7 Novembre, 2026 Cesenatico
Dalla quotazione in borsa al fallimento, il sogno infranto di Mattia Bastoni

Dalla quotazione in borsa al fallimento, il sogno infranto di Mattia Bastoni

Aveva costruito un autentico impero: sei hotel e quattro resort in sei regioni italiane con oltre mille camere disponibili e oltre 190mila presenze annue. Nell’agosto del 2020 la quotazione in borsa – nel segmento ex AIM, ora Euronext Growth Milan – prezzo per azione 1,60 euro e l’annuncio di voler essere il collegamento strategico tra il settore alberghiero e i grandi investitori internazionali. Il mercato aveva risposto tiepido ma qualcosa aveva dato: nel collocamento aveva raccolto 1,7 milioni di euro con un flottante del 17,76%. 

A capo di Fabilia Group, holding della vacanza fondata nel 2013 a Milano Marittima (sede sociale al civico 16 della VI Traversa), c’era un giovane di Cesenatico: Mattia Bastoni. Sorriso smagliante, Rayban e Lamborghini Gallardo, sembrava avere le stigmate dell’imprenditore emergente: “Ci consideriamo i pionieri del matrimonio tra turismo e finanza – diceva – e un partner ideale dei maggiori investitori italiani e internazionali con focus sul turismo nel nostro Paese”.

Come Falzaresi e Scialfa aveva scommesso sul format dei “family hotel” e, per reclamizzare il suo gruppo alberghiero, reclutava attori, vip e starlette. 

Ma gli analisti della Borsa, abituati a fare le pulci alle aziende quotate, non erano molto convinti: piccola azienda, piano industriale poco convincente, quotazione non opportuna e i costi per mantenere le azioni sul listino zavorravano il bilancio. 

Insomma, progetto ambizioso ma costruito su fondamenta troppo fragili e così, quando l’Italia si sveglia nell’incubo del Covid, tutti i nodi vengono al pettine. Come un tir contromano, il 28 settembre del 2022 il titolo di Fabilia Group, ribassato di oltre due terzi rispetto al suo valore originario, viene sospeso e, di lì a poco, arriva la cancellazione dal listino milanese. 

E’ l’inizio della fine. Non un epilogo inatteso perché, chi lavorava all’interno delle strutture, aveva già fiutato un vago sentore di bruciato: stipendi in ritardo, fornitori non pagati, le telefonate delle banche puntualmente inevase. Insomma, una gestione delle finanze poco realistica e troppo visionaria. Da lì al fallimento il passo è breve. 

Nel 2023 viene presentata istanza di liquidazione giudiziale perché – come riporta quifinanza.it – “le trattative condotte di recente con alcuni potenziali investitori non hanno avuto esito positivo”. Da quel momento, dopo oltre dieci anni di attività, il gruppo Fabilia sparisce: stacca i centralini, sospende le prenotazioni e sui social posta l’avviso “chiuso definitivamente”, lasciando dietro di sé un’orda di turisti inferociti che reclamano, invano, le loro caparre. Il tonfo fa rumore ed anche Federconsumatori chiede, sul caso, l’intervento del Ministro del Turismo, parlando di “uno scandalo di proporzioni inimmaginabili”.  

“I casi del fallimento Fabilia – riporta il sito Federconsumatori – sono tanti e di vario tipo: da chi ha versato una cospicua caparra o addirittura ha pagato tutto in anticipo in cambio di uno sconto sul prezzo finale e ora non sa come recuperare quanto versato; a chi viene contattato per spostare il soggiorno in altra località pena la perdita dell’anticipo pagato; a chi, ancora, viene contattato da un’altra catena di hotel che telefonicamente afferma di essere subentrata a Fabilia e propone nuovi listini molto più elevati dei precedenti”. 

Il totale dei debiti ammonta a quasi 12 milioni di euro, fra fornitori, banche, prestiti ed Erario. La rincorsa dei creditori è già iniziata: il prossimo 21 gennaio, in tribunale a Ravenna, è prevista l’udienza per le “domande tardive”. Di Mattia Bastoni, oggi 41 anni, non ci sono più notizie. Dietro di lui – sic transit gloria mundi – solo un cumulo di macerie fumanti.

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