà dopo il mancato pagamento da parte dell’albergo presso cui ha lavorato durante la scorsa stagione estiva in Riviera.
Secondo Fraier, il caso si inserisce in un contesto strutturale: da un lato “l’assenza di norme in grado di tutelare davvero la precarietà tipica del turismo”, dall’altro una povertà diffusa in un comparto che, a suo dire, genera un valore aggiunto molto basso. “Il lavoro stagionale – spiega – è ormai tradizionalmente un lavoro povero, figlio di un trattamento arcaico che spesso il datore di lavoro riserva ai dipendenti. Parliamo tante volte di forme di retribuzione distorte, molto frequentemente attraverso il nero”.
Per questo, Fraier definisce “sterile e fastidiosa” la retorica sui “giovani che non hanno voglia di lavorare”, diffusa sul territorio soprattutto da albergatori e balneari che lamentano la difficoltà di reperire personale. “La scarsa disponibilità – osserva – è spesso la conseguenza diretta delle condizioni offerte”, tra salari bassi, orari estenuanti e turni insostenibili.
In alcuni casi, aggiunge, queste condizioni vengono mascherate dal cosiddetto “lavoro grigio”: situazioni ibride in cui il lavoratore risulta formalmente assunto, ma finisce per svolgere molte più ore rispetto a quelle dichiarate, con una parte della retribuzione corrisposta fuori busta. Una pratica che Fraier respinge senza mezzi termini, definendola “assolutamente illegale”.
Sul lavoro nero, la posizione è altrettanto dura: “È un comodo strumento di ricatto nelle mani del datore di lavoro – afferma – perché, non essendo denunciabile, il dipendente non può in alcun modo reclamarlo”. Inoltre, prosegue, “consente di ridurre anche significativamente i costi del personale e quindi i prezzi dell’offerta, alimentando una concorrenza sleale a discapito delle attività che rispettano le regole”.
Fraier richiama infine il ruolo delle organizzazioni sindacali e dei contratti collettivi nazionali: “Ci si dimentica spesso che la stipula dei CCNL non è a discrezione esclusiva del sindacato, ma il risultato di un confronto con le associazioni datoriali”. E conclude con un riferimento al quadro politico attuale: “Nonostante viviamo sotto un Governo che ‘non disturba chi produce’ e tende a consolidare il rapporto tra contraente forte e contraente debole, i settori con il maggior numero di tesserati restano in genere i meglio retribuiti, anche per il timore di eventuali scioperi”.