Al Museo della Marineria di Cesenatico si è celebrato il rito ormai consueto: palco autorevole, parole giuste, applausi facili. Qualità, sostenibilità, innovazione, accesso al credito, competitività: nel lessico dell’incontro sul Bando Eureca Turismo c’era tutto. E infatti l’idea di accompagnare gli operatori nella riqualificazione delle strutture ricettive è persino condivisibile: la Riviera e l’entroterra hanno bisogno di ammodernamenti reali, non cosmetici. Il problema è che, dietro la narrazione, la misura assomiglia più a una mano di trucco che a una cura.
Perché la cifra stanziata – circa 11 milioni – è semplicemente troppo modesta rispetto all’ambizione dichiarata. Non parliamo di un intervento mirato su un distretto o su una tipologia specifica, ma di una dote che, secondo quanto sostenuto dall’assessorato, dovrebbe coprire l’intero ventaglio della ricettività regionale: alberghi, RTA, condhotel, campeggi, villaggi turistici e marina resort. In pratica, tutti. In Emilia-Romagna. Con 11 milioni. Tradotto: un buffetto di cipria.
Chiunque abbia messo mano a un cantiere sa che riqualificare davvero – efficientamento energetico, sicurezza, accessibilità, digitalizzazione, spazi e servizi – costa centinaia di migliaia di euro per struttura, spesso milioni. Se la dotazione è quella, il rischio è doppio: finanziare micro-interventi poco trasformativi (la “sverniciata” al posto della svolta) oppure creare una lotteria burocratica dove pochi prendono qualcosa e i più restano con in mano le slide e le buone intenzioni. E mentre si invoca “accesso al credito”, il messaggio implicito è: indebitatevi voi, noi mettiamo la cornice.
Il confronto con gli operatori è fondamentale, sì. Ma un confronto serio inizia dai numeri, non dagli slogan. Se la Regione vuole davvero alzare la qualità dell’offerta e rendere la Riviera attrattiva tutto l’anno, servono risorse commisurate, priorità chiare e una massa critica capace di generare cambiamento. Altrimenti il bando diventa marketing istituzionale: utile per un comunicato, irrilevante per la competitività. E la sfida della qualità resta tutta sulle spalle degli albergatori, come sempre.