22 Settembre, 2026 Cesenatico

Tommaso Minotti, il 19enne di Cesenatico che ha conquistato L’Eredità: “Grazie al titolo di campione ho saltato la fila alla mensa Rai”

Tommaso, partiamo dall’inizio: perché proprio L’Eredità?
“Perché con quel format ci sono cresciuto. I miei genitori la guardavano e io, dalle elementari, ho sempre seguito il programma. Ho visto l’evoluzione, i cambiamenti nelle regole, il modo in cui è cambiato negli anni. E mi è sempre rimasta questa voglia: ‘prima o poi ci provo anch’io’.”

E quando hai capito che era il momento giusto?
“Appena compiuti i 18 anni, nell’agosto 2024, volevo iscrivermi subito. Però ero in quinta liceo, con la maturità davanti: un impegno troppo gravoso per aggiungerci anche quello. Ho preferito arrivarci con la testa libera. Poi ho iniziato l’università a settembre, Economia, e mi sono reso conto che riuscivo a gestire meglio il tempo. Dopo la prima sessione di ottobre ho detto: ok, questo è il momento”.

Per chi vuole imitarti: qual è la procedura concreta per partecipare?
“Si compila un form online con le proprie informazioni, curiosità, cosa fai nella vita, cosa hai studiato e lasci i contatti. Io l’ho compilato il 18 novembre e il giorno dopo mi hanno chiamato da un numero anonimo: mi hanno detto che gli autori avevano letto il curriculum e volevano fissare un provino.”

Il provino com’è strutturato?
“Come una presentazione personale, ma più estesa del curriculum: passioni, interessi, cosa faccio nella vita. Serve anche a capire se sei adatto alla televisione perchè è pur sempre uno show. Poi ti fanno fare prove simili ai giochi: parole da indovinare da una definizione, domande di cultura generale e una prova a tempo in cui devi rispondere sempre e comunque, per evitare che uno si blocchi.”

Nel tuo caso è andato tutto velocissimo… è sempre così?
“No, non sempre. Io due giorni dopo il provino (il 27) ho ricevuto la chiamata: ‘provino riuscito, ti proponiamo una data’. E la data era l’11 dicembre, quando ho registrato la prima e anche la seconda puntata. Ma ho conosciuto concorrenti che hanno aspettato mesi. Credo che un candidato molto giovane incuriosisca: in questi programmi l’età media è spesso più alta.”

Da Cesenatico com’è stata vissuta?
“Con tanto affetto. Mi hanno scritto in tantissimi: amici, conoscenti, persone che non sentivo da tempo. Sapere che Cesenatico faceva il tifo mi ha dato una carica enorme.”

Arriviamo al backstage: cosa ti ha colpito di più degli studi Rai?
“Il contrasto. Da fuori l’edificio sembra normalissimo, poi entri, passi la portineria, ti danno il pass e scendi: gli studi sono parzialmente seminterrati. Ti ritrovi in corridoi industriali, quasi da fabbrica, ma intorno vedi scenografie, persone in abiti di scena, le veline… è un mondo a parte.”

Logistica: la produzione aiuta?
“Sì, molto. Treni pagati, hotel convenzionato per chi arriva da fuori. Io ho pagato praticamente solo il taxi dalla stazione Termini all’hotel. La mattina poi c’era il van della produzione che ci portava agli Studi Fabrizio Frizzi, in zona Nomentana.”

E prima della puntata? C’è molta “regia” anche sui concorrenti?
“Tantissima. Devi portare diversi cambi: almeno sei capi sopra e tre pantaloni. Poi autori ed estetista scelgono i colori e gli abbinamenti: armocromia, per evitare l’effetto ‘pugno nell’occhio’ o che i concorrenti siano vestiti troppo simili. A quel punto, selezionati gli outfit, gli abiti vanno in stireria e poi si passa al trucco. E lì le donne vengono truccate con grande cura… noi uomini invece in un minuto, giusto un buffetto di cipria sul naso”.

Cosa vi dicono appena prima di registrare?
“Ci fanno il briefing: come stare davanti alla telecamera, essere sorridenti, cordiali, solari, pronti alla battuta. Poi prova audio: conti fino a dieci, regolano i microfoni. E ci hanno detto una cosa chiarissima: ‘evitate di andare in bagno’, perché la tabella di marcia è strettissima.”

Tu ti sei emozionato?
“Più che tensione, stupore. Io sono abituato a parlare davanti alle persone: al liceo ‘Ferrari’ ho fatto il rappresentante d’istituto e oggi faccio politica. Però quando sei lì, nello studio, l’atmosfera è quasi onirica: sembra un sogno. È più semplice e più dimesso di quanto immagini, ma allo stesso tempo è elettrizzante.”

Una cosa che il pubblico da casa non immagina?
“Che alcuni momenti sono molto ‘televisivi’. Per esempio lo stacchetto delle professoresse: la coreografia è registrata e proiettata sullo schermo. In studio loro fanno qualche mossa e guidano il pubblico. E poi ci sono stop e rifacimenti se serve: una risposta troppo generica può fermare tutto, perché regista e notaio controllano. A quel punto si rifà tutto…”.

La Ghigliottina: che effetto fa arrivarci?
“È forte. Montano il tavolo, cambiano lo studio, ci sono momenti morti. Però senti anche il pubblico vicino, il sostegno. Io ho avuto la sensazione che la mia giovane età abbia acceso simpatia.”

E dopo la puntata, da campione?
“Si corre! Microfono tolto, mensa Rai al volo… e sì, ho anche saltato la fila perché ero il campione. Poi, lo stesso giorno, siamo tornati a registrare la seconda puntata: cambi outfit, cartellino con la coroncina, e via. Dopo la prima, diventa tutto più ‘standard’, ma resta un’esperienza fuori dal comune”. 

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