La vicenda è diventata virale nel giro di poche ore, proprio mentre stava già registrando un nuovo capitolo. Dopo la denuncia di una famiglia di turisti di Firenze, di origine brasiliana, che aveva raccontato di aver trovato su una comanda una frase riferita alle uova ordinate – “questa mi ha rotto il c*zzo, brucia le uova e sputaci dentro” – è arrivata anche la replica del noto locale di Riccione, affidata direttamente alle risposte nelle recensioni (clicca qui).
Il caso era esploso nella mattinata di mercoledì 19 agosto, quando i tre turisti si erano fermati per fare colazione durante la loro vacanza in Riviera. Una delle commensali aveva chiesto che le uova strapazzate fossero cotte più a lungo, ma poco più tardi, osservando la comanda, la famiglia aveva scoperto la frase incriminata, decidendo di non consumare le pietanze e chiedere spiegazioni.


Uno dei turisti aveva pertanto lasciato – sempre nella giornata di mercoledì – una recensione pubblica sulla sezione Google del locale di viale Ceccarini, accompagnandola con la fotografia della comanda. Nel commento lamentava non soltanto il contenuto della nota, ma anche quello che ha definito un servizio “scadente” e un’esperienza complessivamente inaccettabile.
A stretto giro è quindi arrivata la risposta della direzione: “Ci dispiace sinceramente per quanto accaduto e per l’esperienza che avete vissuto presso la nostra struttura”, si legge nella replica. Il locale definisce il comportamento segnalato come “assolutamente inopportuno”, sottolineando come non rispecchi “in alcun modo i valori, l’attenzione verso il cliente e gli standard professionali” che la struttura dichiara di voler garantire.
La direzione ha poi introdotto un elemento nuovo rispetto al racconto iniziale della famiglia: il cameriere che avrebbe digitato la frase sulla comanda sarebbe un ragazzo di 17 anni, entrato a lavorare nel locale soltanto da poche settimane. “Un elemento che comunque non attenua la gravità di quanto accaduto”, precisa la stessa direzione, spiegando di stare dedicando al giovane “particolare attenzione formativa”.
Il locale sostiene inoltre che il proprio direttore sia intervenuto tempestivamente, “scusandosi personalmente” con i clienti e annullando interamente il conto, oltre ad offrire alcuni prodotti a loro scelta.

Una ricostruzione che, però, viene successivamente contestata – almeno in parte – dalla famiglia.
In un secondo momento, infatti, uno dei turisti ha chiarito alcuni aspetti che, a suo dire, rischiavano di essere riportati diversamente. “Quello che hanno cancellato era ciò che avevamo ordinato senza poi mangiarlo, perché avevamo notato l’appunto in cui l’operatore suggeriva di sputarci dentro”, racconta. La famiglia precisa invece di aver regolarmente pagato il caffè espresso e un’altra bevanda in bottiglia – che aveva già consumato – nonostante il successivo intervento della direzione.
Anche sull’offerta arrivata dal locale subito dopo l’accaduto, la famiglia chiarisce di aver preferito non accettare nulla. “Abbiamo scelto di declinare l’offerta visto quanto accaduto poco prima, in un ambiente del genere”, spiegano ancora.
Ma soprattutto, i turisti contestano la ricostruzione relativa all’età del dipendente. “Fatico a credere avesse appena 17 anni”, sostiene uno dei protagonisti, convinto che l’indicazione sia stata fornita per “minimizzare quello che è successo”. È una circostanza che, allo stato, resta dunque oggetto di versioni contrapposte: da una parte la direzione del locale, che indica esplicitamente l’età del lavoratore; dall’altra la famiglia, che sostiene di aver avuto a che fare con una persona adulta.
Resta invece un punto sul quale le due ricostruzioni convergono: la frase sulla comanda è autentica ed è stata presa sul serio dalla direzione del locale, che afferma di aver adottato “le necessarie misure affinché episodi di questo tipo non si ripetano”.
La famiglia, dal canto suo, ha deciso di conservare tutta la documentazione: fotografie, recensione, scontrino e comunicazioni successive. Quello che doveva essere un episodio di ordinaria colazione durante tre giorni di vacanza a Riccione si è così trasformato in una vicenda destinata a far discutere, soprattutto per il contenuto della nota comparsa sulla comanda.
Al di là delle diverse versioni sulla dinamica e sull’età del dipendente, al centro della vicenda rimane il documento: uno scontrino stampato alle 10:05 del 19 agosto sul quale, accanto alla richiesta di avere le uova “molto cotte” e senza insalata, compare quella frase che ha fatto scattare la protesta dei clienti e, poche ore dopo, le scuse ufficiali della direzione.