Prima ancora della rivista c’era un’amicizia. Ferruccio Benzoni, Stefano Simoncelli e Walter Valeri erano tre giovani cesenaticensi uniti dalla poesia, dalle discussioni e da una frequentazione quotidiana che, nel tempo, avrebbe alimentato la leggenda dei “fratellini”. Si ritrovavano, condividevano i propri versi fino a criticarsi, anche duramente. La necessità di allargare quel confronto oltre il gruppo maturò fino a diventare un progetto culturale.
Nel 1973 nacque così “Sul Porto”, con Alessandro Casagrande tra i fondatori. Il sottotitolo, “del fare cultura in provincia”, era già una chiara dichiarazione d’intenti: da Cesenatico si poteva dialogare con la grande letteratura nazionale senza rinunciare alla propria appartenenza periferica. Franco Fortini, Pier Paolo Pasolini, Vittorio Sereni, Giovanni Raboni, Giorgio Caproni e altri protagonisti della poesia italiana entrarono nell’orizzonte dei giovani redattori. La rivista, pubblicata fino al 1983, trasformò il porto in un luogo simbolico di incontri e scambi.
Ma un’amicizia così stretta poteva davvero restare immutata? Con il tempo le strade si separarono. Benzoni proseguì un percorso poetico personale, segnato dalla solitudine e da una ricerca sempre più autonoma; Simoncelli pubblicò le proprie raccolte e, dopo una lunga pausa, tornò alla poesia; Valeri sviluppò esperienze anche fuori dall’Italia. La fine di “Sul Porto” non coincise soltanto con la chiusura di una rivista: secondo testimonianze raccolte intorno alla storia del gruppo, negli anni successivi si consumò anche la rottura tra Benzoni e Simoncelli. Ferruccio morì nel 1997; Stefano il 20 maggio 2025. Valeri è oggi l’unico dei tre ancora in vita.
È proprio la morte di Simoncelli ad aver reso pubblica una frattura che non era soltanto letteraria. Il 20 maggio 2025, su “Pangea”, Valeri firmò un testo dal titolo inequivocabile: “Elogio funebre per Stefano, un peccatore. Tuo, Walter Valeri”. Scrisse che i due non si sopportavano da anni, accusando l’amico di comportamenti e atteggiamenti che giudicava duramente. Parole documentate, che restituiscono la misura di un conflitto personale, ma anche il punto di vista, inevitabilmente soggettivo, di chi le ha scritte.


Da qui comincia il terreno più scivoloso: quello della memoria. Quanto della frattura risale ai protagonisti e quanto rischia di essere alimentato, oggi, da chi ne custodisce l’eredità? Si racconta, senza che sia stato possibile verificarlo indipendentemente, che una diversa attenzione riservata da Sereni ai due poeti abbia contribuito ad accendere rivalità. È un tassello da trattare come tale, non una spiegazione accertata.
Anche il significato di “Sul Porto” può essere letto diversamente: esperienza fondativa per tutti, ma non necessariamente sintesi delle loro intere vite. Perché ridurre Benzoni alla stagione della rivista, se la sua poesia proseguì ben oltre? E chi può stabilire quale dei tre abbia incarnato più autenticamente quello spirito?
Cesenatico, il loro “nido”, conserva le tracce di questa storia: nel 2025 la passeggiata sul porto è stata intitolata a Benzoni; nel 2026 la città ha ricordato Simoncelli e ha accolto la presentazione degli inediti del primo. Iniziative diverse, memorie che si intrecciano. Ma quando la storia comune diventa patrimonio da custodire, dove finisce il dissenso reale tra gli amici e dove cominciano i risentimenti di chi resta? E può una città restituire la complessità di tre vite senza trasformare l’amicizia perduta in una contesa per stabilire chi abbia diritto di raccontarla?