7 Novembre, 2026 Cesenatico

David Riondino, la grazia dell’ironia: il suo dialogo con Cesenatico nel nome di Moretti (il video)

La morte di David Riondino priva la cultura italiana di una figura difficilmente classificabile, e proprio per questo preziosa: cantautore, attore, scrittore, affabulatore, artista capace di tenere insieme registri che troppo spesso vengono separati artificialmente, come la leggerezza e la sapienza, il riso e la letteratura, l’invenzione surreale e la disciplina della forma. 

Nella sua vicenda artistica non c’è mai stata una comicità ridotta a smorfia o a battuta consumabile; c’è stata, semmai, un’arte del controcanto, della deviazione, della parola che sembra sorridere mentre in realtà sta misurando il peso del tempo, delle illusioni e delle piccole miserie umane. 

Per questo il suo passaggio a Cesenatico non va archiviato come una semplice data di cartellone. Il 7 luglio 2019, nella Piazza delle Conserve, Riondino portò un Omaggio a Marino Moretti accompagnato da Patrizio Fariselli, all’interno della rassegna “La serenata delle zanzare”. Era il quarantesimo anniversario della morte del poeta di Cesenatico, e la scelta di affidarne la voce a Riondino fu tutt’altro che casuale. 

Fra Riondino e Moretti, infatti, esisteva una parentela non esteriore ma stilistica, quasi morale. Moretti è stato uno dei maestri della tonalità dimessa, della malinconia feriale, dell’ironia in sordina: un poeta che ha saputo sottrarre enfasi al verso per restituire verità alle cose minime, agli interni, alle esitazioni dell’animo. Riondino, da parte sua, ha sempre praticato una comicità colta e laterale, nutrita di letteratura, capace di sfiorare il nonsenso senza perdere l’esattezza del dettato. In entrambi agisce una medesima diffidenza verso il gesto magniloquente; in entrambi la voce autentica nasce da uno scarto, da una misura appartata, da una discrezione che non rinuncia mai all’intelligenza.

È qui che Cesenatico diventa più di uno sfondo. La città di Moretti, con il suo paesaggio adriatico, il suo sentimento della memoria, la sua vocazione a custodire una civiltà minuta e tenace, era il luogo naturale in cui l’arte di Riondino poteva trovare ascolto. Non perché egli appartenesse a quella geografia, ma perché ne comprendeva il respiro profondo: quello per cui la poesia non ha bisogno di alzare la voce, e la comicità migliore non umilia mai, semmai illumina.

E allora, nel giorno della sua dipartita terrena, tra i tanti omaggi del mondo della cultura, è giusto riconoscere a David Riondino una qualità rara: aver saputo attraversare Marino Moretti senza museificarlo, restituendolo vivo, udibile, contemporaneo. E questo, per un interprete, è forse il gesto più alto: non celebrare un autore, ma rimetterlo in circolo nel presente. 

In un tempo incline al clamore, Riondino ha rappresentato l’eleganza della deviazione, la nobiltà del tono minore, la profondità segreta del sorriso. Anche per questo Cesenatico, oggi, ha un motivo in più per sentirlo vicino.

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