22 Settembre, 2026 Cesenatico

Capodanno sul Porto Canale: Cesenatico, credici di più

Cesenatico, a Capodanno, si presenta con il suo abito migliore. Il Porto Canale è una guarnizione meravigliosa, di quelle che non hai bisogno di “spiegare”: basta esserci. Piazza Ciceruacchio, ombelico naturale della festa, è scenografia pronta, con quell’eleganza semplice e marinara che altrove se la sognano. E allora viene spontaneo pensare: ecco, qui potrebbe succedere qualcosa di davvero speciale.

Il punto è che, poi, quando vai a guardare il contenuto, l’impressione è che si scelga di non osare. I Moka Club hanno storia, mestiere, energia: nessuna discussione. Ma sono anche una band che, sul nostro territorio, puoi ascoltare praticamente “sempre”. Non è un evento che crea attesa, non è il nome che fa dire: ci vado apposta. È più un “ci sono già”, un’usanza, quasi un sottofondo familiare. E va benissimo, per carità, ma allora non chiamiamolo “Capodanno indimenticabile”: chiamiamolo per quello che è, un bel concerto in piazza.

Stesso discorso per il DJ set di Radio Studio Delta: farà ballare, certo. La piazza diventerà una pista a cielo aperto, brinderemo, ci sarà il calore collettivo e va bene così. Però non stiamo parlando di Bob Sinclar: non è quel tipo di scelta che ti mette Cesenatico sulla mappa delle mete di fine anno. È una soluzione rassicurante, un po’ standard, buona per non sbagliare. Ma proprio perché Cesenatico ha una cornice che alza l’asticella da sola, la prudenza stona.

Ed è qui che nasce la provocazione: se il livello non deve essere eccelso, non sarebbe stato meglio affidarsi agli artisti locali? Cesenatico e dintorni esprimono DJ solidi, band che suonano davvero, voci che riempiono una piazza senza bisogno del “bollino” nazionale. E soprattutto: esprimono identità. Un Capodanno costruito come evento corale – con una direzione artistica seria, una scaletta pensata, un’idea narrativa – potrebbe risultare perfino più forte di un cartellone “di passaggio”. Perché sarebbe nostro, riconoscibile, esportabile come racconto.

Negli ultimi anni il Natale a Cesenatico ha avuto un rilancio evidente: l’accensione del presepe è diventata un momento grande, un richiamo vero. Ma ogni stagione che funziona ha bisogno del suo finale. Serve un contraltare: un evento che chiuda in maniera degna, che faccia da sigillo, che dica “ok, adesso si riparte”. Oggi quella ciliegina sulla torta manca. Il Capodanno c’è, ma non pesa: non lascia il segno, non crea tradizione nuova.

La sfida dei prossimi anni è tutta qui: credere di più in questa festa. Non per fare le cose “più grosse”, ma per farle con più coraggio, più carattere, più Cesenatico. Insomma, se il livello è popolare, allora rendiamolo orgogliosamente popolare e locale, ma con qualità e visione. Perché la scenografia, quella, è già da capitale della Riviera. Ora serve solo uno spettacolo che la meriti.

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