C’è un gesto che, nel grande presepe dei social, torna puntuale come la cometa: l’augurio festivo affidato al corpo. Non il corpo “in generale”, ma un dettaglio, un’inquadratura, una geometria.
In questi giorni una celebrità argentina, molto nota in Italia – Belen Rodriguez – ha scelto la via breve: un’immagine balneare per dire “Buon Natale”. Qualcuno l’ha letta come provocazione; più correttamente è un dispositivo. Perché l’augurio, qui, è solo la cornice: al centro c’è un lessico che non ha bisogno di traduzione, il linguaggio del lato B.
Antropologicamente, il sedere è un segno antico travestito da modernità. È la prova che la comunicazione umana non procede solo per frasi, ma per icone. Nel mondo iper-scritturale dei commenti, una curva – come sanno bene i creator di Nike – parla con la rapidità di un ideogramma: promette leggerezza, giovinezza, vacanza, libertà.
Il Natale, con la sua densità emotiva e domestica, viene “sfiatato” in un colpo solo: dal salotto alla spiaggia, dalla tradizione alla sospensione. È un cortocircuito studiato, perché il contrasto – come sanno bene i comunicatori – produce attenzione.
Qui affiora l’ombra lunga di Tinto Brass, non tanto come regista quanto come archivista di un immaginario: la cultura italiana ha coltivato per decenni una pedagogia pop del desiderio, in cui l’erotismo è più ammiccamento che scandalo, più ironia che trasgressione. Il lato B, in quella grammatica, è quasi un personaggio: non pornografia, ma allegoria. Un modo di raccontare l’italianità come teatro di sguardi, dove l’allusione vale più dell’enunciazione.
Sui social questa tradizione si aggiorna: l’immagine diventa un “biglietto d’auguri” che funziona perché è condivisibile, memetico, commentabile. E soprattutto perché è misurabile: like, salvataggi, repost. Il corpo come KPI (indicatore chiave di prestazione). Se il marketing cerca universalità, immediatezza e riconoscibilità, pochi messaggi sono efficaci quanto una figura che la cultura pop ha già imparato a leggere senza istruzioni. Il lato B è un’unità semantica: non dice “sei solo”, “sei triste”, “compra”, “vota”; dice “guardami”, e da lì si apre il resto.
La satira, allora, non sta nel moralismo, ma nell’evidenza: mentre discutiamo se sia augurio o provocazione, l’algoritmo ha già deciso che è contenuto. E in questa piccola commedia natalizia, l’anatomia non è solo anatomia: è retorica.
Ci sono linguaggi che cambiano piattaforma, filtro, stagione, ma restano identici nella sostanza. Oggi come ieri, il più universale di tutti è quello che non ha bisogno di parole.