La scomparsa di Anna Laura Braghetti, protagonista centrale del sequestro Moro, richiama un paradosso che ci riguarda tutti: una vita all’apparenza normale messa al servizio della più radicale violenza politica.
Militante della colonna romana delle Brigate Rosse, intestataria dell’appartamento di via Montalcini identificato come prigione di Moro e poi coinvolta nell’omicidio del giurista Vittorio Bachelet, Braghetti incarna la scelta di trasformare l’ideologia in arma, la casa in covo, la quotidianità in copertura. Condannata, ha scontato una lunga pena e in seguito si è impegnata in ambito sociale e sul carcere, senza che questo cancelli la responsabilità storica e morale delle sue azioni.
Parlare di lei oggi non significa inseguire morbosamente una biografia, ma ricordare che il terrorismo rosso non fu un incidente di percorso, bensì un progetto politico-organizzativo che mirava a sostituire la democrazia con la dittatura armata di una minoranza. Le BR colpirono lo Stato, i partiti, i magistrati, gli studiosi, i sindacalisti, tentando di spezzare il legame tra istituzioni e società e di trascinare il conflitto fuori dalle regole democratiche.
Ed è qui che entra in gioco la nostra terra. La Romagna non è stata spettatrice distante. Il 16 aprile 1988, a Forlì, un commando delle Brigate Rosse-Partito comunista combattente uccide in casa sua il senatore e politologo Roberto Ruffilli, “tecnico delle riforme”, uomo del dialogo, simbolo di una politica che cercava di includere anziché scomunicare. È l’ultimo omicidio politico delle BR: avviene non a Roma o Milano, ma nel cuore di una provincia che somiglia alla nostra, tra vicoli familiari, campanili, negozi sotto casa.
È questo il filo che ci tocca direttamente: dalla casa di via Montalcini alla porta di corso Diaz, la violenza brigatista ci dice che nessun territorio è neutrale.
Prendere oggi lo spunto dalla morte di Braghetti significa ribadire che la memoria delle vittime – da Moro a Ruffilli – non è un rito stanco, ma un argine civile. Vuol dire spiegare ai più giovani che ogni volta che si legittima l’odio politico, che si sogna una “scorciatoia” violenta, si riapre simbolicamente quella stagione buia. Sta a noi, qui, scegliere ogni giorno la parte della democrazia.