In politica si ama spesso parlare dell’“altra metà del cielo”. Formula nobile, certo, ma ormai consumata da troppi convegni e da troppi slogan. Il punto vero, oggi, non è mettere una donna in vetrina per sembrare all’avanguardia. Il punto è trovare donne all’altezza della sfida. E a un anno dalle elezioni amministrative di Cesenatico, forse è arrivato il momento di dirlo con chiarezza: questa città meriterebbe il suo primo sindaco donna.
Non per moda. Non per ideologia. Non per galanteria tardiva. Ma per qualità.
Ci sono almeno tre profili che, al di là degli schieramenti, raccontano un’idea di classe dirigente molto più seria di quella che spesso passa nelle liturgie dei partiti. Sono Paola Batani, Francesca Amadori e Barbara Burioli. Tre storie diverse, tre mondi differenti, un tratto comune: la credibilità costruita nei fatti.
Paola Batani rappresenta una dinastia dell’ospitalità che ha segnato la Romagna. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al cognome. Guidare una grande realtà come Batani Select Hotels, custodendo e rilanciando un patrimonio simbolico e imprenditoriale di quel livello, significa tenere insieme visione, organizzazione, reputazione internazionale e radicamento territoriale. In una città che vive di turismo, avere una figura che conosce il valore dell’eccellenza, del servizio e dell’immagine non sarebbe un dettaglio: sarebbe una garanzia.
Francesca Amadori, dal canto suo, ha mostrato una dote che in politica conta più di tante appartenenze: la schiena dritta. Nella vicenda durissima che l’ha vista contrapposta a un colosso come il gruppo di famiglia, non ha scelto il silenzio comodo né il compromesso remissivo. Ha impugnato, ha resistito, ha costretto l’altra parte a misurarsi fino in fondo con le proprie ragioni. E poi ha rimesso in moto il proprio percorso, investendo in formazione alta, management, comunicazione e gestione delle crisi. Una donna che conosce i conflitti, ma non ne viene travolta, è materiale prezioso per qualunque istituzione.

E poi c’è Barbara Burioli, che forse più di tutte incarna ciò che oggi manca alla politica: l’autorevolezza morale. Con Siropack ha costruito un’impresa di successo, ma soprattutto un modello. Ha dimostrato che profitto e principi etici possono convivere, che la competitività non obbliga a diventare cinici, che un’azienda può stare sul mercato senza smarrire la propria anima. In tempi in cui tanti parlano di responsabilità sociale come fosse una brochure, Burioli l’ha praticata davvero, trasformando l’etica in stile di comando e in cultura d’impresa.
Ecco perché questi tre nomi colpiscono. Perché non arrivano dal teatrino. Non sono professioniste della dichiarazione. Non vivono di proselitismi, di correnti, di frasi a effetto. Sono donne che hanno lavorato molto e parlato il giusto. E proprio per questo, oggi, parlano più forte di tanti politici di mestiere.
Con tutto il rispetto per i nomi che circolano, qui il livello si alza nettamente. Per competenza, per struttura personale, per tenuta, per esperienza. Cesenatico ha bisogno esattamente di questo: non di una candidatura ornamentale, ma di una figura che sappia amministrare con rigore, visione e indipendenza.
Che siano di centrodestra, di centrosinistra o di nessuno dei due, importa fino a un certo punto. Quando una città vuole davvero crescere, deve saper riconoscere il valore prima delle etichette. E il valore, in questi tre profili, c’è tutto.
Per questo, chiunque tra loro decidesse di scendere in campo, meriterebbe attenzione vera. E anche tifo, senza imbarazzo. Perché sarebbe un upgrade autentico per Cesenatico: non una bandierina ideologica, ma un salto di qualità. Finalmente affidato a donne che non devono dimostrare di valere. Lo hanno già fatto.
