C’è un video, rilanciato dai media, in cui il sindaco di Terni afferma che a Gaza “20.000 bambini non sono mai morti”, negando la natura e la scala della strage di civili. Ne sono seguite contestazioni, aule abbandonate, scontri verbali e un “testa a testa” (effettivo non simbolico) con i manifestanti davanti al municipio. Sono fatti, non opinioni. E raccontano un’idea di leadership costruita su provocazioni, non su responsabilità.
Non è un episodio isolato. Nel gennaio 2024, sempre in Consiglio comunale, Bandecchi sciorinò frasi sessiste (“Un uomo normale guarda il c… di una donna e ci prova”), in un contesto – la violenza di genere – che avrebbe richiesto misura e rispetto. Anche allora, indignazione a ondate, poi l’oblio.
Il punto però non è (solo) Bandecchi. Il punto è una politica italiana che seleziona gli scandali in base alla convenienza. Quando la gaffe viene da destra, la sinistra monta il caso; quando nasce a sinistra, fa il contrario la destra. Con questa logica sono anni che volano gli stracci sull’asse Boldrini – Vannacci.
Qui, invece, il protagonista è il leader di un soggetto “scolorito”, Alternativa Popolare: non un bersaglio identitario, dunque minor ritorno nel trasformarlo in totem dell’indignazione. Risultato: uno spazio d’impunità simbolica, in cui si può dire quasi tutto finché non serve alla propaganda di campo.
Questo doppiopesismo ha un costo: svuota di sostanza le parole “valori” e “principi”, che dovrebbero essere universali e trasversali. Se negare vittime civili o normalizzare stereotipi sessisti non provoca la stessa, costante reazione a prescindere dal colore politico, allora il problema non è la singola frase: è l’ecosistema che la tollera quando non conviene combatterla.
Terni, nel frattempo, paga il conto in reputazione e clima civile. E l’Italia conferma la sua malattia cronica: non una politica che guida il discorso pubblico, ma un tifo organizzato che lo distorce.
Finché gli scivoloni saranno “munizioni” e non “questioni”, i Bandecchi di turno continueranno a riempire il vuoto con le loro castronerie, liberi non perché coraggiosi, ma perché irrilevanti alle “convenienze” di destra e sinistra.
