Il 21 novembre 1876, 149 anni fa, Cesenatico compie una scelta che vale quanto molte delibere su porti e ferrovie: decide di investire sulla testa della sua gente.
In una città ancora povera, segnata da malattie, lavoro stagionale, analfabetismo diffuso, nasce la Lega per l’istruzione popolare, promossa da amministratori e notabili locali, tra cui il direttore delle scuole pubbliche Pio Squadrani ed Ettore Moretti, padre di quel Marino che porterà il nome di Cesenatico nella letteratura italiana.
Per capire la portata di quel gesto basta un numero: nel 1876, su 804 ragazzi in età scolare, solo 211 frequentano la scuola. Il resto resta ai margini per povertà, distanza, incuria, necessità di lavorare.
La Giunta comunale fotografa con lucidità il problema e, nel Rendiconto morale di quell’anno, indica una strada: servono nuove scuole, ma serve soprattutto un’azione capillare per educare il popolo. Di qui l’intuizione della Lega.
Lo statuto è semplice e rivoluzionario: organizzare corsi serali e festivi, uno inferiore e uno superiore, aperti agli adulti che lavorano; proporre letture pubbliche su igiene, morale, diritti e doveri dei cittadini; creare una Biblioteca Popolare Circolante, perché i libri non restino chiusi negli armadi, ma passino di mano in mano.
“Più che indispensabili per chi non vuol essere indegno di un viver libero e civile”, si legge nei documenti dell’epoca: alfabetizzarsi significa prendere parola nello spazio pubblico, capire le leggi, difendersi dai soprusi.
È un passaggio decisivo anche dal punto di vista simbolico. Una comunità nata sul lavoro delle braccia – remi, reti, magazzini del sale – riconosce che il futuro passa anche dalla penna e dalla pagina stampata.
Nei nomi dei promotori si intravede il filo che collegherà la Cesenatico operaia e marinara alla Cesenatico della biblioteca, di Casa Moretti, delle rassegne culturali: quella tradizione di attenzione alla parola che oggi leggiamo come una delle colonne portanti dell’identità cittadina.
In questo, la Lega per l’istruzione popolare è figlia del suo tempo e insieme un passo avanti. Siamo negli anni in cui l’Italia post-unitaria prova a rendere effettivo l’obbligo scolastico e le associazioni popolari diventano laboratorio di democrazia. A Cesenatico, quell’onda trova terreno fertile: l’idea non è solo “insegnare a leggere”, ma formare cittadini, cioè persone capaci di comprendere giornali, contratti, regolamenti portuali, la politica che decide sul loro lavoro e sulla loro salute.
Oggi, nel ricordare quel 21 novembre, si rischia di archiviarlo come nota di cronaca locale. È l’opposto. Quel giorno il Comune, i maestri, una parte della borghesia cittadina scelgono di spostare l’asse del potere: meno dipendenza dalla benevolenza dei notabili, più autonomia attraverso il sapere. Senza quella svolta, molte delle storie successive di Cesenatico – la vitalità culturale del Novecento, la forza delle sue istituzioni civiche – sarebbero impensabili.
Celebrarne l’anniversario significa allora leggere la Lega per l’istruzione popolare non come reliquia ottocentesca, ma come promessa ancora attuale: una città è davvero tale quando considera la cultura un bene primario, alla pari delle banchine del porto e delle strade che la collegano al mondo.