22 Settembre, 2026 Cesenatico
Il social come pulpito: la “guerra” infinita tra Don Mirco e Gayburg

Il social come pulpito: la “guerra” infinita tra Don Mirco e Gayburg

L’ultimo articolo è di pochi giorni fa (26 dicembre) e il titolo – come sempre – è tra il caustico e lo sbeffeggiante: “Don Mirco Bianchi ci spiega che scioperare contro le politiche della Meloni sarebbe peccato grave…”. Il mittente è sempre lo stesso: il sito www.gayburg.com, un blog di informazione, attualità, cultura e notizie gay che, dal giugno del 2018 ad oggi, ha dedicato al parroco di Villamarina di Cesenatico e Gatteo Mare ben 323 articoli! 

Un “tiro al bersaglio” cominciato oltre sei anni fa, quando il sacerdote pubblicò un controverso post su Facebook in cui – ipse dixit – paragonava la persecuzione degli ebrei a quella degli omofobi. Tanto bastò per eleggerlo ad honorem, negli ambienti del laicismo omosessuale, “nemico pubblico numero uno”, forse dietro al solo Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce e fondatore del Popolo della Famiglia, considerato in certi salotti Lgbt la reincarnazione 2.0 di Torquemada. 

Da quel momento in poi, gli autori del blog hanno cominciato a seguire le sue pagine social con ossessionante attenzione e, ogni qual volta Don Mirco picconava sui temi etici, ecco arrivare puntuale la pubblica condanna e l’accusa di “utilizzare l’abito talare per fare propaganda politica”. 

Del resto, per un certo periodo, a don Mirco le provocazioni social sembravano non dispiacere affatto, come quella volta che sostenne che “le persone non binarie avrebbero causato la cancellazione dell’umanità” o come quando, nel maggio del 2019, pubblicò un endorsement elettorale a favore di Salvini in nome dell’odio religioso (da lì l’epiteto di “parroco leghista”). O come quando propose un bizzarro accostamento tra la Ferragni e la Madonna o quando lanciò la sua scomunica contro lo Stato che “regalava ormoni ai transessuali anziché latte ai neonati”. 

Insomma, poiché – come diceva Martin Luther King – “per farsi dei nemici basta dire quello che si pensa”, per un certo periodo, Don Mirco diede libero sfogo ai suoi pensieri fino a quando, forse invitato dai vertici ecclesiastici a “maggiore prudenza”, rallentò la sua attività fino a sparire, per un po’, dalle piattaforme social. 

Nonostante questo, il sacerdote che negò la pandemia e accusò Disney di “derive sataniste”, non è mai uscito dai radar di “gayburg” che, con puntigliosa ostinazione, ha continuato negli anni a “cantarne” le gesta, a volte riportando i fatti, altre volte mantecando la narrazione con un pizzico di faziosità. Come quando s’inventò la linea dei “seguaci di Don Mirco”, attribuendogli tutti i commenti idioti pubblicati sotto i suoi post e trasformandoli in spunti per nuovi attacchi. Insomma, tra streghe e inquisizioni, la querelle tra Don Mirco e il portale gay sembra destinata a durare ancora a lungo.

Tu chiamale se vuoi, ossessioni…

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