4 Ottobre, 2026 Cesenatico

“Questa mi ha rotto, brucia le uova e sputaci dentro”: frase choc sulla comanda

Una colazione in vacanza che, nel giro di pochi minuti, si sarebbe trasformata in un episodio surreale e decisamente spiacevole. È quanto racconta – prove alla mano – una famiglia di tre turisti residenti a Firenze, di origine brasiliana, che nella mattinata di ieri (mercoledì 19 agosto) si è fermata per una colazione in uno dei locali più conosciuti e frequentati di Riccione, in una delle zone più centrali e prestigiose della città: viale Ceccarini.

La famiglia – composta da tre persone, tra cui una donna e altri due familiari – si trovava a Riccione per qualche giorno di vacanza. Intorno alle 10, quindi, ha deciso di fermarsi nel noto locale per mangiare qualcosa. Una scelta apparentemente normale: uova strapazzate, spremute e caffè. Poi, però, sarebbe arrivato l’episodio che ha lasciato i tre clienti increduli.

Secondo il loro racconto, una delle commensali avrebbe semplicemente chiesto che le uova venissero cotte più a lungo, spiegando di preferirle ben cotte. Una richiesta che, sempre secondo la testimonianza della famiglia, sarebbe stata accolta dal cameriere con una risposta dai toni un po’ infastiditi: “Mica gliele portavo crude…”.

Fin qui un semplice battibecco. Ma è quello che sarebbe accaduto subito dopo ad aver spinto i turisti a segnalare l’accaduto. La famiglia ha infatti conservato e fotografato lo scontrino relativo alla consumazione. E proprio su quel documento, accanto alla comanda, compare un “appunto” che lascia poco spazio ad interpretazioni: “questa mi ha rotto il c*zzo anzi brucia le uova e sputaci dentro”.

Una frase pesantissima, che i clienti sostengono di aver scoperto proprio osservando lo scontrino e che, naturalmente, ha cambiato completamente la percezione di quanto accaduto pochi minuti prima. “Meno male che l’abbiamo visto – spiegano – perché se non ce ne fossimo accorti avremmo semplicemente consumato quanto ordinato per poi pagare ed andarcene”.

A quel punto la famiglia avrebbe chiesto spiegazioni direttamente al dipendente, domandando anche di poter parlare con un responsabile. Secondo quanto riferito dai turisti, inizialmente il cameriere avrebbe negato che esistesse un superiore presente in quel momento, sostenendo di essere lui stesso il responsabile del turno. La discussione si sarebbe quindi accesa ulteriormente, fino alla richiesta dei clienti di ricevere nuovamente lo scontrino e di chiamare le Forze dell’Ordine.

La situazione sarebbe poi rientrata con l’intervento di una collega e, successivamente, di un responsabile del locale, che avrebbe raggiunto il tavolo e chiesto scusa alla famiglia. I turisti raccontano di aver poi spiegato l’accaduto, mostrando la fotografia della comanda. Sarebbe pertanto arrivata la presa di distanza dal comportamento del cameriere, con la rassicurazione che una cosa del genere non sarebbe stata fatta materialmente in cucina.

Per la famiglia, tuttavia, la questione non era più soltanto quella di un conto da pagare: “Come facciamo a mangiare in un posto dove vengono scritte simili cose?”. Alla fine hanno saldato quanto già consumato – un caffè e un succo – e si sono allontanati dal locale, portandosi dietro lo scontrino e le fotografie dell’accaduto.

Il locale di viale Ceccarini è una realtà molto conosciuta anche al di fuori della Riviera. Proprio per questo, l’episodio assume un peso particolare: non si tratta soltanto della lamentela di un cliente per un servizio giudicato insoddisfacente, ma della contestazione di una frase estremamente grave comparsa su una comanda interna e successivamente finita sotto gli occhi dei diretti interessati.

Resta naturalmente da chiarire la dinamica completa dell’accaduto e, soprattutto, se e come quanto scritto abbia avuto qualsiasi conseguenza concreta sulla preparazione e somministrazione delle pietanze. Su questo punto, allo stato, non ci sono elementi per affermare che le uova siano state effettivamente “manipolate” nel modo indicato nella nota.

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