22 Settembre, 2026 Cesenatico

Addio a Giulio Zani detto “Zai”, il pittore naif dell’Apecar di Gatteo Mare

Giulio Zani, per tutti semplicemente “Zai”, se n’è andato a 79 anni. Nato nel 1946 in Sicilia, era arrivato in Romagna nel 1975, stabilendosi a Gatteo. Lavorava in fabbrica e come guardiano; nel tempo libero tornava ai pennelli, imparando da solo, senza scuole né accademie, a mettere su tela ciò che vedeva e ciò che sentiva.

Negli anni Ottanta partecipa a concorsi a Piacenza, Cervia, Bologna, riceve riconoscimenti e segnalazioni, quasi sempre inquadrato nella categoria “arte naif”. In quella fase nei suoi quadri convivono l’autobiografia, i fatti di cronaca, la politica. Nel 1992 la malattia lo costringe a fermarsi; la pittura tornerà nella sua vita solo più di dieci anni dopo, verso il 2006, con una forza nuova.

La seconda stagione di Zai è giocata sulla quotidianità: la casa, il cortile, il bar del quartiere. Le sue tele diventano un diario visivo: nature morte con tavole imbandite, piatti cucinati, ortaggi, bottiglie e scatolame del supermercato, marchi in evidenza come nei volantini delle offerte. Cibo e oggetti parlano di benessere e armonia domestica, di una normalità che il pittore sente di dover celebrare e difendere.

Accanto alle tavole imbandite c’è una ritrattistica inesauribile: autoritratti, ritratti della compagna Virginia, dei vicini, dei clienti dei bar, dei personaggi televisivi e dei politici che vede in tv e fotografa per poi ridipingerli. Gli occhi e le bocche, ingranditi e isolati, diventano simboli: inviti a guardare, ma anche segni del pettegolezzo da cui Zani sente di doversi proteggere.

Zai non si limita a dipingere: mette in scena se stesso. Indossa cappelli decorati da cowboy, camicie e t-shirt personalizzate con scritte che omaggiano Gatteo e pubblicizzano la sua “mostra permanente” in casa. I manifesti che appende a porte e finestre – pieni di frasi, numeri di telefono, timbri, fotografie delle opere e del suo volto – sono quadri e volantini insieme, tasselli di una comunicazione che ricorda quella pubblicitaria.

A cavallo degli anni Ottanta, però, il suo palcoscenico principale resta Gatteo Mare. Per tante estati Zai arriva con l’Apecar in piazzetta Lina Pagliughi, scarica le tele, le appoggia al motocarro e ai cavalletti: la piazzetta si trasforma in galleria all’aperto, tra bagnini, turisti, famiglie a passeggio. Lui parla con tutti, offre spiegazioni, propone quadri, convince i più scettici con slogan come “Brutto fuori bello dentro” o “la tua Romagna è la tua storia”. Così entra nell’immaginario collettivo del paese.

Negli ultimi anni Zai cerca riconoscimento anche attraverso i media: inserzioni su un quotidiano locale per presentarsi come “pittore naif”, una comparsa in una trasmissione di una tv regionale dove arriva con i suoi quadri e il suo cappello viola. In quel gioco di rimandi – la televisione che fornisce le immagini e lui che le restituisce dipinte, piene di scritte e dediche – sta forse il cuore della sua opera: una pittura che assorbe pubblicità, jingle, volti esposti del nostro tempo e li rimanda come cartoline dal folclore contemporaneo.

Con la morte di Giulio Zani detto “Zai”, Gatteo perde un artista appartato e tenace, mai entrato nel grande circuito dell’arte ma capace di diventare, estate dopo estate, un’icona popolare. 

I suoi quadri restano nelle case del paese e dei turisti che lo hanno incontrato accanto all’Apecar: ricordano che anche nelle vite considerate “minori” può nascondersi, caparbia, un’idea molto seria di arte.

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