C’è un filo che unisce la Cesenatico dei primi anni Novanta alla sanità pubblica regionale: porta il nome di Giovanni Bissoni. Oggi, nel secondo anniversario della morte, la città lo ricorda non solo per le cariche ricoperte, ma per l’impronta umana e politica lasciata nei luoghi e nelle persone.
Da sindaco di Cesenatico, Bissoni interpretò l’amministrazione come un lavoro di prossimità: incontri nelle frazioni, attenzione al porto canale e alla marineria, cura degli spazi pubblici come fattore di coesione. Non amava gli annunci; preferiva i cantieri che aprono e chiudono, le soluzioni pratiche per mobilità, servizi e stagionalità turistica. Nel suo vocabolario ricorrevano parole semplici – ordine, manutenzione, sicurezza sociale – perché sapeva che una città ordinata è una città che non lascia indietro nessuno.
Chiamato poi a guidare la Sanità dell’Emilia-Romagna, portò quello stesso metodo: responsabilità, verifica dei risultati, dialogo con professionisti e territori. Promosse la cultura dell’integrazione tra ospedale e territorio, la centralità della prevenzione, la presa in carico dei fragili.
Per molti operatori sanitari fu un interlocutore esigente e leale: sapeva ascoltare, ma chiedeva qualità e misurabilità delle scelte. Il cosiddetto “modello emiliano-romagnolo” prese forza da questa idea: la sanità come bene comune che si difende ogni giorno, con organizzazione e rispetto delle competenze.
Cesenatico lo riconobbe sempre come un punto di riferimento: per la destra e la sinistra di governo locale rimase l’esempio di una politica che decide senza smettere di spiegare. Non un uomo da palcoscenico, ma da tavoli di lavoro, dove si media, si arretra, si riparte. Chi lo ha conosciuto ricorda la misura: nei toni, nei gesti, persino nella polemica. E ricorda l’ironia calma con cui disinnescava gli estremismi.
Oggi il suo lascito è un invito esigente: tenere insieme sviluppo e diritti, turismo e welfare, innovazione e responsabilità pubblica. Cesenatico lo saluta sapendo che la memoria non è un’icona da esposizione, ma una traccia da seguire: quella di un amministratore che ha trattato la cosa pubblica come la casa di tutti.