Dopo oltre due anni, la Chiesa dei Santi Nicola e Francesco dei Cappuccini torna ad ospitare una presenza francescana stabile. E lo fa con una formula nuova, pensata dall’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo non come una nuova parrocchia, ma in quanto luogo di preghiera, ascolto, formazione ed accompagnamento spirituale aperto a tutta la città e, più in generale, alla diocesi.
È stato proprio Caiazzo, ieri sera, a presiedere la Messa che ha inaugurato ufficialmente il ministero di padre Aaron Nkangu e padre Crispin Beya Ngeleka, quindi l’avvio del Centro di spiritualità “San Francesco”. I due religiosi, già collaboratori pastorali nell’Unità parrocchiale sul mare e cappellani dell’ospedale di Cesenatico, continueranno a risiedere nella canonica di Boschetto, garantendo però una presenza costante anche nella chiesa di largo Cappuccini. La loro nomina era stata annunciata dalla diocesi già a settembre.


Una celebrazione partecipata, carica anche del forte significato per un ritorno profondamente sentito nella comunità locale. La presenza francescana in questo luogo, infatti, affonda le proprie radici oltre quattro secoli fa e proprio su questa lunga storia si è soffermato l’arcivescovo durante l’omelia. “Da oltre 400 anni, in questo luogo, c’è quasi sempre stata la presenza francescana”, ha ricordato Caiazzo, sottolineando come oggi quella presenza riparta “anche se in un modo diverso”, con l’obiettivo di accogliere chiunque abbia bisogno di Dio, della preghiera o semplicemente di qualcuno disposto ad ascoltare davvero.
E proprio l’ascolto ha rappresentato uno dei temi centrali dell’omelia. Partendo dalla figura biblica di Giobbe, l’arcivescovo ha parlato della fede messa alla prova e del compito per il sacerdote come uomo chiamato a vivere accanto alle persone, distribuendo la grazia di Dio ma soprattutto “mettendosi al servizio dei fratelli”. Poi il riferimento al Vangelo, con l’invio dei 72 discepoli “a due a due”. Un’immagine che Caiazzo ha collegato direttamente alla nuova esperienza dei Cappuccini: sacerdoti chiamati ad essere presenti, ad accogliere e ad accompagnare.
“Il vescovo non chiude le chiese”, ha annunciato con chiarezza, rispondendo anche alle voci circolate negli ultimi anni sulla destinazione dell’edificio. “Il vescovo tiene sempre aperte le chiese”, perché anche una sola persona possa entrarvi e fermarsi davanti al Signore.
Dopo la celebrazione, Caiazzo ha spiegato meglio la natura del progetto. Il Centro di spiritualità di Cesenatico sarà diverso dagli altri centri che stanno nascendo in diocesi: non avrà una caratterizzazione esclusivamente legata a un santuario, ma una dimensione “parrocchiale” e allo stesso tempo “zonale”, con una funzione rivolta ad un territorio più ampio. “Abbiamo bisogno di ripartire da Cristo”, ha spiegato l’arcivescovo, individuando in questa esigenza stessa la ragione profonda della nuova iniziativa. “Facciamo tante cose nelle parrocchie, però poi manca il cuore”. Da qui l’idea di creare luoghi nei quali sia possibile pregare, ascoltare la Parola di Dio e trovare sacerdoti disponibili.


Un passaggio di testimone, dunque, che riguarda anche don Altenio Benedetti, più volte ricordato durante la celebrazione. Per lui Cesenatico è stata la prima esperienza da sacerdote dopo l’ordinazione nel 2024: qui ha svolto il suo ministero accogliendo fedeli, ascoltando persone in difficoltà e amministrando il sacramento della riconciliazione. Ora è destinato alla parrocchia di San Pio X alle Vigne, a Cesena, dove farà il suo ingresso nelle prossime settimane. Il saluto ufficiale a don Altenio è fissato per sabato 10 ottobre alle 18, con una Messa che sarà l’occasione per ringraziarlo del servizio svolto in questi anni a Cesenatico.
Così, mentre un sacerdote saluta la comunità che lo ha accompagnato nei suoi primi anni di ministero, due frati raccolgono il testimone e riportano una presenza francescana stabile nella chiesa dei Cappuccini. Non solo per celebrare le Messe, ma soprattutto per trasformare ancora una volta quel luogo in una porta aperta: alla preghiera, all’ascolto e a chiunque senta semplicemente il bisogno di fermarsi. E forse è proprio questa, più di ogni altro aspetto, la nuova vita annunciata ieri sera dall’arcivescovo.